Quel sottile confine tra noi _capitoli XX° e XXI°_ di Anastasya

21

 

…Rimase ad osservarla ancora un po’, approfittando della sua distrazione.

Probabilmente aveva appetito e lui stava perdendo tempo contemplandola in maniera lasciva, rubando quel momento intimo che non gli apparteneva.

“Chiedo scusa per l’attesa. Il mio amico ignorava che avessi ospiti.”

Presa alla sprovvista, Alessandra si girò di scatto con una espressione colpevole sul viso che lo fece sorridere.

“Oh, figurati. Ne ho approfittato per curiosare in giro. Comunque, spero che non fosse niente di grave, se hai bisogno possiamo rimandare ad un altro giorno.” Dissi pensando che la sola idea di tornare nella mia casa deserta mi stava mettendo addosso una strana tristezza.

Da quando la mia casa non mi dava più la sensazione del dolce ben tornata?

“Assolutamente no! Ho aspettato questa serata per tanto tempo, Alessandra, non sarà certo una piacevole ma inopportuna chiacchierata con un amico a interromperla.”

Le fece un cenno con la mano, invitandola a prendere posto a tavola.

Le ore passarono piacevolmente, l’atmosfera rilassante che le candele riuscirono a creare ci diedero la giusta serenità per parlare un po’ di noi, di scoprirci a vicenda. Le confidenze più intime le rimandammo ad un’altra volta.

Non ricordavo quando era stata l’ultima volta che mi ero sentita completamente presa da qualcuno come lo ero in quel momento per l’uomo che mi stava di fronte, che mi guardava come se fossi la cosa più meravigliosa del mondo.

Alzandosi da tavola, Damian mi mise una mano sulla schiena accompagnandomi in un’altra sala dove un maestoso camino riluceva di fiamme, dinnanzi a due enormi poltrone di pelle nera su cui prendemmo posto l’uno davanti all’altra.

Poco dopo, un vecchio mingherlino in camicia e grembiule neri fece la comparsa davanti alla porta della sala con un vassoio fra le mani. Rimase fermo lì, in attesa.

“Vieni pure, Antuan.” Disse Damian, rivolgendo un caldo sorriso all’uomo che tutto impettito avanzava.

“Mi sono permesso di aggiungere il dolce, Signore, spero che la signorina gradirà.” Parlava senza sollevare gli occhi rimanendo in una postura leggermente ossequiosa.

“Ne sono piacevolmente deliziata, Signor Antuan, grazie per la gentilezza.” Richiusi la bocca cercando di capire perché diavolo mi ero messa a parlare in quel modo.

Con estrema eleganza, Antuan sollevò il busto rimanendo dritto come un giunco per poi capitolare in un profondo inchino.

“Al suo servizio, mia Signora.” E senza indugio marciò oltre la porta con un’andatura più rilassata.

“Ecco scoperto il trucco dell’ottima cucina a cui ho fatto il bis sulle diverse pietanze! Hai un cuoco al tuo servizio, eh?” lo presi in giro.

“Antuan mi ha servito per oltre duecento anni e ancora lo fa con onore e rispetto. Gli devo molto e, ad essere onesto, non so cosa avrei fatto se non ci fosse stato lui e la sua adorata moglie a prendersi cura della casa mentre io ero via.”

“Ha un accento strano, anche lui è di origini antiche simili alle tue?”

Damian scosse la testa “No, lui è di origine inglese. Viene dai Paesi Bassi, da cui l’accento strano che altro non è che la proverbiale -erre- dura e la ostinata puzza sotto il naso.” Disse sollevando il dito indice con fare arrogante mimando l’altezzosità inglese.

La sua espressione si perse, come se fosse stato trasportato indietro nel tempo.

Lo osservai mentre era immerso in ricordi forse mai confidati. Avrei voluto incitarlo alle confidenze ma ero conscia che sarebbero arrivate al momento giusto.

