UOMO E DONNA DUE MODI DIVERSI DI VEDERE IL MONDO di clown Lollo e clown Frangetta

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Uomo e donna due modi diversi di vedere il mondo

Il secondo articolo che nasce dalla collaborazione tra due clown diversi ma con anime molto simili.

Di Lorenzo e Elisabetta

Nel mare magnum dell’umanità camminiamo l’uno accanto all’altro o meglio uno parallelamente all’altro, perché, come si spiega ai bambini, due linee parallele sono quelle che non si incontrano mai, a meno che all’improvviso una cambi direzione ed eccole diventare incidentali, non ” incontrali o incontranti” ma incidentali, e per noi un incidente ha sempre a che fare con un fatto negativo, ma se invece: diventare uno “incidentale” all’altro rappresentasse un’ opportunità! Senza aprire la finestra dell’essere sconosciuti a sé stessi (…), tante volte ho riflettuto su chi fosse lo s-conosciuto, la metropolitana è un crocevia degli S-CONOSCIUTI, che, pur di restare tali, cercano la traiettoria dello sguardo non ancora occupata da un’altra traiettoria, creando una trama di fili, di raggi laser, che con minuzia maniacale facciamo in modo non intercettino quella dello s-conosciuto! E se per sbaglio, distrazione due sguardi entrano nella stessa traiettoria si innesca una reazione di difesa, immediatamente si distoglie lo sguardo con un fare tra l’imbarazzato e l’ infastidito. “Voglio stare solo con i miei pensieri” sembrano tutti dire in quelle traiettorie sconosciute, ma pensandole materiche, come una sorta di piste mi sono sempre ritrovata ad immaginare le vite che lungo quelle piste corrono, camminano, arrancano o saltellano… sì perché in quelle traiettorie spesso ci sono i bambini a cui gli occhiali protettivi dai raggi altrui non sono stati ancora forniti, e loro gli sguardi li cercano, li richiamano con una smorfia, o un gorgheggio, ma l’adulto è lì pronto a dire ” no, non si fa” e mi torna alla mente quando nella prime puntate della storia della mia vita camminavo per strada e salutavo ogni s-conosciuto e ricevevo un “non si fa ” come reazione!! Crescendo ti ritrovi madre che fa esattamente lo stesso e in quell’ attimo esatto vorresti morsicarti la lingua e tornare indietro, perché in fondo continui a chiederti il perché non si possa fare! Un “ciao” ci mette a rischio? Ma perché? Ma come soprattutto??? L’uomo- la donna- il bambino della metro sarà per sempre a-conosciuto, cioè non conosciuto,
ma il rischio ancora più grande è che vivremo camminando parallelamente a tanti che per noi RESTERANNO s-conosciuti, la nostra lingua ci viene in soccorso nel capire tante cose, e non è un caso che le persone che condividono anche un solo ambiente, spazio fisico o virtuale diventino ConoscENTI, cioè persone che sono in corso di conoscenza, eppure tanti che etichettiamo come amici in realtà restano s-conosciuti, perché conoscersi è incontrarsi non solo incidentalmente, intercettarsi o condividere il mattone in un ballo! Nel conoscersi c’è una parola che per me sa di bello e di autentico, cioè la reciprocità, che è il passare dalle nostre direzioni unilaterali (quanti monologhi ho fatto io per prima!!!) alla confluenza di pensieri, idee, emozioni! Nella reciprocità l’ascolto non ci rende spettatori passivi o parlatori fagocitanti, nella reciprocità c’è l’accoglienza reciproca, poi da lì ci si può ritrovare innamorati, amicati, o anche no, ma accogliendo costruirò una trama di conoscenze che riempirà gli spazi delle nostre indifferenze! Il clown per indole fa di ogni sconosciuto un conoscente, anche solo per l’attimo di vita condiviso, si lascia conoscere, si apre a conoscere, senza filtri…senza barriere! Un naso rosso: quel piccolo pulsante magico ti porta magicamente nella dimensione della reciprocità assoluta libera e liberatoria, ma se da donna seria (e seriosa quanto basta) so bene che il naso rosso in metro, a lavoro, quando devi dare regole ai tuoi figli o devi pagare una bolletta non lo puoi indossare, basta realizzare che proprio sotto al naso c’è il propulsore quotidiano della reciprocità… il sorriso, eh già il sorriso! Avrei voluto capirlo prima, capire che conoscersi parte dal sorriso, anche un sorriso con i denti storti…!Il sorriso è contagioso, e una trama di sorrisi crea la rete che ti salva dal restare s-conosciuto tra s-conosciuti!

