SORRISI DI DONNE, Mariangela Galotto intervista la comica “Ciociara” GABRIELLA GERMANI

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SORRISI DI DONNE, Mariangela Galotto intervista la comica “Ciociara” GABRIELLA GERMANI

  • Hai da poco preso parte ad una serata dal titolo “Le donne se la ridono” all’interno del Festival della comicità al femminile, cosa pensi della comicità al femminile in tv?

Io non faccio una gran distinzione tra comicità femminile e maschile, nel senso che la comicità e’ quella che deve far ridere quindi sia se fa ridere un uomo che una donna io non mi metto a fare differenze. Quando c’è la donna che si esibisce, la donna è molto autoironica, perché si prende in giro.Ad esempio come fanno gli uomini che prendono in giro le donne, che ci mettono molto tempo nel prepararsi, la donna lo fa da se’, prende in giro se stessa e quindi c’è molto autoironia nella comicità femminile. Per il resto non vedo grandi differenze, non ho mai pensato questo è uno spettacolo fatto da una donna o da un uomo, io mi faccio delle grosse risate quando un artista e’bravo ma non mi metto mai a distinguere.

  • Come pensi sia cambiata nel tempo?

Penso che ci siano molte donne comiche brave che per fortuna vengono valorizzate, forse una volta c’e n’erano di meno o forse quelle che c’erano venivano valorizzate di meno. Io faccio gli esempi della grande Bice Valori o di Franca Valeri, Loretta Goggi, Anna Marchesini, Sandra Mondaini, c’è’ n’erano tantissime brave. Poi c’è stato un periodo in cui probabilmente mi sembra di non averne sentite molte dopo quelle che ho citato prima, beh Monica Vitti, Mariangela Melato, attrici cinematografiche comiche e drammatiche, molto versatili. Ultimamente c’è stato un gran risveglio della comicità femminile, con Paola Cortellesi, Francesca Reggiani, che seguivo già nella “Tv delle ragazze” e quello fu un periodo molto florido per la comicità al femminile, c’è n’erano tante: Cinzia Leone, Sabina Guzzanti che faceva un genere di comicità diverso da quella di oggi. Ero anche una fan dei programmi che faceva Serena Dandini. Poi c’è stato uno stallo e penso che con la Cortellesi è riniziato il filone della comicità al femminile di oggi con anche Virginia Raffaele, che ho adorato sopratutto quando ha imitato Carla Fracci. È’ una comicità che mi ha ricordato quello della Mondaini quando si travestiva, si metteva le parrucche more, che non c’entra nulla con quello che faceva lei, però io ho riso come ridevo quando guardavo quegli sketch quando ero piccola. Quando rido io, significa che qualcosa fa ridere perché non sono una persona che ride tantissimo, anche per le mie cose sono molto autocritica.

  • Qual’è il personaggio che hai imitato a cui sei più legata e perché?

A me e’ piaciuta molto quella di Monica Bellucci perché è’ nata in un momento di creatività a meno 10, non sapevo più chi imitare perché i personaggi della televisione li avevo fatti tutti, avevo imitato Mara Venier, Valeria Marini, Maria De Filippi, Daria Bignardi… Poi cercando di stare sempre sull’attualità e di fare personaggi diversi, avevo imitato Francesca Neri perché in quel periodo aveva prodotto il film tratto dal libro ” Cento colpi di spazzola” della Panarello, aveva recitato nel film “La Signora delle Camelie” con Sergio Muniz. Successivamente a Radio 2 con Fiorello avevamo ricreato la coppia Francesca Neri e Claudio Amendola ed era piaciuto molto. Una volta finita quell’imitazione non sapevo chi più imitare. Avendo già imitato i personaggi della televisione ed avendo funzionato l’imitazione di Franesca Neri, ho pensato a Monica Bellucci.Mi aveva sempre colpito quel suo modo di parlare molto ricercato, sempre così calma. Sapevo che era umbra, io sono ciociara e ho usato l’autoironia per imitarla. Volevo dire una cosa importante: quando imito un personaggio non lo faccio perché quel personaggio mi sta antipatico o non mi piace o per criticarlo, lo faccio per far ridere, questa per me è la comicità. Non è buonismo il mio ma quasi tutte quelle che imito a me piacciono come personaggi. Io ho rivisto nell’imitazione della Bellucci quella che sono io con mia madre e con i miei. Quando io torno nel paese in ciociaria  non parlo con le parole complete, uso quelle parole sincopate dialettali tipo: “Ma’che stai a di’, che stai a fa’, stai a mangia’ e allora ho immaginato il contrasto che è una delle mia caratteristiche, a me piace creare i contrasti quando faccio le imitazioni perché fa venire fuori l’anima del personaggio, l’anima di ognuno di noi. Siamo in pubblico in un modo e in privato in un’altro ma è normale che sia così e nel comico questo viene esasperato. Quindi sono molto legata all’imitazione di Monica Bellucci, tra l’altro lei mi piace come personaggio, mi ispira semplicità, non la vedo così costruita come potrebbe sembrare. Sono andata oltre, ho visto in lei una persona semplice e mi è stato confermato anche da persone che la conoscono e quindi non è una comicità cattiva.

