Did You See Jackie Robinson Hit That Ball?

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Sia il mondo della musica che del cinema hanno sempre riportato alla nostra attenzione attraverso canzoni e film delle storie realmente accadute, come nel film del 2013 scritto e diretto da Brian Helgeland dal titolo 42 – La vera storia di una leggenda americana: al personaggio di questa storia nel 1949 Buddy Johnson, un famoso pianista-compositore jazz e blues di New York, dedicò una canzone intitolata Did You See Jackie Robinson Hit That Ball? che raggiunse la 13ª posizione nella classifica delle vendite.

Ovviamente vorrete sapere di chi stiamo parlando: non di un calciatore o un atleta di un’altra categoria, bensì di un giocatore di uno sport prettamente americano, il baseball ed esattamente di Jack Roosevelt Robinson, detto “Jackie”, nato al Cairo, il 31 gennaio 1919,  e deceduto a  Stamford, il 24 ottobre 1972. Jackie era  un giocatore di baseball statunitense, per la precisione il primo giocatore afroamericano a militare nella Major League Baseball (MLB) in epoca moderna.

Era di una famiglia mezzadrile della Georgia ed era il più  giovane dei cinque fratelli. Nel 1920 si trasferì con i familiari a Pasadena in California, dove grazie all’incoraggiamento del fratello Mack, che era un atleta e vincitore di una medaglia d’argento avuta ai giochi olimpici del 1963, fu spinto ad intraprendere diverse attività sportive per le quali si rivelò molto portato.

Jack continuò a praticare le diverse discipline sportive durante gli anni passati al Pasadena Junior College e alla UCLA. Stranamente  durante il periodo  dell’Università californiana il baseball fu lo sport in cui si distinse meno,  restando comunque su alti livelli di rendimento, ma un po’ sotto rispetto all’atletica e al football.

Lasciò l’università senza terminare gli studi e iniziò a lavorare come assistente atletico in un’agenzia governativa, poi in un secondo momento si spostò  a Honolulu per giocare a football con la squadra semiprofessionista degli Honolulu Bears. Alla fine del 1941 tornò in California con l’obiettivo di intraprendere una carriera come running back nei Los Angeles Bulldogs militanti nella Pacific Coast Football League, ma la sua carriera venne interrotta per lo scoppio della Seconda guerra mondiale e così Robinson venne chiamato sotto le armi e assegnato a una unità di stanza in Kansas dove prestava servizio anche il famoso pugile Joe Louis. Dopo alcune difficoltà iniziali, riuscì a farsi ammettere alla scuola per ufficiali e nel 1943 ottenne il grado di sottotenente, ma la sua carriera si arrestò nel 1944 a causa di un episodio svoltosi su di un autobus dell’esercito, dove si rifiutò di obbedire ad un ordine del capomacchina che gli aveva intimato di sedersi in fondo al veicolo (da tenere in evidenza che sugli autobus militari non vigeva l’obbligo di separazione tra neri e bianchi come su quelli civili) e questa sua azione provocò l’intervento della Polizia Militare. Tutto ciò gli fece subire un processo  davanti ad una corte marziale e il procedimento si concluse con un’assoluzione ma con l’esclusione di partecipare  a operazioni militari. Cosi Robinson fu trasferito nel Kentucky dove fu impiegato come allenatore degli atleti dell’esercito sino a quando, nel novembre 1944, fu congedato con onore. Nel 1945, mentre lavorava al Sam Houston College, fu chiamato dai Kansas City Monarchs per diventare un giocatore professionista delle Negro League (i campionati riservati agli afroamericani). Robinson accettò la proposta e firmò un contratto vantaggioso  da 400 dollari al mese. Le sue prestazioni sportive furono buone ma l’esperienza fu molto negativa  a causa la disorganizzazione della lega e alla presenza del mondo delle scommesse per  uno che era abituato all’organizzazione dei college. Egli  giocò 47 partite nel ruolo di interbase con una media battuta di 387, 5 fuoricampo e prese parte al Negro League All-Star Game del 1945. Le sue prestazioni attirarono l’attenzione di alcuni dirigenti della Major League. I Boston Red Sox gli fecero un provino a lui e altri giocatori di colore al Fenway Park, ma fu tutta una farsa legata a motivi connessi alle lotte interne  alla società e i giocatori non solo non riuscirono a mettersi in mostra ma vennero scherniti dagli spettatori nonostante l’accesso alle tribune fosse riservato solo ai dirigenti dei Red Sox.

