Viaggi di Penna Libera -CAPITOLO II°- Continuo – Quel sottile confine tra noi…

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Ciao a tutti, volevo avvisare che questa storia contiene, in certe parti, contenuti piuttosto… espliciti.

Buona lettura… 

“Tieni, prendi un po’ d’acqua.” con dolcezza Chiara mi si sedette di fianco e mi sfiorò la guancia in una carezza.

“Che dire, tranquillo come sogno, eh? Ti sei ricordata tutto? Non posso darti torto sullo stato d’animo con cui affronti la notte.”

Qualcosa non va. La parte finale del racconto di poco fa non c’era nel sogno, quello si interrompeva con le mie urla.”

Non ha senso, forse lo hai solo rimosso nel passaggio fra sogno e realtà, capita a volte.”

No, sono sicura che nessuno mi ha afferrato nel sogno. Durante il racconto era come se avessi continuato da dove mi ero interrotta.” osservai Chiara alzarsi in piedi con un movimento teso.

Senti, forse adesso ti stai lasciando prendere la mano più di quanto vuoi ammettere, secondo me lo hai dimenticato. Ora ti va di approfondire o vuoi chiudere qui e magari ne parliamo un’altra volta? Decidi tu, ma la cosa deve essere superata perché, bella mia, non puoi andare avanti in questo modo. Hai le borse sotto gli occhi per carenza di sonno, l’appetito di un uccellino e sei nevrotica, fattelo dire. Scusami, ma lo sai che con me funziona così, la schiettezza anche se fa male.”

Oh sì, la conoscevo eccome e proprio per questo lato del suo carattere l’apprezzavo ancora di più.

Hai ragione, questa cosa deve finire adesso. Aiutami a ragionarci sopra e vedrai che da qui a stasera avrò fatto in modo di planare nel letto con la mente libera da inquietudini.”

Ci risedemmo nella tranquillità del soggiorno e della tempesta che ululava la sua rabbia all’esterno delle mura.

Parlammo per tutta la sera, fin quasi a mezzanotte. Secondo Chiara i sogni si riducevano a qualcosa che avevo visto in televisione tempo addietro e che mi era rimasto impresso, oppure, frammenti di paure inconsce dovute alla mia solitudine e alla ricerca di qualcuno con cui condividere la vita.

La cosa non mi convinceva, era come se quei sogni dovessero arrivare ad uno scopo preciso.

Probabilmente hai ragione tu. In tal caso, speriamo finiscano presto perché sono veramente stanca di sentirmi così.”

Vedrai che passerà presto, non abbatterti. Stanotte comunque dovrò dormire da te, non mi sposteresti neanche con le cannonate con quel tempaccio fuori.” sorrise.

Non lo farei mai, la camera di Andrea è pronta da questa mattina.”

Restammo alzate ancora per qualche minuto, restie a lasciarci andare all’abbraccio di Morfeo, ognuna con il proprio incubo.

Qualcosa mi afferrò per i capelli bloccandomi con una presa decisa. Terrorizzata iniziai a dimenarmi, nella speranza che qualcuno dei colpi arrivasse al bersaglio, ma nulla, non avevo niente attorno a me, eppure fra i capelli sentivo ancora quella pressione. Mi fermai, stanca, ghiacciata e con il terrore di stare per uscire di testa.

Cosa vuoi da me, perché mi perseguiti?” provai a parlare con quel qualcosa, consapevole che, se non c’era veramente nessuno, non avrei fatto la figura della pazza psicopatica che iniziavo a pensare d’essere.

Una leggera brezza mi sfiorò l’orecchio subito seguito da un sibilo.

Non correre.”

Per poco non caddi a terra. Le gambe iniziarono a fare di testa loro e si mossero in avanti con passi lenti, insicuri.

Per puro istinto di sopravvivenza il corpo voleva allontanarsi da quella voce sensuale, quasi catartica, ma la mente lo contrastava perché ne era attratta, quasi soggiogata. Iniziai una lotta con me stessa, conscia anche mentalmente che il significato di quella voce era pericolo allo stato puro e dovevo lottare con le unghie e con i denti per allontanarmi ora, subito.

Mossi altri passi, affrettandoli malgrado l’indolenzimento dei muscoli.

Non correre.”

Mi girai, questa volta, ma tutto era ancora nero.

Per quale motivo? Dimmi per quale motivo non devo correre. Mi vuoi uccidere? Beh, allora fallo ma non tormentarmi.” gli urlai.

