Pittura medievale, rinascimentale e manierista

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Pittura medievale, rinascimentale e manierista

La pittura medievale si sviluppa a partire dalle forme proprie dell’arte tardoantica: immagini sempre più ieratiche e simboliche, riflesso di una sempre più profonda concezione della spiritualità, fanno la loro comparsa già dal IV secolo nelle catacombe di Roma, ma anche nei mosaici di Santa Costanza o di Santa Maria Maggiore. Le immagini sono tratte dal repertorio cristiano, la cui spiritualità condiziona in maniera fondamentale i soggetti.

È con Bisanzio che va definendosi sempre di più la pittura medievale: l’arte bizantina da un lato è solo un aspetto dell’arte medievale, ma dall’altro ne è l’asse portante. Le sue forme, canonizzate in seguito allo scisma iconoclasta dal secondo concilio di Nicea del 787 furono quelle universalmente diffuse in tutto il mondo cristiano, seppure con accezioni regionali diverse di volta in volta, in oriente come in occidente. La differenza di ricezione degli atti del concilio di Nicea però, diede origine a ciò che separò poi in modo così netto la pittura delle due parti dell’Europa: già con i Libri Carolini di Carlo Magno (VIII secolo) la pittura si delineava in occidente come mera illustrazione dell’evento biblico. Le immagini delle chiese diventano biblia pauperum, la bibbia dei poveri, nelle quali gli illetterati possono comprendere ciò che l’analfabetismo rende loro impossibile leggere nelle Scritture. La pittura delle chiese o delle iconostasi diventa quindi una decorazione degna di rispetto, ma non propriamente “arte sacra” come invece rimane l’icona in oriente. Qui le sante immagini vengono venerate come Presenza in assenza della persona rappresentata: per questo gli orientali ancora oggi venerano grandemente le immagini baciandole e inchinandovisi davanti. Pur con una diversità basilare di interpretazione dell’immagine dipinta, l’oriente e l’occidente restano uniti nelle forme pittoriche fino alla fine del Duecento, influenzandosi a vicenda, vivendo rinascenze del classico o evoluzioni di tipo più simbolico.

Gotico

Con il Gotico, inaugurato in Italia dalle scuole fiorentina e senese, avviene la fase terminale della pittura medievale verso forme sempre più naturalistiche, sempre più filosofiche e progressivamente sempre meno teologiche, fino al Rinascimento. L’artista medievale è caratteristicamente inteso come artista anonimo, vicino alla condizione dell’artigiano e con il relativo prestigio sociale, soprattutto considerando l’impostazione corporativa delle arti. Questa associazione tra artista medievale e anonimato non va esasperata, sia perché esistono svariati tentativi di lasciare traccia del proprio contributo personale, sia perché esistettero diversi artisti di spessore internazionale che, pur approfittando del lavoro di bottega, riversarono fin dall’inizio la propria coscienza storica e intellettuale nel proprio lavoro. Fu soprattutto a partire dal XV secolo che l’artista si impose come “coltivatore delle belle arti”, oltre che come esecutore materiale: ne conseguì un aumento nella considerazione sociale e della stessa preparazione intellettuale e culturale degli addetti ai lavori. La pittura bizantina si esprime con grande maestria nella realizzazione di immagini sacre della Madonna, di Cristo o di santi, dipinte a mezzo busto su tavole di legno; sono molto espressive, perché il loro scopo è di esprimere la spiritualità del messaggio religioso. I mosaici erano il tipo di decorazione più frequente per le pareti e le volte delle chiese bizantine, perché l`effetto luminoso prodotto dalle tessere in vetro colorato o dorato esprimeva bene il carattere mistico del cristianesimo ortodosso, e la loro ricchezza e preziosità si accordava con la magnificenza della corte dell’imperatore, considerato il capo della Chiesa e quindi venerato come rappresentante di Cristo sulla terra.

Per mosaico si intende un’opera artistica e decorativa che si ottiene accostando piccoli frammenti di vari materiali duri. Questo tipo di decorazione si adatta soprattutto a grandi superfici lisce quali pavimenti, pareti, volte o soffitti. Può tuttavia essere usato anche per impreziosire pannelli e oggetti di piccole dimensioni.

Pittura rinascimentale

Il termine “Rinascita” da cui viene il termine Rinascimento, viene coniato da Giorgio Vasari nel suo trattato “Vite de’ più eccellenti architetti, pittori, et scultori italiani, da Cimabue insino à tempi nostri” per indicare un ciclo da lui individuato, che, partendo da Giotto e proseguendo con Masaccio, Donatello e Brunelleschi si libera dalle forme greco bizantine per tornare a quelle latine, culminando nella figura di Michelangelo Buonarroti, ” capace di superare gli antichi stessi”. Nel XV secolo in Italia, in seguito alle evoluzioni storiche, iniziò un rinnovamento culturale e scientifico, localizzato nelle corti e presso i nobili, ed i centri più attivi furono senz’altro Firenze, Napoli, Roma e Venezia, per poi diffondersi in tutta Europa. Dal quattordicesimo secolo, l’uomo ha cominciato a comprendere la propria importanza e il proprio ruolo nel mondo e con questo nuovo stile gli artisti iniziano a raccontare la storia cristiana dal punto di vista dell’uomo. Gli affreschi, le pitture su tavola e tela, a tempera e ad olio, decorano gli edifici religiosi e civili. I soggetti sono sacri e profani, le figure sono inserite in paesaggi e architetture, dipinti secondo le regole della prospettiva. Nella composizione è spesso presente, fra i vari personaggi, il mecenate che ha commissionato l’opera. Si abbandona progressivamente il fondo d’orato e i corpi sono ritratti anatomicamente in modo più preciso. S’afferma il ritratto, che fornisce una documentazione preziosa sull’abbigliamento, le acconciature, i gioielli dell’epoca, oltre alle immagini fisiche dei personaggi.

Pittura manierista

Il Manierismo è il movimento stilistico italiano ed europeo che si colloca tra il 1520 circa e l’ultimo decennio del Cinquecento (ossia tra il culmine del Rinascimento e il preannuncio del Barocco). Il termine deriva da “maniera”: gli artisti lavoravano cioè alla “maniera” dei grandi autori del Cinquecento (Leonardo, Raffaello e Michelangelo). L’artista afferma la propria libertà espressiva; per questo la prospettiva e le proporzioni classiche sono abbandonate o interpretate in modo personale. Non si vuole imitare la realtà, ma rappresentarla in forme ricercate e artificiose, quindi irreali. I pittori trasformano allora i paesaggi e le figure con prospettive audaci e colori innaturali, spesso sgargianti. La tecnica esecutiva è portata a livelli raffinatissimi, in grado di esprimere il virtuosismo dell’artista. Le opere figurative rappresentano spesso temi allegorici e narrazioni a soggetto mitologico, che rafforzano il distacco dal mondo reale

 

Giulia D’Andrea