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Spina Templare

 

La Spina templare

 

La Spina templare ha origine in Francia. Nei pressi delle commende templari ci sono località il cui nome è un richiamo alla “spina”: Epinay, Pinay, L’Epinay, Epinac e Courbépine.

In effetti, la spina è un simbolo dell’ordine dei templari e pare che dei sotterranei conducessero dalle commende a queste località “della spina”; probabilmente erano dei percorsi iniziatici da compiere in determinate occasioni.

La commenda templare.La Commenda era la cellula base di tutta l’organizzazione templare in occidente. Poteva sembrare anche una fortezza. In genere infatti, si presentava come un quadrilatero con quattro torri agli angoli. In realtà era una vera e propria fattoria, da cui dipendevano altri edifici minori, sempre con scopi agricoli, chiamati grange, che in italiano corrisponde a podere.

Nei dintorni di Milano, nella zona bonificata dai monaci cistercensi di Chiaravalle, esisteva una rete di cascine chiamate grange, e questa non è certamente una coincidenza: tra i monaci cistercensi e i templari c’erano infatti dei rapporti. All’epoca del loro processo, in Francia esistevano circa mille commende templari, ognuna con parecchie grange coltivate dalle cosiddette “mesnie del Tempio”, vale a dire servitori tenutari. In Europa le commende raggiunsero un numero altissimo, circa novemila, per non parlare delle dipendenze. Si trattava di una forza economica enorme.

Nelle commende si trovavano stagni e fossati artificiali che servivano come vivai per la pesca; vi erano inoltre una serie di edifici: l’alloggio dei cavalieri, la loro cappella, gli alloggi dei contadini, dei pastori, dei servi, e una foresteria per i viaggiatori o pellegrini; l’elemosina e la difesa dei viandanti facevano parte dei doveri dell’ordine. Spesso nelle commende c’erano anche un’infermeria e un lebbrosario.

Quella dei templari era un’azione rivolta anche al territorio, che consentì il nutrimento delle popolazioni e il fiorire del commercio. Alle spalle di tutto questo c’era l’opera di San Bernardo che volle trasmettere all’ordine le attività che erano state dei monasteri.

 

Il significato della spina templare. La rosa con le spine nacque nei giardini persiani e fu un’invenzione di giardinieri alchimisti del X secolo. Ma la rosa è anche opera dei sufi, che possedevano diverse conoscenze. È comunque certo che in epoca romana la rosa era sconosciuta.

Con il termine “spina”, prima della rosa, ci si riferiva al biancospino, alludendo in questo modo alla corona di spine di Gesù. Nelle litanie la Madonna è chiamata “Giglio tra le Spine”, attributo derivante dal Cantico dei Cantici di Re Salomone; solo successivamente Maria fu identificata con la “Rosa Mistica”.

Forse è per tutti questi motivi che i templari furono particolarmente interessati ai luoghi della spina. Ma vi sono anche altre ipotesi. Esiste anche la spina dorsale, che è l’asse del corpo umano; oppure la spada che punge come una spina. Il mago Merlino definiva la spada, “spina dorsale del drago”.

Secondo gli induisti, il corpo umano è costituito da due poli: uno in basso, corrispondente all’osso sacro e l’altro in alto, corrispondente al cranio. Specifiche tecniche yoga fanno sì che una certa energia presente alla base della spina dorsale, risalga attraversandola fino alla sommità del capo.

Questo percorso equivale a un’illuminazione. L’energia è paragonata a quella di un serpente arrotolato che si deve srotolare.

Merlino parlava del drago esprimendo il medesimo concetto. Questa pratica si chiama Kundalini ed è il principale scopo della yoga. Il serpente biblico e il serpente Ureus che spunta dalla testa del faraone sono le stesse immagini della Kundalini.

Durante il processo contro i templari, essi rivelarono che esistevano una pratica singolare nelle loro cappelle. Il maestro baciava l’osso sacro, cioè la parte bassa della spina dorsale. In questo modo si sollecitava il “risveglio del serpente”, affinché questa energia potesse risalire in modo giusto e controllato. Il risveglio infatti, secondo gli induisti, può essere molto pericoloso, fino al punto di portare alla follia e anche alla morte.

I templari avevano fatto voto di castità, e questo impediva all’energia di fuoriuscire in un altro modo.

Confessando queste pratiche, che a differenza di altre estorte con la tortura, erano certamente vere, i templari fecero scandalo e furono accusati di sodomia anche se questi riti non avevano nulla a che fare con la sessualità.

 

-Un brano con cui si adatta perfettamente la storia è: Brothers in Arms dei Gregorian…

 

Qui di seguito, il testo:

GREGORIAN – Brothers in Arms

Queste montagne coperte di nebbia, Sono una casa ora per me

Ma la mia casa è la pianura

E sempre sarà.

Un giorno tornerai nelle tue valli e le tue fattorie

E non brucerai più

Essere fratelli d’armi.

Attraverso questi campi di distruzione e il

Battesimo di fuoco

Ho assistito alla tua sofferenza

Mentre la battaglia infuriava più in alto.

E sebbene mi abbiano fatto molto male

Nella mia paura e allarme

Non mi hai abbandonato

I miei fratelli d’armi.

Ci sono così tanti mondi diversi

Tanti soli diversi

E abbiamo solo un mondo

Ma viviamo in diversi.

Ora il sole è andato all’inferno. E la luna sta salendo in alto

Lascia che ti saluti, Ogni uomo deve morire.