Stavo decisamente uscendo di testa, quasi iniziavo ad accettare di buon grado il silenzio della morte.

Una calda risata mi circondò arrivando da tutte le parti. Era una musica meravigliosa, un suono surreale che faceva vibrare le mie corde più intime. La voce dalla passione.

Non riuscivo a vedere nulla e più mi sforzavo più il nero si chiudeva attorno a me. Ero impaurita, ma anche fortemente attratta da chi si celava dietro quella voce.

No, non correre, puoi cadere.” dal nulla arrivarono raffiche di vento talmente forti che scossero il mio corpo facendolo ondeggiare da tutte le parti.

Alessandra, svegliati, tesoro, dai.” ancora in bilico fra sogno e realtà spalancai gli occhi tuffandomi in quelli preoccupati di Chiara.

Cosa, che c’è?”

Che c’è? Mi hai fatto preoccupare seriamente, sai?”

Un lampo mi riportò del tutto al presente seguito subito dopo da un tuono in lontananza; la tempesta se ne stava andando.

Guardai la mia amica che si sedeva nel letto in maniera scomposta e tesa.

Cosa è successo?”

Me lo devi dire tu, questo! So solo che dormivo beatamente quando ho sentito le tue urla. Ti agitavi nel letto in maniera assurda, sembravi la ragazzina del film l’esorcista. Ho cercato di svegliarti, ci ho provato per un quarto d’ora, poi ho iniziato a scuoterti e finalmente hai spalancato gli occhi.”

Non me ne sono resa conto.” mi passai le mani in faccia cercando di scacciare quella strana sensazione di apatia.

Hai continuato a sognare, vero? Sempre lo stesso?”

Scossi la testa “No, ha continuato evolvendosi in qualcos’altro.”

Ti va di parlarne?”

Guardai l’ora sul comodino, un’abitudine che non riuscivo a togliermi. La mia vita era scandita da orari ben precisi.

Le tre del mattino, nuovamente scossi la testa.

Più tardi magari, ora torna a letto, ho disturbato anche troppo oggi. Ti prometto che domattina parliamo della cosa.” la interruppi prima che la sua bocca emettesse il rifiuto in procinto di uscire.

Va bene, ne riparliamo dopo. cerca di riposare però, sei distrutta.”

Annuii ringraziandola e aspettai che richiudesse la porta.

Mi lasciai andare contro i cuscini esausta e con la sensazione di aver corso per chilometri. Non mi andava di pensare al sogno, non mi andava di analizzare ciò che quella voce aveva provocato dentro me, perché sarebbe stato insensato e pericoloso prenderne atto. Non mi andava di ragionarci.

Vigliacca? Sì, forse lo ero, ma che significato razionale potevo dare ad un sogno?

Sicuramente ora avevo tutto fuorché la razionalità. Paura, agitazione e stanchezza da vendere. Mente equilibrata, zero!

Tirai un lungo respiro nella speranza che mi calmasse, eppure, malgrado fosse circondato da calde coperte, il mio corpo continuava ad essere gelato; i brividi che accompagnavano ogni fine sogno continuavano a ondate sempre più lievi squassando i nervi già duramente provati.

Tenni accesa la lampada sul comodino che Chiara aveva azionato poco prima e chiusi gli occhi nella speranza che il sonno ristoratore arrivasse in fretta. E ciò avvenne, regalandomi qualche ora di totale oblio.

Nel sottobosco un’ombra nera avanzava nervosa nel suo incedere elegante. Agli occhi del Gufo Reale appollaiato su di un ramo, appariva sbiadita, quasi incorporea e tremendamente pericolosa. Sapeva già che avrebbe avuto difficoltà nella caccia per quella notte finché quell’essere continuava ad aggirarsi nei dintorni.

Damian scosse la testa. Questa faccenda non gli piaceva per niente e non era solo la presenza della donna nel suo mondo, ma anche per ciò che quella umana aveva scatenato dentro lui.

C’era un non so che di inafferrabile e la cosa lo disturbava non poco.

Un’altra presenza si unì alla sua con movenze più irrequiete.

Cosa diavolo pensi di fare? Ci stai mettendo in pericolo con la tua indifferenza ai protocolli.”

Damian non lo degnò di attenzione, continuò a muoversi avanti e indietro, come seguendo il passaggio di una preda e la sua scia.

