ALMANACCO _ LE ANGUANE _ di Anastasya

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ALMANACCO _LE ANGUANE_

 

Sfido chiunque a dirmi che l’Italia non sia uno Stato “Sovranazionale” tra i più belli del pianeta.

In ogni dove volgi lo sguardo, o anche solo il pensiero, stai pur certo che non ne rimarrai deluso. Viviamo in una terra colma d’ogni prelibatezza, ricca di varietà e di storia.

È certo non posso non menzionare le coste e i mari, fra i più visitati al mondo!

Come non si dimenticano i folklori tipici di ogni regione, paese, come pure le catene montuoso come le Alpi, che in esse racchiudono una fauna e una flora immensa e varia.

Ed è proprio sulle Alpi che oggi vi voglio portare. Forse perché questa storia, leggenda, in qualsiasi modo voi vogliate chiamarla, si svolge proprio ai piedi delle cime lombarde…

Oltre a suscitare rispetto per la maestosità e la bellezza, la catena montuosa Alpina regala la perfetta visione che la compone; dalle dolci colline che delimitano il passaggio dalla pianura padana alla montagna, le Prealpi subito dopo, per poi trionfare coi rilievi delle Alpi.

Notate come tutto perfettamente organizzato per far sì che le persone provino quel giusto brivido di suspence e magia nel vederle per la prima volta, e rimanerne rapiti?

E tutto in un unico luogo.

Ogni cima conserva leggende misteriose e storie che si perdono nei secoli. Ogni fantasia che potrebbe venirvi in mente, state certi che in questi luoghi non crea perplessità o giudizio, al contrario, vi stupirete nel vedere reazioni analoghe da parte di ogni lombardo: come ad esempio un’alzata di spalla, un sorriso che la sa lunga ed un “C’è anche la storia di…!” Oppure, se volete curiosare un po’ di più, sentirete bisbigliare frasi del tipo: “chiedete a… vi racconterà delle…!” insomma tutti sanno ma nessuno si fa avanti nel raccontare lasciando tale privilegio agli anziani del luogo. I quali sicuramente sono maestri nell’enfatizzare certi passaggi e lasciarti col desiderio, sempre più cocente, di appurare tali leggende.

Non vi nascondo che la Lombardia, e le sue spettacolari Alpi, è uno dei luoghi a cui aspiro visitare prima o poi.

Un luogo, in particolare, ai piedi delle cime lombarde, friulane e trentine si racconta di particolari e mitologiche creature, le “Anguane”.

Come credo abbiate notato suggerisce il nome, le Anguane sono bellissime fanciulle delle acque, cioè creature spiritualmente unite alle sorgenti d’acqua, ruscelli, stagni ed anche laghi montani. Sono esseri sfuggenti, raramente si intravedono nei boschi o foreste e il loro aspetto varia per chi le racconta. C’è chi le vede come bellissime ragazze, chi le descrive con piedi a forma di zoccolo di capra, o zampe di gallina, altri ancora le rappresenta con gambe ricoperte di muschio e rugose, o con schiene coperte di corteccia d’albero.

Come sempre, ognuno da una propria interpretazione a ciò che vede.

Come le ninfe della mitologia greca e romana, le Anguane sono per natura sfuggenti, affascinanti, i loro lunghissimi capelli rosso fuoco attraggono l’uomo nel loro naturale, istintivo essere ammaliatrici. Le loro dimore sono anfratti rocciosi di cui i monti sono pieni, ma non si allontanano mai troppo dall’acqua, loro elemento naturale. Non sono cattive, né buone, solo intolleranti e coleriche con chi danneggia, inquina e deturpa la natura.

   Be’, su questo posso anche concordare, anzi, rispetto il loro lodevole aver cura della natura.

   Fra le tante ipotesi su chi siano le Anguane, si dice che in seguito alle feroci guerre contro i romani le ultime donne celtiche, nel tentativo di fuggire, si nascosero nelle grotte vicino ai laghi e torrenti, e nel tempo, stando ben nascoste, si siano legate alla natura diventando mitiche creature; altri ancora, dicono che fossero delle semplici donne che un tempo andavano ai ruscelli per lavare i panni. Che poi siano morte e i loro spiriti siano tornati a quei luoghi divenendo protettrici della natura.

Anche nel Friuli se ne raccontano tante. Una storia in particolare ha attirato la mia attenzione, una di quelle che solitamente trovi nei libri, ma, forse, essa apparirebbe come la più importante!

Si narra che queste bellissime fanciulle avevano il compito di proteggere i raccolti. Ogni terriero, in base all’ottimo raccolto del periodo, non dubitava dell’intervento delle mitologiche ninfe e, tra venerazioni e qualche dono di ringraziamento, si preparava per la successiva semina.

Ma queste fanciulle se perseguitate o infastidite, potevano scatenare incredibili tempeste e distruzioni di raccolti.

Un giorno, dei rumori nella cantina insospettirono un giovane casaro che subito andò a controllare, rimanendo altresì sorpreso di trovarvi una Anguane intenta a rubargli il formaggio.

La sorpresa venne subito soppressa dalla bellezza della creatura di cui il giovane si innamorò perdutamente, tanto che da quel dì, non mancava di andare ogni giorno nei boschi per rivederla.

Per lungo tempo la fanciulla lo stette ad osservare nascosta finché quella tenacia non fecce breccia nel suo cuore.  Per lungo tempo quello fu un rituale che permise a entrambi di conoscersi e comprendersi fino al raggiungimento del matrimonio.

Prima di varcare la soglia di casa, l’Anguane mostrò all’amato la sua vera natura che fino ad allora aveva nascosto: le caviglie, che con molta timidezza mostrò a capo chino, terminavano con zoccoli caprini che ad un primo impatto misero un certo timore nel giovane. Nel cogliere la sua espressione terrorizzata si fece promettere di mantenere il segreto altrimenti sarebbe tornata per sempre nei boschi e lui non l’avrebbe più rivista.

Per lunghi anni vissero felici e ancor di più dalla nascita di un figlio maschio. Ma il lavoro nei campi era duro e dopo un periodo sfortunato l’uomo iniziò a diventare irascibile e distaccato.

Un giorno, un grosso litigio tra loro portò il casaro a svelare agli amici la vera sembianza della moglie, accusandola di essere solo una “stupida donna dai piedi di capra”.

L’Anguane sorpresa del tradimento reagì andando su tutte le furie e prima di scappare tra i boschi maledì l’uomo e suo figlio…

   “Ne tu ne i tuoi figli potrete mai avere figli perché nasceranno tutti coi piedi come i miei! Dai molti verrete derisi e banditi da ogni luogo, e il pellegrinare sarà la ricompensa eterna al mio dolore.”

   Conseguenza di tale maledizione, il figlio da lei concepito nel crescere si innamorò perdutamente e si sposò, ma quando la giovane moglie chiese di avere dei figli, il giovane fu preso da un tale panico che, pur di porre fine a quella maledizione, preferì gettarsi da una rupe, per poi sprofondare in una buca profonda nel terreno.

D’estate, si dice, dove la terra inghiottì lo sfortunato giovane, si possa sentire il suo lamento risalire le pareti di quella profondità, un suono inquieto e solitario che ancora oggi dopo tanti secoli non riesce a trovare pace.

Anastasya