La scultura gotica

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LA SCULTURA GOTICA
A Firenze, ormai già nel periodo del gotico internazionale, vi furono degli originali sviluppi della scultura, coniugati con l’orientamento nettamente classicista della scuola locale. Dopo la crisi della seconda metà del Trecento (che si era manifestata anche in arte con opere schematiche, appiattite e senza inventiva), il Quattrocento si aprì all’insegna di un’apparente periodo di stabilità e ritrovata ricchezza. In scultura la Porta della Mandorla del Duomo (dal 1391-1397) conteneva già nuovi spunti.

La formella di Ghiberti per il concorso del Battistero (1401)

La formella di Brunelleschi per il concorso del Battistero (1401)
Una straordinaria sintesi delle due scuole di pensiero, gotica e classicista, è offerta dalle due formelle superstiti del concorso per la realizzazione della porta nord del Battistero di Firenze, fuse in bronzo rispettivamente da Lorenzo Ghiberti e da Filippo Brunelleschi ed oggi al Bargello. La prova consisté nel raffigurare un Sacrificio di Isacco entro un quadrilobo, come quelli già usati da Andrea Pisano nella porta più antica, che i due artisti risolsero in maniera molto diversa.

Ghiberti divise la scena in due zone verticali armonizzate da uno sperone roccioso, con una narrazione equilibrata, figure proporzionate e aggiornate alle cadenze del gotico. Vi inserì anche citazioni dall’antico di sapore ellenistico nel poderoso nudo di Isacco, facendo quindi una selezione tra i più stimoli disponibili in quell’epoca. L’uso dello sfondo roccioso inoltre generava un fine chiaroscuro privo di stacchi violenti (che influenzò anche lo stiacciato di Donatello).

Ben diversa fu il rilievo creato da Brunelleschi, che suddivise la scena in due fasce orizzontali, che danno l’idea di uno sfondamento in profondità per via dei piani sovrapposti. lo sfondo è piatto e le figure vi emergono con violenza. Altamente espressivo è il culmine della scena, dove linee perpendicolari creano la forte scena del coltello aguzzo fermato dall’angelo che impugna saldamente il braccio di Abramo: l’urto tra le tre volontà diverse (di Abramo, di Isacco e dell’angelo) è reso con una tale espressività da far apparire al confronto la formella di Ghiberti una pacata recitazione. Questo stile deriva da una meditazione dell’opera di Giovanni Pisano e dell’arte antica, come dimostra anche la citazione colta dello spinario, nell’angolo sinistro, o il rilievo bizantino leggermente sbalzato sulla fronte dell’altare. La vittoria spettò a Ghiberti, segno di come Firenze non fosse ancora pronta al classicismo innovativo che fu all’origine del Rinascimento, proprio in scultura prima che in pittura.

 

Angela Reale