CRYSTAL ANGEL

Raccontarmi o descrivermi,mi è sempre sembrata un’impresa ardua,forse perché vivendo cavalcando emozioni non saprei da dove cominciare,o forse semplicemente perché  preferisco vivermi anzichè raccontarmi.

Sin dall’età in cui cominci a prendere consapevolezza dell’esistenza di un mondo esterno,io,Crystal Angel,

ho sempre vissuto in un lembo di malinconia,una malinconia che,accostata alle corde degli altri aspetti che mi appartengono,compongono oggi e da sempre lo strumento che suona i miei giorni carichi di entusiasmo.

Non ho mai saputo da dove provenisse tanta malinconia, ma poi, se frugo negli specchi del mio passato, mi rivedo ad asciugarmi gli occhi ai piedi di un fuoco appena nato, in quel giorno dove mi annunciarono che mia nonna, la mia dolce nonna, ci aveva lasciato.

Forse quel triste evento fece aprire per la prima volta le porte del dolore a quel tenero bambino col nasino all’insù semicoperto da una folta chioma d’oro zecchino.

Prima di voltare la pagina dell’album delle mie prime emozioni il mio sguardo cade sul ricordo di quando lei, mia nonna, mi sussurrava il copione durante uno spot pubblicitario che feci alla tv nella tenera età, o quando lei al mattino mi annodava quel grosso fiocco color neve sul grembiule ed io mi improvvisavo equilibrista tentando di rimanere sulle punte dei piedi per facilitarle il compito.

Sfogliando man mano le magiche pagine della mia vita, vedo un fanciullo entusiasta di ogni cosa che lo circondi, le fantastiche gite con la scuola, quei timidi balli lenti in penombra, una corsa in vespa lungo il mare, un urlo di gioia in un’arena per la squadra del cuore e i molti anni trascorsi ad inseguire un sogno, quello di arrivare ai campionati italiani di boxe, sogno che fu dilaniato a seguito di un brutto incidente.

Ma furono ancora sogni, orizzonti lontani e pian piano, vedo il ricordo di quella chioma perfetta sfumare, lasciando il posto a quel mondo che ci voleva così, innamorati e stropicciati, era il fantastico mondo degli anni 80.

Di tutti quegli anni, una delle gioie più grandi la ebbi  quando mio padre mi alzò in cielo con tutta la sua forza mentre io sventolavo al mondo i miei tre ori appena  vinti nelle olimpiadi juniores organizzati dalle colonie che ogni anno d’estate mi ospitavano.

Un bel giorno così come accade nelle favole, i veli di fanciullo caddero per lasciare il posto al profumo dell’uomo, al guerriero incapace di impugnare la spada, all’uomo del galeone, al padre, felicemente e perdutamente innamorato del proprio figlio.

Fino ad arrivare al ballerino, al cowboy, all’alpinista, al tanghero ,all’amante della natura, al pirata e come un pirata che si rispetti mi sono ritrovato a navigar tra mari lontani ed ere sconosciute.

Già,ere sconosciute dove l’angelo che è in me trova spazio per volare tra nuvole di poesia,romanticismo e amore.

Fino ad oggi ho volato, volato e ancor volato, e so che dovrò farlo ancora,perché la vita in fondo cos’è se non un bellissimo cielo da esplorare?

E allora correrò, amerò, volerò ancora e poi ancora, sempre mano nella mano col bambino che è in me, perché un uomo, non sarà mai un uomo, se non conserva in se ciò che era.

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