Gli “eroi” al giorno d’oggi

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Questo articolo, o meglio questa serie di riflessioni e pensieri personali, nasce dalla visione di una serie tv statunitense intitolata “Grey’s Anatomy”, un famosissimo “medical drama” incentrato sulle vite di alcuni medici (strutturati e specializzandi) del “Seattle Grace Hospital”. Il motivo del successo esorbitante di “Grey’s Anatomy”, il cui esempio lampante è la quantità di stagioni registrate e andate in onda (17 fino ad ora), risiede secondo me nella maestria con cui la complicata vita lavorativa dei medici venga combinata con la loro altrettanto intricata vita privata. Ne deriva una mescolanza tra: passioni, amori, timori e bugie associati ai rapporti interpersonali, e tutta la serie di emozioni contrastanti – paura, pena ma anche risolutezza, strategia e forza – che fanno parte della vita di un medico chirurgo. Vorrei concentrarmi proprio su quest’ultima parte, la parte che rende veramente speciale questa serie tv. Sapete perché? Perché racconta le storie di persone che ogni giorno si preparano per uscire di casa e vanno verso un luogo che in genere a nessuno piace, ma che loro rendono una casa di speranze, in cui nessuna vita è data al caso, in cui si combatte fino all’ultimo. È un posto complicato perché vi si nasce, si guarisce, si “rinasce” ma si hanno anche paure e timori, e per alcuni si muore. Nonostante ciò i medici ogni giorno indossano il camice, lasciano da parte ogni incertezza, e mettono in ballo tutto ciò che serve: gli anni di studio, la capacità, la volontà di fare del bene, il peso delle responsabilità, la forza inestricabile che li sprona a dare il massimo per la salute degli altri, per il lavoro che amano.

La verità è che medici sono degli eroi, sfruttano la medicina (la quale ha fatto progressi notevolissimi nel tempo, quasi miracolosi ai miei occhi) per salvare vite. Vanno avanti senza sosta pur affrontando le brutalità del loro mestiere, come quando per un paziente non c’è altro da fare, quando c’è da comunicare cattive notizie… Sono complicazioni per cui c’è bisogno allo stesso tempo di empatia e di distacco morale, perché lasciarsi travolgere ogni volta sarebbe devastante più di quanto lo sia già la situazione.

Il concetto di “eroe” dunque non è più quello che ci hanno insegnato a scuola e che troviamo nei libri di storia. Adesso più che mai, data la drastica situazione sanitaria che stiamo vivendo a causa del corona virus, gli eroi sono tutti coloro che combattono ogni giorno a colpi di medicinali, terapie e vaccini. Nei tg e sui giornali vediamo definiti eroi tutti gli operatori nel campo della medicina, degli ospedali, delle scuole, coloro che svolgono il loro mestiere, con rinnovate difficoltà, perché non possono farne a meno, perché è un’attività che salva.

Vi riporto, per concludere, una frase del presidente Mattarella: «Il nostro pensiero grato e riconoscente va alle infermiere e agli infermieri in prima linea, e con loro a tutti i medici degli ospedali e dei servizi territoriali, agli assistenti, ai ricercatori, a quanti operano nei servizi ausiliari: li abbiamo visti lavorare fino allo stremo delle forze per salvare vite umane e molti di loro hanno pagato con la vita il servizio prestato ai malati».