Ogni giorno incrociamo sulla nostra strada perfetti sconosciuti, persone che non lasciano nessun segno sulla nostra vita, persone che a fatica ricordiamo che a fatica guardiamo, da bambino ricordo gli insegnamenti mio nonno che mi OBBLIGAVA, nelle nostre lunghe passeggiate in campagna a salutare chiunque incontrassi fosse solo per CORTESIA e chiamare zio, qualsiasi persone incontrassi da 60 anni in su.

Leggendo le parole di Elisabetta mi sono tornate in mente ricordi felici assopiti nella memoria, un’ infanzia fatta di persone, fatta di chiacchiere con sconosciuti, fatta di amicizie nate per caso e di conoscenze che a volte si perdono e a volte ritornano a bomba nella nostra vita. Ancora oggi ricordo i tanti sorrisi rivolti a quel bambino che camminava a fianco a suo nonno, persona tutta di un pezzo ma che si scioglieva ad ogni suo sorriso, un uomo burbero con tutti meno che con suo nipote per il quale è stato una guida, il migliore degli insegnanti, gli ha inculcato una lezione indelebile, il rispetto per il prossimo.

Grazie a quegli insegnamenti che ho un’ apertura diversa con le persone che incontro oggi e nella mia esperienza ho imparato a distinguere gli amici, quelle persone con cui giocavi a calcetto da ragazzino dai conoscenti.

Poi però cresci con la consapevolezza che gli amici anche se non li vedi ci sono, avverti il loro sostegno anche se non li senti ma allo stesso tempo le relazioni esterne diventano sempre più difficili, subentra una certa diffidenza con il prossimo che riscontro spesso.

Nel mio fare volontariato trovo una certa naturalezza a voler aiutare il prossimo senza avere nulla in cambio ma sempre più spesso riecheggia nella mia mente la stessa domanda che ricevo da molte persone… PERCHE’ LO FAI…. TU QUELLO MANCO LO CONOSCI… e allora oggi scrivendo queste parole e leggendo le parole di Elisabetta ho trovato finalmente la risposta, lo faccio perché è dentro di me, come quando da ragazzino chiamavo tutti gli anziani del mio quartiere zio, cosa che da adulto ancora continuo a fare, lo faccio perché da piccolo qualcuno mi ha fatto capire che un gesto di affetto che può essere un semplice saluto verso il prossimo è il più grande gesto d’amore che possiamo fare.

Ci sono persone invece che entrano in punta di piedi nella nostra vita, perfetti sconosciuti con cui scambi qualche parole che invece poi ti accorgi essere parte del tuo stesso mondo, quel mondo che pensavi vivesse solo nella tua mente, quel modo particolare di vivere le sensazioni e di vivere la vita e ti sorprendi per come un perfetto sconosciuto abbia tante cose in comune con te e allora capisci che sicuramente non avete lo stesso passato, lo stesso vissuto ma che probabilmente se le vostre strade si sono incrociate era scritto che doveva essere così e se fossi uno proiettato al futuro penserei che queste persone sono così importanti che sicuramente faranno parte del mio domani ma siccome sono uno che vive nel presente e vive di emozioni vi lascio oggi con una preghiera, apritevi al prossimo e incrociate senza timore lo sguardo con chi vi sta davanti, voi non  lo sapete ma magari quegli stessi occhi domani guarderanno nella stessa direzione in parallelo ai vostri e allora  in un percorso difficile proiettato ad un domani pieno di ostacoli che può essere la vita se non siete soli a guardare nella stessa direzione sicuramente avrete meno possibilità di inciampare.

Scritto a quattro mani da clown Lollo e da clown Frangetta

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