Ma è scritto alla luce delle stelle

E ogni linea nel tuo palmo Siamo pazzi per fare la guerra

Sui nostri fratelli d’armi …

 

Ed ora, per stare sul Gotico mistero…

“la Stiria”, terra di confine e di vampiri:

Una misteriosa terra di confine

La Germania occupa un posto di rilievo nella geografia degli orrori del romanzo gotico. Il richiamo alla “scuola tedesca” e l’apparizione di un nome tedesco nel titolo bastavano ai lettori ottocenteschi per aspettarsi un’avventura da brivido. Non è casuale che la famiglia della contessa Mircalla Karnstein, alias la vampira Carmilla, abbia un nome tedesco, né che la novella di vampiri sia ambientata in una terra germanica: la Stiria.

In Stiria non si erano verificate epidemie di vampirismo come in Ungheria, Polonia, Austria o Lorena. Ma lo scrittore Le Fanu non rispetta pedissequamente la geografia tracciata nel trattato di Calmet e rivendica la libertà di variazione, ambientando la sua storia in una terra germanica permeata di cultura orientale e fisicamente “di confine”. Oltretutto una terra pochissimo conosciuta dal lettore medio, e quindi misteriosa, esotica.

Notizie dalla Stiria

La Stiria era stata teatro del clamoroso processo di stregoneria di Regensburg alla fine del XVII secolo. Oggi questa località è sede di un Museo delle streghe. Anche se il legame tra vampirismo e stregoneria non è affrontato nel romanzo “Carmilla”, è possibile che Le Fanu abbia trovato notizie su questo avvenimento.

Sempre in Stiria lo spagnolo Martìn Delrio curò la revisione della sua opera Disquisitiones Magicae, il testo di demonologia più diffuso del suo tempo.

Proveniva dalla Stiria il medico Adam Von Lebenwaldt, autore di trattati sulla magia e le superstizioni; sempre in questa regione, l’Arciduca Leopoldo praticava esorcismi.

Della Stiria scriveva il filosofo David Hume nelle sue cronache di viaggio: se la selvatichezza naturale è gradevole, l’aspetto dei suoi abitanti è veramente selvaggio, deforme e mostruoso (…) e l’aspetto generale della gente è dei più terribili che io abbia mai visto. Il loro abbigliamento è tanto poco europeo quanto la loro fisionomia è scarsamente umana.

La descrizione di Hume si sposa bene con il “luogo desolato e primitivo” descritto da Laura nel primo capitolo del romanzo di Le Fanu, e con la descrizione dei brutti ceffi che accompagnano la carrozza di Carmilla (“individui brutti e dall’aspetto minaccioso, come mai ne ho visti in vita mia” dice il padre di Laura).

Stiria e Ungheria, luoghi vampirici

Le Fanu rivela che la madre di Laura, originaria della Stiria, apparteneva a un’antica famiglia ungherese che discendeva dai Karnstein. Il castello dove vive Laura, lo Schloss, tipico castello gotico tedesco con ponte levatoio, non è quello della famiglia materna: è stato acquistato dal padre inglese. Ma le rovine del castello dei Karnstein si trovano nelle vicinanze, “a meno di cinque chilometri” come viene specificato nel romanzo. Ciò fa pensare che la vicenda di Carmilla non si svolga troppo lontano dal confine ungherese. L’antenata di Laura, la contessa Mircalla Karnstein, avrebbe potuto ricevere il Bacio nero (in seguito al quale è diventata vampira) durante l’epidemia del 1693-1720 dei cosiddetti “vampiri ungheresi”.

Il pregiudizio ungherese influenza molta letteratura fantastica tra la fine dell’800 e l’inizio del 900, e probabilmente influenza anche Bram Stoker. I viaggiatori inglesi e francesi hanno sempre tracciato un fosco quadro della regione (pessime strade, gente dall’aspetto feroce, disagi, una lingua esotica orridamente affascinante). Montague Summers sostiene che l’Ungheria ha la reputazione di essere la parte del mondo maggiormente infestata dal vampiro e quella in cui esso appare nelle sue manifestazioni più orribili e perniciose. E Bram Stoker farà di Dracula non un valacco, come il voivoda storico, ma un transilvano sekler, cioè – con una serie di semplificazioni – un ungherese.

La scelta di Le Fanu ha probabilmente fatto sorgere nel tempo un “pregiudizio stiriano”: la Stiria come terra vampirica per eccellenza. Questa credenza fonde altri due pregiudizi geografici: quello tedesco, paleo gotico, e quello ungherese.

Terra di confine, romanzo di confine

Così come la Stiria è una terra di confine dal punto di vista sia geografico sia culturale, così anche “Carmilla” può essere definito un romanzo “di confine”.Sul piano del contenuto anzitutto, perché racconta la storia dalla parte di testimoni che guardano ai fatti “con gli occhi dell’occidente”, confusi e destabilizzati da usi e credenze sfuggenti e arcaiche.

Inoltre, è la storia del divario drammatico tra il mondo dei giovani (Carmilla e Laura) e il mondo dei vecchi (quasi tutti gli altri personaggi).

Infine, è la storia di una testimone per metà inglese e per metà stiriana (Laura), divisa tra i poli del mondo del padre (del quale vuole mantenere la civiltà e il linguaggio in terra straniera) e il mondo di Carmilla, il suo doppio “selvaggio”, stiriana e Karnstein come la madre.

Anastasya