Secondo Papa Francesco il Padre nostro non è una buona traduzione.

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La più importante, conosciuta e diffusa delle preghiere cristiane, quella che secondo il Vangelo di Luca, Gesù insegnò personalmente ai suoi discepoli dopo 2000 anni potrebbe contenere degli errori di traduzione.

Lo ha affermato il Sommo Pontefice nella settima puntata del programma “ Padre nostro”, condotto da Don Marco Pozza, in onda su TV2000 il 6 dicembre. La frase incriminata è questa “Dio che ci induce in tentazione” non è una buona traduzione”. “Anche i francesi, prosegue il Pontefice, hanno cambiato il testo con una traduzione che dice ‘non mi lasci cadere nella tentazione’: sono io a cadere, non è lui che mi butta nella tentazione per poi vedere come sono caduto. Un padre non fa questo, un padre aiuta ad alzarsi subito”. “Quello che ti induce in tentazione, conclude Francesco, è Satana, quello è l’ufficio di Satana”.

Della controversia sulla preghiera più nota del cristianesimo si è parlato in queste settimane quando in Francia si è cambiato il vecchio “Padre Nostro”. Dopo anni di discussioni sulla giusta traduzione, la nuova versione non include più il passaggio ‘non sottometterci alla tentazione’ -, che è stato sostituito con una versione ritenuta più corretta “non lasciarci entrare in tentazione”.

Anche in Italia, nella versione della Bibbia della Cei (2008), il passo “e non indurci in tentazione” è tradotto con “e non abbandonarci alla tentazione”; l’edizione del Messale Romano in lingua italiana attualmente in uso (1983) non recepisce tuttavia questo cambiamento. Ora però è il Papa a sostenere pubblicamente che si dovrebbe cambiare.

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