Almanacco – Voci dagli Abissi –

29

ALMANACCO – VOCI DAGLI ABISSI…

 

Socrate direbbe: “Sappiamo di non sapere”.

Infatti, quando parliamo di oceani, noi siamo totalmente all’oscuro di ciò che si cela in quelle profondità.

La National Ocean and Atmosferic Administration (NOAA), per intenderci: l’ente statunitense specializzato nello studio del clima, ha esplorato ad oggi, solo il 5% delle profondità marine. Il restante 95% è ancora tutto da scoprire.

Ma, nei suoi dati più recenti tra i tanti raccolti nel tempo, si ritrova la storia del, così battezzato, (bloop).

Tutto accadde nel 1997, quando i ricercatori della NOAA registrarono una frequenza sconosciuta al largo della costa sud-occidentale del Sudamerica, esattamente nel Pacifico Meridionale.

Alcune settimane dopo, venne nuovamente rilevato e il suono originatosi aveva queste coordinate: 50°S – 100°W, e il primo idrofono a captarlo faceva parte dell’equipaggiamento dell’U.S. Navy, nell’Oceano Indiano, progettato in origine per identificare i sottomarini sovietici.

Il NOAA descrisse così il suono: esso, salì rapidamente di frequenza nell’arco di un minuto, sufficientemente forte da poter essere captato da molteplici sensori, raggiungendo un raggio di 5.000 km e per la bassa frequenza, subito si escluse l’esistenza di un animale in grado di generarlo. Infatti, l’idea venne soppiantata subito dopo da una spiegazione, ovviamente, geologica: un terremoto sottomarino particolarmente intenso avrebbe originato quel suono, oppure, un criosisma, (cioè un evento sismico che può essere causato da un’improvvisa azione dirompente prodotta nel suolo ghiacciato o nella roccia satura di acqua o ghiaccio. Quando l’acqua infiltrata nel terreno si ghiaccia, l’aumento di volume mete sotto stress la roccia), avrebbe generato il distacco di una porzione di ghiacci nella calotta antartica.

Ovviamente, buona parte della comunità scientifica non fu soddisfatta di questa conclusione. Perché non dimostrata o dimostrabile che una frammentazione dei ghiacci fosse avvenuta a grande profondità.

Ma anche l’idea che un unico animale potesse, per grande che fosse, quella frequenza non convinceva. Tenendo conto che, esistono molti organismi in grado di produrre, a prescindere dalla dimensione, suoni molto potenti, facciamo un esempio: il “gambero pistolero” della famiglia degli Alfeidi, lungo pochi centimetri, lancia un richiamo di intensità pari al motore di un jet.

Quindi viene semplice valutare che il bloop, potrebbe essere “la voce” e far parte di una forma di vita diversa, capace di sopravvivere sia a grandi profondità sia in acque più superficiali, e di comunicare tramite suoni avvertibili persino a lunghissime distanze.

Nel 2012 l’interesse si riaccese quando l’emittente televisiva Discovery Channel mandò in onda “Mermaids: the body found” (Sirene: il corpo trovato), una docu-fiction che raccoglie le prove presunte dell’esistenza di nuove creature sottomarine. E malgrado la NOAA e la stessa emittente ribadirono che il tutto era comunque un’opera di fantasia, e che le sirene non esistevano, il clamore suscitato dal documentario stesso ormai aveva attirato l’attenzione del grande pubblico, fosse solo per i filmati riguardanti i graffiti all’interno delle caverne in Egitto, immagini di balene e altri cetacei spiaggiati che riportavano sul corpo ferite decisamente sospette, creando nella mente del collettivo il richiamo al “mistero degli abitanti del mare”.

Certo queste non sono argomenti inediti, tutti gli antropologi sanno: in ogni civiltà esiste uno spazio prominente della propria mitologia riservata alle creature acquatiche, un esempio sono i Greci, che veneravano Poseidone, dio del mare e della corte di ippocampi, ciclopi, tritoni e sirene. Gli Assiri e Babilonesi che adoravano Dagon, il dio della fertilità metà uomo e metà pesce. In Giappone, i laghi e i fiumi, una tradizione li identifica come il regno dei Kappa, dispettosi mostriciattoli che si divertono in scherzi di cattivo gusto a chi osa entrare nelle acque, oppure in Scozia, Irlanda e paesi scandinavi, si nascondono i Kelpie, demoni che possono assumere le sembianze di un cavallo nero.

Insomma, la lista non avrebbe fine…

Ma se si fosse trattato di un animale, beh, avrebbe dovuto essere enormemente più grande della balenottera azzurra, attualmente l’animale conosciuto più grande sulla Terra.

Anastasya

Commenti

commenti