PILLOLA DI LETTERATURA di Teresa di Sotto

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PILLOLA DI LETTERATURA
Il romanzo “Cenere” di Grazia Deledda, fu pubblicato nella Nuova Antologia nel 1903 e poi in volume nel 1904 presso l’editrice romana Ripamonti e Colombo; dal romanzo fu tratto nel 1916 un film interpretato da Eleonora Duse.
La protagonista è Olì che, disperata per la propria miseria, conduce il figlio Anania, di otto anni, alla casa del padre benestante e lo abbandona. Allevato a Nuoro dalla moglie del padre, il ragazzo cresce, frequenta a Cagliari le scuole superiori, si fidanza con una ragazza ricca, va a Roma per gli studi universitari. È però ossessionato dal pensiero della vera madre, la donna perduta: vorrebbe ritrovarla e redimerla in un alto sogno di eroico altruismo, ma al tempo stesso vorrebbe saperla morta per inserirsi senza vergogna nella vita di successo che borghesemente lo alletta. Finalmente tornato a Fonnu, nel paese di origine, viene a sapere che la disgraziata madre è viva e ammalata. In un terribile incontro le manifesta, con rabbia, il suo desiderio di tenerla con sé, rinunciando per lei a tutto; ma la donna, divorata da una sete di sacrificio, si uccide per non condizionare ulteriormente, in senso negativo, l’esistenza del figlio.
In “Cenere”, un delitto viene perpetrato: è quello contro la purezza e l’innocenza, contro l’infanzia bruciata anzitempo, contro le speranze alimentate e duramente infrante. La prima vittima è Olì, “ragazza quindicenne, alta e bella, con due grandi occhi felini, glauchi e un po’ obliqui, e la bocca voluttuosa il cui labbro inferiore, spaccato nel mezzo, pareva composto da due ciliege”. Anania, uomo debole ed egoista, si approfitta della sua ingenuità e la abbandona incinta e sola, costretta a crescere un figlio che è prima di tutto figlio del peccato. Olì perde dunque ogni prospettiva, consuma la sua giovinezza in lunghi pianti e notti insonni, non riesce ad amare davvero la prova vivente del suo peccato. Il bambino che nasce dalla relazione clandestina, a cui la madre impone il nome del padre, è malato d’inquietudine, assetato di giustizia.
Cenere è un romanzo di formazione, di allontanamento, di crescita è anche una grande saga familiare, una riflessione sui legami e sul sangue che unisce e divide. E se il personaggio principale all’interno della trama pare essere Anania, è Olì, ingombrante presenza-assenza, a rubargli continuamente la scena: Olì, la madre che ha fatto quel che ha potuto, ma non ha potuto abbastanza; la ragazza dagli occhi appassionati e le labbra voluttuose diventata fantasma persecutore delle coscienze. Olì, il cui destino è quello di scontare sempre la prepotenza degli uomini, di diventare ricettacolo dell’altrui egoismo. Cenere è ciò che resta dopo che tutto è bruciato, sono i brandelli dell’anima sopravvissuta al dirompere delle passioni, i legami familiari consumati fino alla dissoluzione, la vita stessa messa di fronte alla propria caducità. Ma cenere è anche il covo in cui si annida una nuova scintilla, il luogo da cui si può risorgere più forti di prima. Così l’egoismo trionfa, e trionfando diventa forza per rialzarsi, per superare i propri limiti, per comprendere il valore della propria umanità, carica di difetti, di vuoti ad essere, eppure ostinatamente renitente a lasciarsi schiacciare o rinnegare.
Teresa Di Sotto