Degnati di ascoltarmi per una volta, maledizione! Sai bene che i protocolli vietano qualsiasi interferenza con gli esseri umani e tu, zuccone come sempre, li infrangi con sdegno e indifferenza. Vuoi farci ammazzare?”

Piantala di tormentarmi, Aidan. Non ho mai seguito i protocolli, è cosa risaputa e poi non sono stato io a cercare l’umana, è capitato.”

E tu giustamente ti sei prodigato a bloccare la cosa subito, a quanto ho visto, eh?”

la rabbia in lui era evidente, poteva percepirla e la cosa lo divertiva e irritava allo stesso tempo.

Devi chiudere subito la questione, Damian, altrimenti il consiglio ci farà vedere rosso nel vero senso della parola, questa volta.”

Prese forma davanti ad Aidan, provocandogli un senso di allerta.

Era enorme, grosso e pericoloso e se gli occhi erano lo specchio dell’anima, il fratellino avrebbe fatto meglio a non tirare troppo la corda.

Fissò gli occhi in quelli di lui con una calma apparente e, per chi aveva avuto la sfortuna di conoscerlo, era la calma prima della tempesta.

Adesso basta, non devo rendere conto a nessuno di ciò che faccio, tanto meno a quei burocrati vampiri del cazzo che etichettano protocolli in ogni cosa che sfugge al loro ordinato controllo. Questa faccenda non vi riguarda. State fuori dalla mia vita o mi vedrò costretto a ricordarvi con chi avete a che fare.” non aggiunse altro, non gli interessava, adesso toccava a loro adattarsi alle sue regole.

La tua testardaggine ti porterà guai, fratello. Rispetto la riservatezza delle tue decisioni, ma il modo in cui pretendi che gli altri le accettino è fuori luogo. Devi iniziare a rapportarti col consiglio, è un tuo diritto e un tuo obbligo come Antico.

Sei l’unico che può contrastare le idee rivoluzionarie di Corio, riguardo alla supremazia delle razze inferiori alla nostra. Ci sono molti che non lo appoggiano, ma hanno bisogno di un leader che li rappresenti e qui entri in gioco tu come Antico.”

Si appoggiò al tronco di una quercia di Farnia, maestosa e grossa. Incrociò le braccia sul petto e guardò il fratello più giovane con studiata calma.

Si era sempre tenuto lontano dalle convenzioni politiche, dai faccendieri burocrati del cavolo impegnati in sciocche dimostrazioni di poteri, ai soliti partecipanti della Razza, che si battevano invano contro un indemoniato Antico come Corio.

Loro due, gli unici rimasti, erano gli ultimi dei sette Antichi perseguitati dai diversi della Razza, coloro che avevano assunto puro sangue umano dagli infanti durante il passaggio alla fase matura dei vampiri. Erano un piccolo gruppo di esseri perseguitati da una sete continua di sangue umano che li riduceva a esseri abietti e senza cervello che reputavano i vampiri originali da eliminare perché intralciavano il loro disgustoso obiettivo.

La differenza era che loro, essendo antichi, avevano la capacità di vivere anche senza quel delizioso liquido rosso dell’umano, trovando ciò di cui necessitavano in quello animale senza il bisogno di ucciderlo. Corio, malgrado fosse un Antico, era soggetto a smanie di potere, che spesso lo portavano a pensare ad un suo coinvolgimento riguardo la questione dei diversi.

Ma queste erano congetture senza fondamenti, per ora.

Non è il momento, ora bisogna pensare a difendere la Razza dagli attacchi esterni. Quindi lascio volentieri a Corio il compito delle procedure interne.”

Ma così gli dai il potere di fare come vuole, anche nei tuoi confronti.”

Si voltò a guardarlo sorridendo della sua ingenuità “Io sono un guerriero prima di tutto, fratello, non scordartelo. Se c’è una cosa che Corio non avrà mai è proprio il potere su di me! Smettila di preoccuparti e pensa a ripristinare le difese esterne. Come generale delle guardie è un tuo compito. Non interessarti della mia vita.” così dicendo lo lasciò lì in piedi nel mezzo del nulla a fissare il punto in cui era sparito.

Lo squillo del telefono mi svegliò. Andai nel piccolo andito e sollevai la cornetta mentre osservavo Chiara uscire dalla camera accanto, tutta assonnata.

Continua……..

 

 

 

 

 

 

 

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