Nonostante tutto vi erano squadre che erano interessate a lui, in particolare  il presidente e general manager dei Brooklyn Dodgers, Branch Rickey, che valutava già da tempo la possibilità di inserire giocatori di colore nella sua squadra e per questo aveva inviato una serie di osservatori nell’attivitaà della Negro League. Robinson come uno dei più promettenti giocatori fu chiamato a giocare all’inizio per i Montreal Royals, squadra affiliata ai Dodgers, militante nella International League, dopo che Rickey  mise in chiaro che sarebbe stato esposto ad ogni tipo di insulti durante la partita e che doveva mantenere il controllo e così firmò un contratto da 600 dollari al mese. Robinson non fu il primo giocatore di colore in assoluto a militare nella Major League ma fu colui che ruppe la barriera razziale tanto il suo esordio con la maglia dei Dodgers mise fine a  sessanta anni di segregazione razziale in ambito sportivo. La figura di Robinson fu importante sia dal punto di vista sportivo  sia da quello sociale: il giocatore superò dei momenti molto difficili tanto che,  all’inizio, fu minacciato di morte e  veniva insultato durante le partite, ma  grazie alla sua tenacia e alla sua classe riuscì  a superare questi scogli conquistando gli appassionati del baseball  e ponendo un nuovo  passo in avanti verso l’integrazione razziale.

Robinson esordì il 15 aprile 1947 al Ebbets Field di Brooklyn davanti a oltre 23.000 spettatori, ma c’è da dire che la convivenza con i compagni di squadra non era una delle migliori, tanto che alcuni giocatori dei Dodgers si rifiutavano di giocare con lui e prepararono una petizione di allontanamento dalla squadra.  La contestazione interna fu placata quando i vertici della società presero le difese di Robinson. Nel 1948 Reese, per rispondere agli insulti lanciati dai tifosi verso  Robinson prima di una partita a Cincinnati, mise il braccio sulle spalle del suo compagno di squadra. Quest’azione fu immortalata con una statua esposta nel 2005 al Key Span Park di Coney Island. Anche Hank Greenberg, un giocatore  di origine ebraica, incoraggiò Robinson e durante una partita, mentre erano  in prima base,  gli sussurrò nell’orecchio  che «il miglior modo per rispondere gli insulti provenienti dal dugout degli avversari era batterli sul campo». Le sue capacità sportive sul campo sodisfecero le aspettative tanto che nel 1947 fu il primo giocatore nero al Rookie of the Year Award, all’epoca premio unico per entrambe le leghe. Nel 1948 a seguito della cessione alla squadra dei Boston Braves venne spostato nel ruolo di seconda base, ma le sue prestazioni rimasero ugualmente alte come livello di gioco tanto che il 29 agosto riuscì a battere un ciclo (cioè un singolo, un doppio, un triplo e un fuoricampo, e quando queste  battute vengono realizzate in ordine, si ha un ciclo naturale) contro i St. Louis Cardinals. In quello stesso anno furono ingaggiati  a far parte della Major League altri giocatori afroamericani e ciò contribuì a far calare  la pressione su Robinson, gli stessi Dodgers fecero entrare nel proprio team altri tre giocatori di colore.

Nelle stagioni  che trascorsero tra il 1948 e il 1949,  Robinson fu coinvolto in diverse iniziative che lo condussero a viaggiare per tutto lo stato indebolendolo fisicamente e a livello sportivo. I Dodgers per aiutarlo ingaggiarono come consulente George Sisler membro della Baseball Hall of Fame, i cui consigli e allenamenti furono molto utili tanto da migliorare la sua battuta  ed  avere maggior successo nelle partite così da procurargli la nomina a MVP (Most Valuable Player) della National League e tantissime preferenze dei tifosi che gli permisero di partire come seconda base titolare nell’All-Star Game di quell’anno. I Dodgers conquistarono il titolo della National League ma dovettero piegarsi ai New York Yankees durante le World Series.