  • Sei stata protagonista del programma “Mai dire domenica” con la Gialappa’s, che hanno lanciato molte protagoniste della comicità al femminile, cosa ricordi di quella esperienza?

Guarda, l’errore che ho fatto quando ho lavorato li, e’ stato quello di trasferirmi a vivere a Milano per cui ero sempre molto triste, non sono riuscita a godermi il momento felice di una trasmissione divertente. Quando vivi in un posto dove non ti piace vivere, dove piove sempre, fa sempre freddo poi al lavoro ci vai un po’ meno carica. Io in quell’anno non stavo bene con me stessa, era un anno negativo per me, ero più timida. Venivo da domenica in con Mara Venier, io amo i programmi in diretta mi danno adrenalina e quel programma lo era, invece a “Mai dire domenica” soffrivo il fatto che era un programma registrato, perché non riuscivo ad avvertire quell’adrenalina.

Con loro ero più timida, non avevo il rapporto che ho con Fiorello o che avevo con Mara Venier, anche perché il rapporto con loro era filtrato da un autore con cui lavoravo per cui non eravamo mai io e loro. Se li incontrassi oggi avrei più un rapporto diretto con loro che quell’anno non avevo avuto.

  • Una delle grandi protagoniste della comicità al femminile e’stata senza dubbio Anna Marchesini, chi era per te Anna Marchesini?

Anna Marchesini e’ una maestra per tutti. Era un’artista completa perché riusciva a fare imitazioni, a recitare senza dover fare parodie, una donna che riusciva a comunicare tanto quando si esibiva. Io sono cresciuta “artisticamente” vedendo i suoi skecht perché mi facevano ridere, a parte la sessuologa che ha fatto quando ero più adulta, ma parlo anche di quelli che faceva con il Trio. Lei recitava con il corpo, aveva una fisicità pazzesca quando si esibiva, quella che manca a me. Io sono timida, quando mi esibisco a parte quando faccio gli show a teatro, non sono così slanciata fisicamente, non uso tantissimo la gestualità, uso molto di più le espressioni di chi imito, la voce, curo i testi, ma non faccio caso molto al corpo. Magari mi viene naturale fare un espressione come il personaggio che imito ma non è studiato e invece, in alcuni casi, chi ha studiato recitazione sta attento anche a questo aspetto, ai movimenti del corpo. Questa è una cosa che mi piaceva molto della Marchesini, come muoveva gli occhi, le risate, come apriva la bocca ed è stata una maestra per tante di noi.

 

  • Quale è secondo te la sua più grande eredità che ha lasciato a voi comiche?

 

Probabilmente la semplicità. E’stata una donna che non ha mai fatto parlare di se’, ha sempre avuto una vita molto riservata. Saliva sul palco, faceva i suoi personaggi, scendeva dal palco e non si sapeva dove fosse, quindi per me questo è stato un messaggio importante e in questo senso mi sento molto simile a lei. Lavoro, vado da Fiorello faccio l’edicola poi torno a casa. Non ho bisogno di fare altro. Oggi funzionano molto le pubbliche relazioni, gli eventi in cui andare, ma sono cose che non mi appartengono. L’eredità che ha lasciato a me e’ quella di una donna bravissima, una maestra della comicità ma allo stesso tempo riservata che andava a fare il suo lavoro e poi non si sapesse cosa facesse nella sua vita privata. In realtà è una cosa che appartiene a molte donne comiche il fatto di non sbandierare la propria vita privata. Un ultima cosa: io sono partita dalla trasmissione “Sotto a chi tocca” e tra le varie imitazioni ho portato anche quella di Anna Marchesini, imitando un suo personaggio.

  • Il mio blog e la trasmissione radiofonica “Sorrisi di donne” su ITALY WEB RADIO, trattano la comicità al femminile, partendo da Anna Marchesini, secondo te esiste nel nostro panorama delle comiche un erede di Anna?

A me non piace parlare erede di…e sai perché?! Perché’ ognuna di noi ha una caratteristica, ha un modo di presentare i personaggi, la propria comicità. Si potrebbe parlare dell’erede di Anna Marchesini, della Goggi se si parla di imitazioni. Non so se abbia delle eredi, io so che ci sono tante comiche brave come Paola Cortellesi, Virginia Raffaele, Francesca Reggiani, Paola Minaccioni, ognuno di loro mette qualcosa di suo nell’interpretazione e definirle eredi non lo so perché Anna Marchesini e’ stata una persona a se’. In teoria potremmo essere tutte eredi, in pratica era unica Anna Marchesini. Come dire un erede di Fiorello, non c’è’, ci si avvicina, bravo lo stesso però parlare di eredità mi sembrerebbe forzato. Parlare di eredità mi sembra di togliere qualcosa a una comica che è anche brava come lei. Lasciamo Anna Marchesini come unica.

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