Almanacco -Tra Leggenda e Storia –

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Tra Leggenda e Storia…

La Sardegna è una terra ricca di bellezze naturali e, dal mondo invidiata, ma è anche una terra antica e misteriosa, dove gli abitanti conservano memorie di luoghi e persone legate a tradizioni popolari molto antiche.

Uno di questi luoghi si trova a Chia, esattamente nel Capo di Pula e, il nome che poi gli venne dato, fu parte di una leggenda che ebbe inizio in una notte di forti venti, il mare in burrasca e onde altissime che sbattevano con fragore e ferocia sulle rocce di Chia.

La leggenda narra che, in mezzo al mare una barca era in totale balìa della potenza della natura, che tanto familiare era, ed è tutt’oggi, per il popolo che la viveva. Avanzando di pochi centimetri per volta mentre l’acqua salmastra, inesorabile la riempiva, il barcaiolo, stremato, non trovava soluzione per uscire da quella avversità se non prostrarsi in preghiera.

Ma, all’improvviso, l’onda più alta di tutte scaraventò la fragile barca oltre le rocce, depositandola sulla spiaggia di Chia. Euforico per la buona sorte, il barcaiolo scese con cautela dal relitto senza più forze, abbandonandosi a quella morbidezza umida e ad un sonno ristoratore.

Dormiva ancora quando l’alba del giorno dopo mostrava la bellezza del luogo, il mare era calmo ora, uno specchio azzurro e verde, dal suono amabile, e il rosso del sorgere del sole baciava di magia e delicatezza il profilo della Sardegna.

Nella zona passeggiava, leggiadra e serena, la figlia del re dei pastori, Nora.

Nel sorridere alla calma risacca che cancellava le impronte dei suoi piedi sulla sabbia, Nora si accorse dell’uomo, enorme, quasi quanto due maschi del suo villaggio. I suoi capelli biondi erano molto diversi da quegli degli uomini che abitavano la sua terra.

Con cautela, gli si chinò accanto per accertarsi fosse vivo, e non resistette alla tentazione di accarezzarlo.

L’uomo si destò dal sonno e quando i suoi occhi incontrarono quelli di lei, cercò di chiederle dove fosse, in quale luogo fosse approdato, ma Nora non comprendeva la sua lingua.

Provò, allora, a disegnare sulla sabbia provando gioia nel vedere che lei comprendeva. Allora Nora lo condusse al villaggio, dove venne accolto in modo ospitale e generoso: gli diedero da mangiare, nuove vesti e gli offrirono una delle loro capanne per sistemarsi e riposare.

Per sdebitarsi il barcaiolo lavorò con loro, imparando l’arte della pastorizia.

Ma la pace durò poco: mentre gli uomini si trovavano sulle colline a pascolare il bestiame, dal mare le alte vele delle navi dei pirati Saraceni parevano presagi di morte.

Da lungo tempo battevano le coste della Sardegna. La flotta era enorme e i suoi personaggi pericolosi, armati di spade e scimitarre e non si presero tempo nel razziare il villaggio.

Le urla delle donne e dei bimbi raggiunsero le orecchie dei pastori, che subito ridiscesero dalle colline in loro soccorso. Ma, fra tutti, il più lesto fu lo straniero, che si rivelò un forte guerriero, in grado di sconfiggere da solo l’esercito dei pirati. Anche se armato del solo piccone, fu in grado di ricacciare in mare i nemici. Ma il villaggio, tuttavia, ormai era distrutto.

Nora, per ciò che era avvenuto, pareva inconsolabile, allora il forestiero si autoproclamò “Norax”, ossia “difensore di Nora”, e propose al popolo del villaggio di ricostruirlo, rendendolo più arduo agli attacchi, usare non più paglia e sassi, ma enormi massi di granito che si trovavano nelle montagne vicine, creando una fortezza inespugnabile.

