GoticAnastasya_musica Gregoriana e stile Gotico_ misteri celati nel tempo

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Malgrado la leggenda popolare attribuisca a Papa Gregorio I° l’invenzione del canto gregoriano, dagli studiosi si apprende che esso sia nato da una successiva sintesi carolingia (epoca di Carlomagno 742-814) e del canto romano e gallicano.

Il loro canto tradizionalmente, veniva cantato da cori di uomini e donne nelle chiese o da ordini religiosi nelle loro cappelle. Essa è la musica di rito romano, eseguita nella messa e nell’ufficio monastico.

Sebbene il canto gregoriano soppiantasse o addirittura emarginasse le altre tradizioni indigene dell’Occidente cristiano per diventare la musica ufficiale della liturgia cristiana, il canto ambrosiano (ufficialmente adottato dalla chiesa latina nella maggior parte dell’arcidiocesi di Milano), e il canto mozarabico della Spagna cristiana.

E malgrado il canto gregoriano non sia più obbligatorio, la chiesa cattolica romana la considera, ancora oggi, ufficialmente la musica più adatta al culto.

Nel ventesimo secolo, il canto gregoriano subì una rinascita musicologica e popolare.

Il periodo gotico della musica che si estende dal XII a tutto il XIII secolo ebbe per centro la cattedrale di Notre-Dame di Parigi, culla dello stile polifonico, assolutamente nuovo rispetto allo stile monodico dell’antichità.

Il canto liturgico non era più oggetto di mere ornamentazioni alleluiatiche, ma diventò il centro intorno al quale gravitavano altre melodie che gli si accompagnavano in simultaneità. Questo modo aggiuntivo di comporre fece sì che la struttura polifonica risultante apparisse come qualcosa di incompiuto, di aperto, virtualmente suscettibile di reggere nei registri superiori altre voci polifoniche. Era quindi una struttura sonora in divenire, che si slanciava verso l’alto; uno zampillare e salire analogo al movimento ascendente dello spazio architettonico gotico, proteso misticamente verso il cielo.

Una delle canzoni, che più apprezzo, è Angel dell’Album Masters of Chant­­ Gregoriano.

 Altre versioni dello stesso, sono state interpretate da Robbie Williams nel 1997, da Jessica Simpson nel 1999 e da The Baseballs nel 2009.

 Il testo della canzone è riportato di seguito…

ANGEL

Per quella seconda possibilità,

Per una pausa che mi farebbe bene

C’è sempre qualche motivo, per non sentirsi abbastanza bene,

Ed è difficile raggiungere la fine della giornata.

Ho bisogno di distrazioni

Oh, di una bellissima versione.

Ed ecco che memorie filtrano dalle mie vene

Lasciami essere vuoto, Oh,

senza peso e forse, Stasera troverò un po’ ‘di pace.

 Tra le braccia dell’angelo

Volare via da qui, Da questa camera d’albergo buia e fredda

E l’infinito che temo

Son strappato dal relitto, Della tua fantasticheria silenziosa

Son tra le braccia dell’angelo

Che io possa trovare un po’ di conforto qui.

 E ovunque mi giri

Ci sono avvoltoi e ladri alle mie spalle, La tempesta continua a torcersi

Continuo a costruire le bugie, Che compensano tutto ciò che mi manca.

Non fa alcuna differenza, Scappare un’ultima volta

È più facile da credere, In questa dolce follia oh,

Questa gloriosa tristezza che mi mette in ginocchio.

Negli anni, fra miti, leggende, misteri e libri, si è spaziato nel mondo del Gotico, tra realtà e fantasia, diamo una breve lettura dell’incipit di un romanzo gotico tra i più famosi: IL GATTO NERO di E.A. Poe…

“Per il più folle e insieme più semplice racconto che mi accingo a scrivere, non mi aspetto né sollecito credito alcuno. Sarei matto ad aspettarmelo in un caso in cui i miei stessi sensi respingono quanto hanno direttamente sperimentato. Matto non sono e certamente non sto sognando. Ma domani morirò e oggi voglio liberarmi l’anima.

Il mio scopo immediato è quello di esporre al mondo pienamente e succintamente una serie di semplici eventi domestici, senza commentarli. Le loro conseguenze mi hanno terrorizzato, torturato, distrutto, ma non tenterò di spiegarli.

Per me hanno significato nient’altro che orrore, ma per molti sembreranno meno terribili che barocchi.

Si potrà, forse, trovare qualche intelletto che ridurrà il mio fantasma ad un luogo comune – qualche intelletto più calmo, più logico e molto meno eccitabile del mio che possa cogliere nelle circostanze che io evoco con timore, nient’altro che una normale successione di cause ed effetti naturalissimi.

Fin dall’infanzia ero noto per la docilità e l’umanità del mio carattere. Ero così tenero di cuore da diventare quasi lo zimbello dei compagni. Ero particolarmente affezionato agli animali e i miei genitori mi concedevano di tenere una grande quantità di animaletti domestici. Con essi passavo gran parte del mio tempo e niente mi rendeva più felice del nutrire e carezzare le bestiole.

Questa mia tendenza crebbe con gli anni ed anche quando divenni adulto trassi da essi il massimo diletto.

