L’arte della scultura egiziana, greca e romana

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L’arte della scultura

La storia della scultura occidentale è tra i filoni più significativi della storia dell’arte. Alla scultura, per la generale maggior resistenza dei suoi materiali, è spesso toccato il ruolo di trasmettere i valori dell’arte antica alle generazioni moderne, facendo sì che fosse un ponte tra gli artisti di epoche lontane. Per questo gran parte della storia della scultura occidentale può essere riassunto nell’alternarsi tra allontanamenti e

La scultura egiziana

Le fasi iniziali del lavoro non sono documentate in modo ottimale anche se si può supporre che il blocco venga sbozzato nel luogo dell’estrazione, soprattutto quando la statua è alta venti metri! La rifinitura è eseguita con gli attrezzi disponibili in quel tempo: scalpello e mazzuolo. L’artista poi procede utilizza, per rifinire nei minimi particolari della sabbia abrasiva fatta con silice. Dopodiché la statua viene lavata; in seguito l’opera è terminata con il lavoro dei pittori e decoratori.

I materiali della statuaria egizia sono per lo più calcare, molto utilizzato, ma anche le pietre dure come il granito e la diorite. Questi ultimi due materiali sono utilizzati per i soggetti più importanti come le divinità conservate all’interno dei templi. L’uso del legno e dei metalli è rarissimo; ciò si spiega grazie alla reperibilità della materia prima.

Come le piramidi, anche le statuette ebbero una loro evoluzione, non tanto nello stile di produzione quanto nel luogo produzione. Nell’Antico e nel Medio Regno le botteghe artigiane sono il regno della statuaria, nel Nuovo Regno si trasferisce, la statua, in appositi laboratori o persino nei templi stessi. Qui si modellano nella pietra i faraoni destinati a presenziare le loro tombe per l’eternità. Il faraone è il soggetto più scolpito, colto in una fase della vita, la giovinezza o la maternità, e proposto in dimensioni gigantesche quasi ad amplificarne la potenza. Lo scultore non si preoccupa di rendere reale il soggetto che rappresenta. Nell’arte egiziana prevale, infatti, lo stereotipo, la rappresentazione in maniere diverse.

La scultura egiziana è la traduzione tridimensionalmente dell’arte piana. Le statue sono realizzate per essere ammirate di profilo o di fronte, progettare a partire da un reticolo di linee perpendicolari tracciate sulla pietra cui poi si riferiscono, in proporzione le parti del soggetto da realizzare. Anonime o con un nome se rispettivamente figurano persone comuni o dei sovrani, le statue seguono consumi più o meno rigidi in relazione al variare dei destinatari e realizzatori.

C’è anche da fare una distinzione tra la libertà dello scultore, ossia cosa gli è concesso fare. Nelle botteghe private è ampiamente eseguita la sperimentazione libera che è impropriamente concessa; nei laboratori reali si devono eseguire i tipi e gli schemi millenari.

Scultura greca

Gli antichi greci ebbero una vasta tradizione di scultori, e ciò ci permette di dividere la scultura greca in vari periodi.

Il periodo di formazione si sviluppa attorno al IX-VIII secolo a.C. Le sculture sono di piccole dimensioni e vengono scolpite in vari materiali (alabastro, oro, bronzo etc.). Le figure raffigurate rappresentano divinità o atleti (spesso nudi ma con un elmo in testa).

Periodo arcaico

Il periodo arcaico (VII-VI secolo a.C.) vede la nascita della scultura monumentale a tutto tondo, già presente nella scultura egizia, spesso usata nei templi o in campo religioso. Caratteristica presente in tutto il periodo arcaico è senza dubbio il sorriso arcaico, ossia un sorriso accennato nel viso del soggetto raffigurato, che non esprime né gioia né derisione, infatti si pensa che sia il tentativo di rendere bidimensionalmente il sorriso. Inoltre un’altra caratteristica sempre presente è la staticità delle statue. Le figure rappresentate sono giovani (kouroi) e giovanette (korai) che presentano delle caratteristiche diverse. I Kouroi sono giovani ragazzi sempre nudi (eccetto il moscophoros), che rappresentano il nudo eroico: hanno un primo cenno di movimento, in quanto hanno sempre la gamba sinistra protratta avanti; inoltre hanno i pugni chiusi in senso di potenza e severità, caratteristiche presenti già nella scultura egizia. Al contrario le korai sono sempre vestite con il chitone e l’himation e non presentano neanche un cenno di movimento. Queste sculture si trovavano nei templi e nei santuari. Il periodo arcaico si può dividere a sua volta in tre stili:

