PILLOLA DI LETTERATURA di Teresa di Sotto

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PILLOLA DI LETTERATURA
Il crepuscolarismo
“Crepuscolarismo” è il termine con cui il letterato è scrittore Giuseppe Antonio Borgese ha indicato il crepuscolo della grande stagione poetica iniziata da Foscolo e proseguita con poeti come Leopardi e Manzoni. Il crepuscolo è il momento della giornata che segue il tramonto del sole, quando si diffonde una luce tenue: il termine ha avuto fortuna perché è apparso particolarmente adatto a designare la produzione lirica di alcuni scrittori, accomunati da una poetica dai toni volutamente bassi e interessati agli aspetti più quotidiani e meno appariscenti dell’esistenza.
I crepuscolari si sentivano lontani dai miti eroici e civili dell’Ottocento e nello stesso tempo avvertivano l’impossibilità di cogliere elementi di ispirazione poetica nel mondo contemporaneo, in cui prevalevano l’industria e la tecnica. Rifiutavano quindi l’impegno nella contemporaneità sociale e politica e aspiravano a un’esistenza semplice fondata sui valori della quotidianità. Nella loro poesia si sono rifugiati in un passato poetico, in un ‘infanzia mitizzata dalla nostalgia, nella tetraggine delle domeniche passate in piccole città di provincia, in ambienti malinconici, in quelle che definivano “le buone cose di pessimo gusto “.
Il loro linguaggio è semplice e quotidiano, lo stile è discorsivo e la loro scrittura è venata a volte da toni ironici e distaccati; l’apparente semplicità delle poesie dei crepuscolari nasconde tuttavia, nei modi e nelle forme espressive, anche una forte carica innovatrice rispetto alla tradizione poetica precedente. Tra i principali esponenti di questa corrente ricordiamo Guido Gozzano, Sergio Corazzini e Marino Moretti.

L’assenza. Guido Gozzano

Un bacio. Ed è lungi. Dispare
giù in fondo, là dove si perde
la strada boschiva che pare
un gran corridoio nel verde.

Risalgo qui dove dianzi
vestiva il bell’abito grigio:
rivedo l’uncino, i romanzi
ed ogni sottile vestigio….

Mi piego al balcone. Abbandono
la gota sopra la ringhiera.
E non sono triste. Non sono
più triste. Ritorna stasera.

E intorno declina l’estate.
E sopra un geranio vermiglio,
fremendo le ali caudate
si libra un enorme Papilio….

L’azzurro infinito del giorno
è come una seta ben tesa;
ma sulla serena distesa
la luna già pensa al ritorno.

Lo stagno risplende. Si tace
la rana. Ma guizza un bagliore
d’acceso smeraldo, di brace
azzurra: il martin pescatore….

E non sono triste. Ma sono
stupito se guardo il giardino….
stupito di che? non mi sono
sentito mai tanto bambino….

Stupito di che? Delle cose.
I fiori mi paiono strani;
ci sono pur sempre le rose,
ci sono pur sempre i gerani….

Teresa Di Sotto