Si alzò in piedi passando attorno al tavolino dove Antuan poco prima aveva posato il vassoio dei dolci.

“Vorrei mostrarti qualcosa, se per te va bene.”

“Sì, certo.”

In piedi accanto a lui, sentii la sua mano posarsi sulla mia schiena. Il calore del suo palmo passò attraverso il sottile tessuto della maglietta, provocandomi dei brividi che si propagarono giù fino alle dita dei piedi, facendomeli arricciare.

Mi condusse verso la veranda che poco prima avevo intravisto con la coda dell’occhio. Aveva un profumo accattivante ed io avevo una voglia matta di premergli il naso sul collo e inspirare profondamente quella fragranza.

Le mie labbra si seccarono e d’impulso le sfiorai con la lingua nel vano tentativo di lenirne la secchezza.

Damian seguì quel movimento fugace con bramosia.

L’eccitazione mi pervase e il fuoco che vidi nel suo sguardo divenne un potente afrodisiaco. Fui grata che la sua mano rimanesse salda sulla mia schiena, dubitavo che le gambe mi avrebbero sorretta ancora per molto.

All’improvviso mi strinse a sé sussurrandomi all’orecchio…

“Non muoverti, stringiti a me. Ora ti porterò in un posto alla velocità di un vampiro!”

Non mi diede il tempo di rispondergli e del tutto persa nelle emozioni che il contatto col suo corpo mi suscitavano, mi ritrovai proiettata in una moltitudine di immagini spezzate. Rocce, piante, cielo stellato, occhi animali e rumore del vento.

Mi girava la testa, ma non capivo se per colpa della velocità a cui lui mi stava sottoponendo, o da ciò che il suo ventre premuto su me provocava. Ogni movimento e ogni flettersi era di una sensualità così struggente che avrei voluto strapparmi i vestiti e sentire la sua pelle premere sulla mia.

Quel lento movimento del bacino simulò nella mia mente il modo in cui mi avrebbe posseduta.

Strinsi gli occhi per paura che lui vi leggesse il tormento che stavo vivendo in quel momento. Sentii la sua erezione premere a intervalli sul mio addome e divenne difficile nascondergli l’eccitazione che mi montava dentro.

Senza rendermene conto, iniziai a sfregare i fianchi su quel rigonfiamento, ricevendo un mugolio in risposta.

Damian perse la concentrazione fermando quella fosse corsa a ridosso di una roccia. Dalle sue labbra fuoriuscirono parole incomprensibili ed ero certa che delle imprecazioni vi si trovavano nel mezzo.

“Non mi rendi le cose facile, Alessandra.” Bisbigliò cercando invano di nascondermi le grosse zanne.

Invece di intimidirmi, l’affanno e la postura attenta di lui mi eccitarono ancora di più.

“Scusa, ma questa corsa forzata non mi è possibile gestirla e, a quanto vedo, non sono l’unica a subirne le conseguenze.” Gli risposi piccata e stranamente euforica.

Damian grugnì e con un rapido movimento la circondò nuovamente fra le braccia premendola ulteriormente a sé.

“Lo sai che il tuo profumo di donna solletica i miei sensi? Fossi in te non continuerei a stuzzicare ciò che ancora dorme, non ancora almeno.” E con un agile scatto riprese quella corsa vertiginosa.

Poi, la quiete e il silenzio ci circondarono…

Eravamo fermi in una radura dalla quale potei ammirare la sua dimora dall’alto con tutta la terra che la circondava. La natura attorno sembrava viva, con colori talmente accesi che pensai ci fossero dei lampioncini nascosti fra gli arbusti. Un ruscello l’attraversava provenendo dall’alta montagna alle nostre spalle zigzagando fra gli abeti e sotto le larghe chiome delle oasi di querce d’olmo.

“È bellissimo, Damian. La tua casa, la tua terra, non so che cosa dire.”

Damian buttò fuori il fiato trattenuto fino a quel momento. Sperava in quelle parole.