Con pazienza iniziarono i lavori di ricostruzione e attorno alle case eressero il possente bastione a scopo difensivo.

Così nacque una nuova città, a cui Norax dedicò il nome della sua salvatrice che nel frattempo, divenne sua moglie: Nora.

Non pienamente soddisfatto, Norax costruì, in cima a un’alta collina, una bellissima casa così che fosse il più vicina possibile alle stelle, utilizzando le pietre più grandi, in modo che resistesse alle intemperie che, comprese, erano parte di quella terra che se amata e compresa, poteva togliere tanto, ma anche restituire con più generosità.

Nell’apprendere tali capacità di costruzione, i pastori iniziarono a costruire quelle torri stupende, edificandole a mano a mano che la ricerca di nuovi pascoli, li allontanava sempre più dalla costa, risalendo sulle colline dove le alte strutture contenevano al loro interno i fuochi che, tutte le sere, venivano accesi a segnalare la vita che continuava negli antichi ripari.

Le torri vennero denominate “nuraghi”, in onore di Norax e del forte legame per questa terra e della sua amata sposa.

Ma la Storia, racconta…

Pula sorge nelle vicinanze dell’antica città di Nora.

L’antico centro urbano, edificato dai Fenici intorno all’ VIII –(ottavo)- secolo a.C. su preesistenti insediamenti nuragici di cui alcune testimonianze ancora oggi rimangono

Nei secoli successivi, passò dai Punici, ai Romani i quali la elevarono per un breve periodo a capitale della provincia di Sardegna e Corsica, per poi far cadere la carica alla vicina Caralis, odierna Cagliari.

Dopo la caduta dell’Impero Romano d’Occidente, causa anche delle scorrerie continue dei vandali e in seguito dei saraceni, Nora come molte altre città costiere, cessò di esistere.

Nel medioevo il villaggio “Padulis de Nura”, Palude di Nora, sorto nei pressi dell’antica città di Nora verso l’anno 1000, fece parte del -giudicato di Cagliari-. Alla caduta del giudicato, attorno al 1258, passò alla famiglia pisana i della Gherardesca, un’antica famiglia toscana di origine longobarda che, secondo alcuni storici, deriverebbero da un ceppo familiare di altre due famiglie importanti nella storia toscana: i Cadolingi e i Guidi.

Alla morte del conte Ugolino, avvenuta nel 1289, fu amministrata dal comune di Pisa. Poi ci fu la conquista aragonese nel 1324, e gli aragonesi la inglobarono nei possedimenti della corona.

Poco dopo il 1409 tornò definitivamente in mano aragonese, il villaggio, pressocché disabitato, fu infeudato alla potente famiglia iberica dei Carroz.

Tra il XVI e XVII secolo gli spagnoli edificarono lungo la costa tre torri d’avvistamento in funzione anti-barbaresca.

Per concludere, nel 1363 il feudo venne incorporato col nome di San Pietro Pula, nella contea di Quirra, mutato in marchesato nel 1603 e feudo dei Centelles.

I Centelles, nuovi feudatari, ne sostennero il ripopolamento. Ma nel 1652, la peste decimò la popolazione, la quale continuava a difendersi dalle continue incursioni dei pirati barbareschi.

Nel 1674 passò il territorio passò ai Borgia di Gandia e poi ai Català nel 1726. Nel XVIII secolo il paese torna a vivere grazie alle iniziative dei frati mercedari e all’afflusso di agricoltori e pastori.

Nel 1839, epoca sabauda, con la conclusione del sistema feudale, Pula venne riscattata all’ultimo feudatario, Filippo Osorio, divenendo comune del Regno di Sardegna e poi del Regno d’Italia dal 1861.

Nel promontorio di capo di Pula, sorgono i resti dell’antica città Fenicia, il primo e più importante centro sull’isola.

I suoi resti furono scoperti casualmente durante una violenta mareggiata che riportò a luce una parte dell’edificio funerario del tophet.

Anastasya

 

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