Moda negli anni

La fine della prima guerra mondiale, vede una rinascita nel gusto del vestire con un modo di abbigliarsi più semplice.Tra gli interpreti del fashion più celebri dell’epoca bisogna ricordare Elsa Schiaparelli e Cristobal Balenciaga. Nel dopoguerra la povertà economica e le necessità materiali, unite alla capillare presenza americana, determinano un calo di interesse per l’alta moda. Ci si orienta verso la produzione industriale di impostazione americana, basandosi su un diverso concetto di moda e di bellezza femminile, più standardizzata e più “domestica”. Ma la vecchia Europa è pronta a rimettere in campo un modo di vivere più personale, più intenso, dove nasce una nuova ondata di classe e di stile. A interpretare questa tendenza fu soprattutto Christian Dior. Mentre in Francia dominano griffes molto celebri come Dior e Balenciaga, buona parte del jet set preferisce le meno appariscenti ma ancora più raffinate maison italiane. Nel 1951 nasce a Firenze il Made in Italy: un modo tutto italiano dove l’eleganza coincide con la libertà spigliata. Sono gli anni in cui trionfa anche il pret-à-porter, i quali stilisti presentano le loro collezioni con sfilate molto glam. Un’ulteriore e drastica trasformazione nell’abbigliamento avviene alla fine degli anni ’60 con la rivoluzione studentesca. Esplode la moda hippy e folk. Negli anni 60 e 70 trionfano il pop e il beat. Nel 1964 Mary Quant “inventa” la minigonna ma è Yves Saint Laurent il primo stilista a “scandalizzare” il pubblico adottando stili di strada come ispirazioni per l’alta moda. Le celebri top- model dell’epoca incarnano una nuova idea di femminilità e nuove ricerche di esclusività, perché ormai l’haute couture non è più il vertice della moda, la contaminazione è il nuovo ingrediente progettuale. Fenomeni come il rock, la pop art, il punk, il rap o l’afro diventano ispirazione e oggetto di attenzione da parte degli stilisti di tutto il mondo. Gli anni 80 vedono l’Italia assoluta protagonista delle sfilate di moda su cui il mondo punta i suoi riflettori. Oltre alle storiche Griffes come quella di Valentino, Gucci e Capucci arrivano altri grandi protagonisti che riportano il Made in Italy alla ribalta, come Giorgio Armani e Gianni Versace. Gli anni ottanta appaiono come un ritorno del glam dopo gli anni sregolati della rivoluzione giovanile. Alla fine del 20 secolo nascono le culture del riciclo e del riuso e stilisti che ripropongono il “vintage” recuperato. Trionfano gli stili giovanili legati ai mondi musicali e sportivi. Il concetto di abbigliamento viene esteso anche al corpo, che è “vestito” con tatuaggi e piercing. Si individuano continuamente voci nuove e spazi creativi in un panorama sempre più omologato.