Nell’estate del 1949 Robinson fu chiamato a testimoniare davanti alla commissione per le attività antiamericane della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti in merito ad alcune dichiarazioni fatte dall’attore e attivista per i diritti civili Paul Robeson. Robinson inizialmente fu molto riluttante all’idea di testimoniare, non era formalmente obbligato a farlo, ma alla fine decise di comparire davanti alla commissione per timore che un rifiuto potesse influire negativamente sulla sua carriera. La sua deposizione fu un vero e proprio evento mediatico, il «New York Times» gli dedicò uno spazio in prima pagina e all’interno pubblicò una trascrizione della stessa.

Dal 1950 in poi Robinson  portò la sua squadra ad una serie di successi grazie alle sue prestazioni ma questo durò fino al 1954, anno che rappresentò per Robinson l’inizio del declino: nonostante una media battuta ancora di buon livello (311) il numero di valide e di punti segnati rimase ampiamente sotto i suoi standard. Con un Robinson in fase calante e altri problemi i Dodgers finirono alle spalle dei New York Giants nella classifica della National League.

Il 1955 fu un anno molto importante per la sua carriera. Dopo una regular season dominata dai Dodgers, vincitori della National League con ben 13,5 partite di distacco dai Milwaukee Braves, nelle World Series si ripropose il classico scontro con gli Yankees. La serie di finale si decise nell’ultima delle sette partite e incoronò campioni i Brooklyn Dodgers. Dal punto di vista individuale fu l’anno peggiore della carriera dell’ormai trentasettenne Robinson, la sua media battuta fu di 256 (la peggiore della carriera), inoltre saltò ben 49 partite, tra cui la settima gara della World Series, quella decisiva per il titolo. Nonostante la gioia per aver conquistato il primo titolo MLB della carriera iniziarono a palesarsi i segni inequivocabili del declino.

Il 1956 fu il suo ultimo anno di attività, le sue statistiche furono piuttosto deficitarie rispetto al suo periodo d’oro anche a causa dei primi sintomi del diabete (che gli venne diagnosticato in seguito) che lo convinsero ad abbandonare l’attività agonistica e ad accantonare l’idea di diventare manager di una squadra, tanto che aveva già preso accordi col presidente della Chock full o’Nuts”, azienda del settore ristorazione, per abbandonare il baseball e diventare un dirigente della compagnia.

Nel 1964 prestò il suo aiuto per la fondazione della Freedom National Bank, una banca di proprietà afroamericana con sede a Harlem. Nel 1965 divenne commentatore per il programma Major League Baseball Game of the Week della ABC. Nel 1970 creò la Jackie Robinson Construction Company, una compagnia di costruzione per la realizzazione di case per famiglie a basso reddito; fu anche attivo in politica dopo il suo ritiro dal baseball, repubblicano convinto scrisse persino una lettera a Martin Luther King per difendere la politica militare dall’amministrazione Johnson durante la Guerra del Vietnam. Nel 1960 supportò la candidatura presidenziale di Richard Nixon contro John F. Kennedy, tuttavia dopo la vittoria di Kennedy elogiò in diverse circostanze il presidente per il suo impegno in favore dei diritti civili. Per questo motivo durante la campagna elettorale per le elezioni presidenziali del 1968 si schierò in favore di Hubert Humphrey e contro Nixon. Il 24 ottobre 1972 Jackie Robinson si spense a Stamford in Connecticut all’età di cinquantatré anni a causa di un attacco di cuore. Venne sepolto al Cypress Hills Cemetery di Brooklyn vicino a suo figlio Jackie Jr., morto nel 1971 in un incidente automobilistico. Nel 1973 Rachel Robinson, la vedova di Jackie, fondò la Jackie Robinson Foundation, un’organizzazione senza fini di lucro impegnata nella promozione di programmi di scolarizzazione per i bambini.