Almanacco_la Grotta di Santa Barbara_

20

Santa Barbara

GROTTA di SANTA BARBARA

La Cattedrale della Montagna

-Ciò che si racconta oggi-

 

In una frazione di Iglesias, nella provincia del Sud Sardegna, si trova la miniera di San Giovanni.

Nel 1952, per puro caso, durante gli scavi di un pozzo che avrebbe consentito di portare il materiale estratto da un livello all’altro della miniera, venne scoperta una grotta.

Sconosciuta fino a quel momento, perché occultata all’interno della montagna, tra lo strato roccioso di calcare ceroide e dalla dolomia gialla silicizzata, formazione risalente a 500 milioni di anni fa circa, ecco che fra esse si apre la grotta di Santa Barbara.

Raggiungibile, oggi, da un intricato sistema di gallerie sotterranee percorribili tramite un trenino che, attraversando la galleria posta a circa 150 metri sul livello del mare, dopo un percorso di 700 metri lineari dall’ingresso, conduce ad un ascensore che sale lungo un pozzo.

All’interno della grotta, tra tante caratteristiche peculiari, i cristalli tabulari di barite bruno scuro ricoprono le pareti e le concrezioni semisferiche di calcite bianco candido con stalattiti e stalagmiti ricoperte da eccentriche di aragonite.

“Agli occhi dei minatori che la scoprirono, dovette apparire come una visione”: la grotta è tutt’ora una delle più antiche del mondo, la più anziana d’Italia, una meraviglia naturale incastonata nel cuore della miniera.

Altra caratteristica della grotta sono concrezioni a nido d’ape disposte lungo pareti e volte. Nella parte inferiore un piccolo lago silente fa risplendere di riflessi d’acqua le pareti intorno.

Passo dopo passo si possono osservare le concrezioni costruite dalla natura in migliaia di anni. Si cammina lentamente e passando su una sorta di ponte sospeso che attraversa un piccolo lago si possono ammirare, tra giochi di luci e riflessi le lunghe colonne da 25 metri, frutto di milioni di anni di lavoro, che ricordano quelle di un organo. L’immaginazione aiuta poi a vedere una culla in una determinata formazione, un altare. Lo sguardo verso l’alto regala ancora concrezioni ramificate e giochi di minerali irripetibili. Gioielli che la natura ha “costruito”, sagomato e modellato in migliaia di anni. Il viaggio nel cuore della terra, tra industria e natura. Viaggio quasi irripetibile.

Ma non tutti sanno che:

“Sono in tanti ad avere tentato di accollarsi la paternità della scoperta della grotta Santa Barbara, in territorio di Gonnesa. Ma le ricerche fatte dal sindacato a Iglesias hanno consentito di dare a Cesare quel che è di Cesare e a Luigino Mura, 89 anni, ex armatore negli impianti di San Giovanni Miniera, di riconoscergli il merito di aver dato quel fortunato colpo di piccone alla colta della gallerie, e così quel paradiso terrestre costruito dalla natura ben 12 milioni di anni prima ha visto la luce artificiale della candele a carburo.

«E’ stata quasi una fatalità _ racconta con l’emozione di allora Luigino Mura, che smette di tagliare lattughe nel suo orticello alla periferia della città mineraria _. Ero appena montato con il secondo turno (alle 14) dopo che il perforatore aveva concluso la volata. Con me c’era un altro operaio e dovevano disgaggiare (mettere in sicurezza): sopra di me ho notato un foro e prima di far entrare la squadra mi sono voluto assicurare che non ci fossero cedimenti. Ho infilato il picco in quel buco e la volta ha ceduto lasciando un enorme vuoto». In quel tratto di galleria doveva essere realizzata una robusta armatura, invece Luigino Mura ha voluto metterci il naso. «Ho fatto sistemare una scala e sono salito fino all’ultimo gradino; quando la candela a carburo ha rischiarato la zona buia ho visto un santo (un enorme stalagmite) ed ho creduto di essere finito in un santuario».

La meravigliosa visione registrata dal minatore è stata subito trasferita anche agli altri lavoratori che a turno hanno voluto ficcare la testa in quella buca che lasciava intravedere un tratto di paradiso terrestre. «Nessuno ha potuto resistere alla tentazione di attendere l’arrivo dei dirigenti _ aggiunge Luigino Mura _, e ci siamo organizzati per entrare in grotta: uno spettacolo unico con cristalli di baritina, calcare bianchissimo che riflettevano le luci delle nostre lampade e quel gorgoglio d’acqua che veniva da un laghetto sul lato sinistro della cavità. Abbiamo avuto paura che il pavimento, ricco di concrezioni potesse rimanere offeso dai nostri scarponi e abbiamo camminato in punta di piedi». La prima ispezione dello “speleologo per caso” alla Grotta Santa Barbara è durata quasi un’ora, poi le sensazioni provate dalla squadra di minatori è stata trasferita ai dirigenti della miniera. «Non volevano credere al mio racconto _ continua l’ex minatore _ e il direttore in persona ha voluto seguirmi. Nessun riconoscimento, neppure una stretta di mano in segno di riconoscimento ma si vedeva dagli sguardi che avevo fatto una scoperta importante». Per anni quella cavità naturale è rimasta interdetta al pubblico e solo i soliti raccomandati hanno avuto libero accesso.

«I dirigenti di allora mi invitavano ad accompagnare gruppi di persone _ ricorda con nostalgia l’anziano minatore _ e tutte le visite venivano effettuate di notte per evitare che la notizia della scoperta della grotta potesse scatenare i devastatori della cavità naturale. Per molto tempo abbiamo lavorato per costruire i camminamenti, sistemare i passamano e verificare la portata del laghetto, ora ho saputo che i turisti hanno cominciato a visitarla percorrendo il primo tratto con un trenino elettrico per poi utilizzare l’ascensore che si ferma davanti alla buca che ho scavato nel 1952. Mi piacerebbe rivederla, chissà se sarò accontentato».

Anastasya