Mi guardai attorno completamente stregata da quel mondo notturno del quale mi sarei potuta innamorare.

“Per quale motivo mi hai portata qui?”

Damian allargò le gambe mettendo le mani in tasca, in una posizione comoda e molto umana.

“Volevo che tu vedessi ciò che mi appartiene. È la prima volta che porto qualcuno nella mia casa e tenendo conto di come ho abusato dei miei poteri per invadere la tua, mi sembrava il minimo ricambiare in egual misura.”

“Non ti nascondo che tutto questo mi affascina.” Osservai, cercando di memorizzare nella mente il più possibile di quella visione, “Il tuo mondo non è lugubre come mi aspettavo. È vivo, pieno di calore e di serenità.”

“Sull’ultima non ne sono tanto sicuro. Anche da noi ci sono malcontenti e in passato molte guerre hanno portato morte e distruzione fra la mia gente. Ma forse hai ragione. Da oltre duecento anni qui vige la pace grazie all’operato del Consiglio che è riuscito, nel suo perseverare, ad ottenere risultati efficaci e durevoli.”

“Per quale motivo sono qui, Damian?” insistetti.

L’andatura lenta e predatoria con cui si avvicinò mi fecero battere forte il cuore. Trattenni il fiato.

“Ho passato la mia esistenza nella continua ricerca di un qualcosa che mi mancava, qualcosa di indefinito. Poi, quando ho compreso, non ho mai trovato in nessuna ciò che mi serviva, ciò che avrebbe ridato un senso alla mia esistenza. Questo fino a quando non ho incontrato te.”

Chiusi gli occhi assaporando le parole che la sua voce profonda facevano scivolare voluttuose sulla mia pelle in sensuali carezze.

“Ho iniziato a percepire un cambiamento in me, credo quando hai messo piede per la prima volta in questo mondo. Ricordi?” proseguì.

“Come potrei dimenticare, mi è sceso un colpo. Non sei stato per niente carino, sai?” lo guardai torva.

“Eri un’intrusa. E il mio compito era di proteggere la mia gente. Entrambi abbiamo sbagliato il momento e il luogo del primo incontro.”

“Avrei potuto denunciarti come stalker quando eri nel mio mondo.”

Damian mi guardò perplesso e io, passandomi una mano fra i lunghi capelli e sospirando, tradussi il termine conscia che questa parola probabilmente non esisteva nel loro vocabolario.

“È un modo elegante per definire una persona affetta da disturbi della personalità che la spinge, in maniera ossessiva, a perseguire un’altra persona. Sai, pedinamenti, attenzioni indesiderate o moleste.”

Lui sembrò rifletterci.

“Quindi io ti avrei molestata e, come era l’altra? Ah, sì, attenzioni indesiderate?” le disse corrugando la fronte con un ghigno diabolico sulle labbra.

“No, non ho detto questo. Però, sì, non puoi non ammetterlo, mi hai pedinato.”

“Forse un pochino.”

Annuì con la testa mentre avvicinava la mano alle mie labbra sfiorandole in un impeto di lussuria.

Mi ritrovai a bloccare i pensieri che incauti vorticavano in cose impossibili, come il vociare di un amante, sensuale e impudico che, coi suoi toni da seduttore, avvolgeva nelle sue spire di passione.

“Hai il cuore che batte forte.”

Si mosse rapidamente. Un momento prima distanziavamo qualche centimetro, un attimo dopo mi aveva immobilizzata in un abbraccio di ferro. I suoi occhi bruciavano di una passione a stento trattenuta.

Avevo il cuore che pompava all’impazzata e no sapevo se per la paura o altro. In quel momento presi piena coscienza della sua potenza e quanto facile sarebbe stato per lui spezzarmi.

L’energia che si sprigionava dal suo corpo mi invase in continue ondate calde e sensuali.

“Damian, cosa fai?” sussurrai nella speranza di allentare quello struggimento a me sconosciuto.

