Almanacco-La Leggenda di Azzurrina-

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Sicuramente, molti di voi hanno sentito parlare della leggenda di “Azzurrina”, la bambina fantasma che, pare, ancora oggi si aggiri nei corridoi del castello di Montebello.
Questa è la sua storia:
Ci troviamo in Emilia-Romagna, esattamente ai piedi dell’Appennino, dove le nebbie della pianura e le uggiose serate autunnali penetrano le ossa dei residenti con l’umidità che l’attraversa tutta. Luogo ospitale e sorridente, terra che si estende a vista d’occhio con casolari che un tempo, si scaldavano con un camino scoppiettante.
Intorno al 1370 nacque al castello la piccola Guendalina, figlia di Ugolinuccio, feudatario di Montebello di Torriana.
In un’epoca in cui la superstizione era ai massimi storici, la piccola nasce, sfortunatamente, con un difetto, l’albinismo: “una anomalia congenita consistente nella totale o parziale deficienza di pigmentazione melanica nella pelle, nell’iride e nella coroide, nei peli e nei capelli”.
A quel tempo veniva facile essere accusati di stregoneria o di aver a che fare con il diavolo, quasi una premonizione a ciò che sarebbe arrivato pochi anni dopo dalla Chiesa, la “caccia alle streghe”, ma non solo, il popolo stesso preferiva uccidere l’innocenza piuttosto che accettarne una malattia. Di conseguenza i genitori, Ugolinuccio e consorte, che fin dai primi mesi si accorsero dell’anormalità della figlia, reagirono con terrore e repulsione alla cosa.
Uomo di poco polso, narra la leggenda, Ugolinuccio si mostrò più accondiscendente ai suggerimenti della moglie, cioè ingegnarsi per far apparire la loro figlia, agli occhi di tutti, come una bambina qualsiasi; che ai suggerimenti dei servitori che proponevano continuamente di disfarsi della piccola.
Ma malgrado la madre superati i sei mesi di vita della piccola, si adoperava a tingerle i capelli di nero, i pigmenti che utilizzava periodicamente con il tempo degeneravano in un riflesso azzurro che dava ai capelli un coloro davvero insolito. Da quel riflesso ebbe origine il soprannome, mutando sia nel castello che in tutta la regione, da Guendalina in Azzurrina.
Ugolinuccio era un padre molto protettivo e amorevole, al punto che sin dai primi passi decise di farla sorvegliare da due guardie, Domenico e Ruggero, solo perché temeva potesse incorrere in pericoli provenienti da ospiti del castello o dai pregiudizi popolari.
Il 21 Giugno del 1375, mentre Ugolinuccio cercava di sedare una rivolta ai confini, un tremendo temporale imperversava al castello di Montebello e Azzurrina non potendo uscire a giocare nel cortile interno, fu confinata in un’ala del castello con una palla fatta di stoffe e stracci.
Nell’euforia del gioco la palla cadde giù per le scale che conducevano al sotterraneo; la piccola scese di sotto per recuperarla e fu allora che le guardie udirono un grido disperato.
Tutto il castello, mamma compresa, accorsero per capire cosa fosse accaduto, ma Azzurrina era sparita nel nulla e da allora non venne mai più ritrovata.
-Ora, questa è la versione più narrata della leggenda di Azzurrina, ma andando più in profondità si incominciano a notare dei particolari della storia che di logico hanno ben poco. –
Partiamo dall’albinismo: a quel tempo non era possibile, o quanto meno difficilissimo, occultare tale condizione, il colore degli occhi di un albino tendenzialmente sono rosei o grigi e la pelle è priva, o quasi, dell’enzima della melatonina, cioè bianchissima e a quel tempo in Italia eravamo molto scuri di pelle.
Il colorante dei capelli: la mamma li colorava di un nero estratto da particolari alberi, ma facendo una ricerca si scopre che tra il 1200 e il 1500 in Italia il colore nero si otteneva solo dalle cortecce di ontano, castagno, leccio, faggio e quercia comune, tinte che degeneravano in sfumature marroni o verdastre.
Ma la cosa che più fa riflettere è l’atteggiamento del feudatario.
Al tempo le donne, comprese quelle di nobili casate, erano considerate niente più che incubatrici di figli maschi. Ogni capofamiglia si aspettava di avere un figlio maschio come erede, arrivando pure a ripudiare la moglie se gli avesse donato solo femmine. Quindi il fatto che fosse attaccato alla piccola al punto da metterle alle calcagna delle guardie, fa storcere il naso. –
Vediamo dunque cosa dagli archivi storici risulta più coerente: in un manoscritto ritrovato da un frate ospite alla corte dei Guidi di Bagno, la piccola era bionda, a dispetto dei famigliari tutti di capelli scuri e carnagione mediterranea. Non passando inosservata l’anomalia agli occhi del feudatario e della gente che frequentava il castello, veniva facile convenire che Azzurrina non fosse figlia di Ugolinuccio. Lui stesso più volte insinuava il dubbio malgrado la consorte, Costanza, gridava a gran voce la sua innocenza e fedeltà che non venne ascoltata né accettata, dando lo spunto a Ugolinuccio di non riconoscere la piccola come parte del suo sangue.
Non essendo un bell’uomo il feudatario fino ai cinque, sei anni, crebbe la piccola sotto il suo tetto continuando ad ospitare anche la moglie adultera, ma fu soprattutto l’incidente a cavallo che lo aveva reso storpio, negli ultimi anni, ad avergli fatto prendere tale decisione, nessuna donna gli si sarebbe avvicinata e anche le serve preferivano tentare la fuga, malgrado poi finisse quasi sempre con la morte, pur di non finire nel suo letto.
Azzurrina giunse a quasi sette anni, quando Ugolinuccio ebbe un figlio maschio da una concubina. Stanco dei sotterfugi placati ma mai scomparsi decise di metterli a tacere una volta per tutte.
Nel dicembre del 1383 Azzurrina scomparve misteriosamente.
Che oggi all’interno del castello di Montebello ci sia il fantasma di Azzurrina che chiami ad alta voce la mamma è difficile dirlo, malgrado siano stati fatti diversi studi e rilevamenti, ma certamente la rocca ha assistito a molte ingiustizie e tra le tante, probabilmente anche quella della piccola bambina colpevole solamente di essere bionda.

 

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