La pittura preistorica

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PITTURA PREISTORICA

Erodoto raccontava come la pittura fosse nata come disegno che ricalcava un’ombra su una parete, fatta da una ragazza per fissare le fattezze del suo uomo in partenza per la guerra. In questa leggenda si possono già cogliere alcune delle caratteristiche base della pittura: il suo basarsi su un segno, la finalità di fissare l’aspetto delle cose, e la sua relativa semplicità, rispetto ad altre possibili forme artistiche.

Le testimonianze più antiche di pittura, legate all’arte rupestre preistorica, mostrano scene di caccia con esili figurette tracciate tramite sfregamento di una pietra o di un tizzone su una parete rocciosa, a cui poi si aggiunsero i colori impiegando varie terre colorate e/o pigmenti di origine per lo più vegetale. La rappresentazione di persone e animali segue delle regole intuitive, basate sulla sovrapposizione e il collocamento a varie livelli dei soggetti, in modo da dare idea di un’azione sviluppata nel tempo e nello spazio, in maniera non molto diversa da quello che fanno i bambini disegnando.

I ritrovamenti nelle grotte di Lascaux risalgono al 15000 a.C.; le figure umane erano stilizzate, filiformi, mentre gli animali erano voluminosi, anche perché queste immagini erano legate a scopi propiziatori per la caccia, con significato magico-religioso, auspicavano abbondanza. Nella grotta del Pech-Merle, nel dipartimento del Lot, in Francia, si vedono impronte di mani ottenute soffiando il colore e lasciando una silhoette neutra in una macchia di colore.

La datazione di queste pitture rupestri rimane spesso incerta e non di rado dà luogo a polemiche, in quanto i metodi utilizzati, come quello al radio carbonio, possono essere facilmente “ingannati” da campioni contaminati da materiale più antico o più recente, e ciò avviene con molta facilità all’interno delle caverne. Nel dicembre 2019 è stato annunciato il rinvenimento di pitture rupestri risalenti a 35 000 – 44 000 anni fa, nell’isola di Sulawesi in Indonesia. Poco meno di un anno dopo, nel gennaio 2021, con uno studio pubblicato su Science Advances è stato comunicato che la datazione (effettuata con il metodo uranio-torio) di un dipinto rupestre ritraente con ogni probabilità un Sus celebensis e scoperto nel 2017 nella grotta di Leang Tedongnge, anch’essa nel Sulawesi, ha fatto risalire la creazione dell’opera ad almeno 45 500 anni fa, rendendo quest’ultima il più antico esempio a noi noto di arte figurativa (ossia rappresentate oggetti del mondo reale piuttosto che semplici modelli e disegni astratti) creato dall’uomo.
Quando, alla metà del XIX secolo, furono rinvenuti per la prima volta questi graffiti, vennero considerati primitivi, ma una recente rivalutazione e nuove scoperte ci hanno permesso di comprendere l’importanza dei lavori dell’Età della Pietra, che non solo sono di alto livello artistico, ma costituiscono anche importanti indizi per una migliore conoscenza della cultura e delle credenze di quell’epoca.

I soggetti più comuni nelle pitture rupestri paleolitiche sono i grandi animali selvaggi, come il buoi, bisonti ecc.. . Sono spesso presenti anche impronte umane. L’antropologo Leroi-Gourhan ha riconosciuto delle regolarità nelle rappresentazioni di bovini ed equini e nelle associazioni di questi rispettivamente al sesso femminile e al sesso maschile. Inoltre per pitturare venivano utilizzate pitture naturali, come ad esempio per la maggior parte dei disegni venivano utilizzati mirtilli schiacciati che creavano un colore simile al blu scuro e sangue di animali morti, in modo da farli asciugare far capire che da lì vi era passato qualcuno o che quella grotta occupata come casa.

ARTE PRECOLOMBIANA
Gli studiosi raggruppano le culture precolombiane secondo suddivisioni geografiche che, sebbene a volte non concordino, vengono in linea generale accettate. In questa sede per Mesoamerica si intenderanno gli attuali territori di Messico, Belize, Guatemala, Honduras ed El Salvador, mentre Perù e Bolivia costituiranno l’area centroandina.
Nella cosiddetta “area intermedia” si comprenderanno invece i territori dei paesi che attualmente occupano la parte più meridionale dell’America centrale e quella più settentrionale del Sudamerica: Venezuela, Colombia ed Ecuador. L’area “periferica” denominerà infine il resto dell’America meridionale e le isole del golfo del Messico. Sebbene tali aree fossero inizialmente considerate come entità culturali separate, le recenti scoperte dell’archeologia hanno dimostrato sostanziali interrelazioni, dando inizio a un diverso tipo di ricerca, volta a individuare i punti di contatto tra le diverse civiltà piuttosto che quelli distintivi di un particolare gruppo etnico.
La pittura precolombiana non si sviluppò tanto quanto l’architettura e la scultura, ma ci sono molti resti archeologici di pittura murale, specialmente in Messico: a Teotihuacán, le pareti degli edifici erano coperte da uno strato di stucco dipinto con scene narrative o motivi decorativi; nei templi maya di Bonampak e Chichen Itza, sono stati decorati con affreschi in stile realistico che raccontano eventi storici, in Cacaxtla, murales che rappresentano divinità, sacerdoti e guerrieri sono stati recentemente scoperti. I murali sono stati trovati anche in Sud America, generalmente con disegni geometrici, come in Tierradentro (Colombia), o tema mitologico, come in Panamarca (Perù).

Dobbiamo anche menzionare la straordinaria capacità di molti popoli (Maya, Mixteco e Azteca) per la scrittura pittografica, specialmente nei codici illustrati, che era solito avere figure e simboli di un disegno attento e intensità cromatica, narrare fatti storici o mitologici, come il Codex Nuttall (British Museum). Altri campioni di pittura precolombiana si trovano nella decorazione ceramica, in particolare le navi Maya, la cultura peruviana Moche e Nazca.

 

Angela Reale