Stile dorico, nato attorno al VII sec nel Peloponneso. Come la coeva architettura dorica, le statue, spesso kouroi, sono massicce e austere.

Stile ionico nato attorno al VI sec nelle coste ioniche. Presenta analogie con l’architettura ionica, in quanto le sculture sono slanciate e dai lineamenti morbidi.

Stile attico, sviluppatosi nella regione omonima, presenta una maggior plasticità e un maggior rigore nelle forme.

Periodo severo e classico

Tra il periodo arcaico e quello ellenico si sviluppa il cosiddetto stile severo. In questo periodo vi è una maggior resa anatomica, con una ricerca sempre più dettagliata delle masse corporee. Inoltre le statue, non più statiche come nel periodo arcaico, acquistano movimento e dinamicità. Ma il cambiamento più importante, e che dà il nome a questo periodo, è l’abbandono del sorriso arcaico, e la nascita di una maggior espressività del volto. L’himation viene sostituito dal peplo e viene impiegato come materiale il bronzo, che permette di rappresentare maggiormente le masse muscolari. Il gruppo scultoreo di bronzo per eccellenza sono i Bronzi di Riace.

Scultura romana

La scultura romana si sviluppò in tutta la zona di influenza dell’Impero romano, con il suo centro nella metropoli, tra il VI secolo a.C. e il V secolo d.C. Roma ebbe una propria arte e scuola autoctona e indipendente, anche se inserita nei continui rapporti e traffici in tutto il bacino del Mediterraneo e oltre. In origine si ispirò alla scultura greca, principalmente attraverso la mediazione etrusca, e poi direttamente, attraverso il contatto con le colonie della Magna Grecia e con la stessa Grecia continentale nel periodo ellenistico. Nonostante furono insuperati architetti e ingegneri, ma nella scultura non raggiunsero quella ricerca del significato, dell’idealizzazione che alimentò la bellissima statuaria greca. Il Romano aveva una grande concretezza e nulla faceva se non per uno scopo pratico. Per questo nella scultura eccelsero nei ritratti, estremamente suggestivi e somiglianti, con nessuna indulgenza o abbellimento della persona. Fosse pure un imperatore, il ritratto ne evidenziava i difetti e il carattere, anche nei tratti peggiori.

I Romani furono creatori di bellissime ville di cui ogni dominus fu l’improvvisato architetto, con gusti e bravura straordinari, e questo li portò ad attingere liberamente stili e linguaggi diversi. Lo stesso avvenne nelle opere pubbliche. Il famoso eclettismo dei Romani.

Ciò deriva da due ragioni fondamentali: i Romani erano nati dalla fusione di vari popoli e quindi abituati a fondere usi ed estetica, estendendo l’eclettismo ai ai popoli successivi, di cui presero liberamente ciò che affascinava, senza il vincolo di dover seguire uno stile. Per l’alta considerazione che i Romani avevano di sé come popolo, data la grande capacità di conquista e l’elevata civiltà rispetto ai popoli assoggettati, si ritenevano superiori a qualsiasi vincolo nell’arte, attingendo liberamente a ciò che vedevano. Non a caso Adriano, grande costruttore e stupendo ingegnere e architetto, copiò liberamente da tutti i capolavori dell’arte antica di ogni dove, occidentale e orientale. I Romani furono grandi nei bassorilievi e negli altorilievi, con movimenti, prospettive e rilievi diversi.

 

Giulia D’Andrea