Tutti coloro che hanno provato affetto per un cane fedele e intelligente comprenderanno facilmente la natura e l’intensità del piacere che se ne può trarre. C’è qualcosa, nell’amore disinteressato e capace di sacrifici di una bestiola, che va direttamente al cuore di chi ha avuto frequenti occasioni di mettere alla prova la gretta amicizia e l’evanescente fedeltà del semplice Uomo.

Mi sposai presto e fui felice di trovare in mia moglie una disposizione analoga alla mia.”

Ma un altro, che più si differenzia dagli altri per le particolari descrizioni, la trama e il surreale, che tanto va di comune accordo con il gotico e gregoriano, è Dracula di Bram Stoker, forse, il più bello dei libri gotici letti al mondo. Esso è considerato l’ultimo grande romanzo gotico e il personaggio del conte Dracula, al pari di Frankenstein, è entrato a far parte dell’immaginario popolare, un fenomeno destinato a perdurare nel tempo.

Dalla sua pubblicazione, nel 1897, fu un successo immediato, e lo è tuttora.

Film, adattamenti teatrali, fumetti e persino un balletto hanno fatto conoscere la trama di Dracula di Stoker a tutto il mondo, rendendo il conte-vampiro un mito indiscusso per molte generazioni.

Thomas Wolfe (scrittore e poeta statunitense) diceva: “il personaggio è considerato ormai mitico, una figura che costringe a confrontarsi con misteri primordiali come la morte, il sangue, l’amore e i loro reciproci legami.”

Questo, l’incipit del romanzo:

DIARIO DI JONATHAN HARKER (stenografato)

3 maggio, Bistrita.

Lasciata Monaco alle 20.35 del l maggio, giunto a Vienna il mattino dopo presto; saremmo dovuti arrivare alle 6.46, ma il treno aveva un’ora di ritardo.

Stando al poco che ho potuto vederne dal treno e percorrendone brevemente le strade, Budapest mi sembra una bellissima città. Non ho osato allontanarmi troppo dalla stazione, poiché, giunti in ritardo, saremmo però ripartiti quanto più possibile in orario. Ne ho ricavato l’impressione che, abbandonato l’Occidente, stessimo entrando nell’Oriente, e infatti anche il più occidentale degli splendidi ponti sul Danubio, che qui è maestosamente ampio e profondo, ci richiamava alle tradizioni della dominazione turca.

Siamo partiti quasi in perfetto orario, e siamo giunti a buio fatto a Klausenburg, dove ho pernottato all’albergo Royale. A pranzo, o meglio a cena, mi è stato servito pollo cucinato con pepe rosso, buonissimo, ma che mi ha messo una gran sete. (Ric.: farsi dare la ricetta per Mina.) Ne ho parlato con il cameriere, il quale mi ha spiegato che si chiama paprika hendl, e che, essendo un piatto nazionale, avrei potuto gustarlo ovunque nei Carpazi. Ho trovato assai utile la mia infarinatura di tedesco; in verità, non so come potrei cavarmela senza.

Poiché a Londra avevo avuto un po’di tempo a disposizione, mi ero recato al British Museum, nella cui biblioteca avevo consultato libri e mappe sulla Transilvania: mi era balenata l’idea che avrebbe potuto essermi utile qualche informazione sul paese, visto che dovevo entrare in rapporti con un nobile del luogo. Ho scoperto che il distretto da questi indicato si trova ai limiti orientali del paese, proprio alla convergenza di tre stati, Transilvania, Moldavia e Bucovina, al centro della regione carpatica, una delle più selvagge e meno conosciute di Europa. Non sono riuscito a scovare su nessuna mappa o testo l’esatta localizzazione di Castel Dracula poiché non esistono carte di questo paese paragonabili alle nostre, edite dall’Ufficio Topografico Militare; comunque ho constatato che Bistrita, la città di guarnigione indicata dal Conte Dracula, è piuttosto nota. Riporto qui alcuni appunti da me presi in quell’occasione e che mi serviranno da promemoria quando racconterò del mio viaggio a Mina.

In Transilvania vivono quattro nazionalità diverse: al Sud, Sassoni, cui si mescolano i Valacchi discendenti dei Daci; Magian a ovest, e Szekely a oriente e a nord. Sto recandomi tra questi ultimi, i quali si affermano discendenti da Attila e dagli Unni. E può essere benissimo, perché quando i Magiari conquistarono il paese nell’undicesimo secolo, vi trovarono già stanziati gli Unni.

A quanto ho letto, non v’è superstizione al mondo che non si annidi nel ferro di cavallo dei Carpazi, quasi fosse il centro di una sorta di vortice dell’immaginazione; se così fosse, il mio soggiorno potrebbe rivelarsi molto interessante. (Ric.: devo chiedere al Conte informazioni su queste genti.)

 Be, nel mondo del Gotico e del Gregoriano sono tante le sfaccettature che si incrociano, musiche, canti, strutture in pietra e antiche leggende o storie. Nulla di più misterioso, di più coinvolgente per un lettore, ma anche per chi è avaro e curioso di ciò che esiste di inspiegabile…

Anastasya