IL CALCIO E’ ROBA DA DONNE!

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Martedì 26 Aprile 2022

Giornata storica per il mondo del football che realizza una grande, e giusta, realtà: finalmente, il calcio femminile passa al professionismo. Dal 1 luglio 2022, infatti, le calciatrici italiane diventeranno professioniste a 360°.

Ma quanto c’è voluto affinché questo avvenisse?

A differenza di quanto normalmente si crede, le prime squadre al femminile iniziano a formarsi già negli ultimi anni del XIX secolo, principalmente in Gran Bretagna; i primi incontri sono datati 1895. Anni più tardi, lo scoppio della Prima Guerra Mondiale portò via gli uomini dalle città, e le donne, durante le pause dal lavoro in fabbrica, si ritrovavano per giocare, formando squadre legate alle aziende in cui lavoravano. Un esempio è la Dick, Kerr’s Ladies Football Club, nata nel 1894 le cui giocatrici erano operaie della fabbrica di Preston, Lancashire, dove si producevano vagoni e locomotive in tempo di pace, munizioni in tempo di guerra.

Le testimonianze di questo periodo si hanno grazie alla storia di Lily Parr, la quale dopo aver iniziato la sua carriera calcistica con le St Helen’s Ladies, la Dick, Kerr & Co. le offrì un lavoro per poterla avere in squadra. Giocare a calcio garantiva a Lily uno stipendio e le trasferte. Giocava come esterno sinistro e segnò 135 reti nella stagione 1938/1939.

 Lily Parr durante l’allenamento.

 

Tuttavia, nonostante il calcio femminile iniziasse a riscontrare successo, nel 1921, dopo il rientro degli uomini dal fronte di guerra, la Football Association vietò a tutte le squadre di giocare a pallone su campi affiliati alla federazione, sostenendo che il calcio non fosse idoneo per le donne e non avrebbe dovuto essere incoraggiato. In realtà, la Football Association temeva di perdere pubblico. Nonostante ciò però, il divieto ha solo incentivato la nascita tardiva del calcio femminile inglese. Nel 1969 la Women’s Football Association contasse 44 squadre. Il calcio femminile nel frattempo si era diffuso in tutta Europa e in Nord America.

Le italiane e le francesi iniziarono a organizzarsi in squadre negli anni Trenta.  Il primo club italiano ha un indirizzo preciso: via Stoppani 12, Milano. Era il Gruppo Femminile Calcistico: le ragazze giocavano in sottana, a differenza delle loro colleghe francesi e britanniche che indossavano pantaloncini. La squadra milanese ebbe vita breve: soltanto nove mesi. È soltanto dopo la Seconda Guerra Mondiale che il calcio femminile trova la sua struttura in Italia. Si riparte da Trieste nel 1946, con la nascita di due squadre, la Triestina e il San Giusto, e si arriva a Napoli, con l’impegno della baronessa Angela Altini di Torralbo e la fondazione del Napoli femminile.

La Federazione Italiana Calcio Femminile,nasce nel 1968, anno del primo campionato nazionale, vinto dal Genova. Tra gli anni Settanta e Ottanta la storia del calcio femminile italiano è un intrico di scismi e fusioni di sigle federali. Fino al 1986, quando il calcio femminile, entra a far parte della FIGC, Federazione Italiana Giuoco Calcio. Il primo campionato del mondo femminile è stato disputato in Cina nel 1991, mentre il calcio femminile è arrivato alle Olimpiadi nel 1996, ad Atlanta. Dalle ragazze del Dick, Kerr’s Ladies Football Club a oggi è stata fatta tanta strada e questo sport attira sempre più appassionati sugli spalti degli stadi e sui campi di tutto il mondo. Tra gli ultimi esempi di questo successo la partita Juventus – Fiorentina del 23 marzo, trasmessa in diretta da Sky Sport Serie A e Sky Sport Uno, seguita da 342.628 spettatori medi, con il tutto esaurito all’Allianz Stadium e 39mila biglietti (gratuiti) esauriti. Pochi giorni prima, 60,000 persone hanno riempito il Wanda Metropolitano per la partita tra i club femminili Atlético Madrid e Barcellona. Ancora, il 30 marzo 2022, raggiunti i 91648 spettatori per la Champions femminile, al Camp Nou del Barça.

    Le ragazze del Barça dopo la vittoria sul Wolfsburg, in UEFA WCL.

Finalmente, dal 1 Luglio 2022, le calciatrici diventano professioniste a tutti gli effetti. Una grande rivincita per chi, ancora oggi, vede minimizzato il proprio lavoro.