La sua stretta era decisa ma gentile e il suo sguardo intenso sembrava tormentato.

Mi guardò serrando la mascella e dalle labbra gli fuoriuscirono delle parole in quella lingua che non capivo, ma la passione con le quali le pronunciò mi fecero vibrare il cuore.

Delicatamente il suo mento sfiorò la mia tempia e il sussurro roco delle sue parole mi arrivò da lontano.

“La tua pelle è così liscia…, così delicata che non riesco a non toccarti. Tu riesci a infiammare il sangue che mi scorre nelle vene, Alessandra. Mi avvolgi nell’erotica visione delle immagini perverse nascoste nella mente.”

Chinò la testa sul mio collo spostandolo leggermente di lato, per dare alle sue labbra libero accesso alla pelle levigata.

Venni avvolta dal suo profumo di freddo inverno e iniziai ad annaspare quando le sue labbra incontrarono le mie.

Fui sopraffatta da una inspiegabile fame di lui.

Damian si ritrasse di qualche metro riacquistando una padronanza che io ero ben lungi dal provare. Dubitai quasi che quell’attimo cocente fosse mai avvenuto.

Cercando di ricompormi, ingoiai diverse volte dedicando ulteriore attenzione a ciò che ci circondava con scarso interesse.

Le mie amiche, mi avevano sempre giudicata una persona coi piedi per terra, posata malgrado le difficoltà del passato. Eppure, in quel momento compresi che, la mia vita stava avendo una svolta e, l’unica cosa a cui riuscivo a pensare era di andargli incontro a braccia aperte, anelando a quel cambiamento così definitivo.

Damian aveva una voglia matta di lei. L’unico pensiero razionale che ora riusciva a concretizzare nella mente era che, quando l’avrebbe posseduta, non si sarebbe risparmiato.

Un muscolo della mandibola gli si contrasse per la tensione.

“Sarà meglio rientrare, c’è troppo freddo per te ora.” Disse cercando di mantenere il controllo.

Oh, provavo tante cose in quel momento, ma non certo freddo. Il mio corpo era in fiamme e neanche la meravigliosa alba oscura sarebbe riuscita a raffreddarlo.

Ero combattuta. La smania di stringermi nuovamente a lui era come un’onda lavica in piena potenza e le vibranti e calde emozioni che si espandevano da essa avrebbero incendiato i miei sensi ancora più in profondità.

Ma era altrettanto pressante il desiderio di non soffrire ancora. Di non struggermi in un amore non corrisposto e completamente fuori dagli schemi. Sentivo i suoi occhi sul viso, alla ricerca di uno spiraglio che gli consentisse di invadere i miei pensieri. Attesi che le sue braccia mi circondassero per portarmi fra le mura della sua dimora.

Ancora frastornata e persa in quel cerchio di muscoli, riaprii gli occhi sentendomi avvolta dal silenzio assoluto, disturbato da un’eco ritmico e musicale, che risvegliò la mia curiosità.

Damian non mi riportò nella sua dimora, ma in un altro luogo che mai mi sarei aspettata di vedere.

Una caverna! Immensa, buia e calda.

L’unico spiraglio di luce in quel nulla era un raggio di luna che scendendo dal soffitto roccioso, andava a morire dentro uno specchio liquido.

Solo dopo essermi abituata a quel nero pece ed essermi avvicinata di qualche passo, mi accorsi dell’esistenza di un lago sotterraneo.

“Dove siamo?” gli chiesi senza distrarmi dalla ricerca di quell’eco che si rivelò essere una goccia, la quale imperterrita continuava quell’instancabile caduta, come alla continua ricerca di un’unione con il lago sottostante.

Damian fece qualche passo avvicinandosi ai suoi bordi.

“Nei sotterranei. La dimora è stata costruita sopra un’immensa roccia dai miei predecessori e solo dopo diversi decenni si è scoperta la sua esistenza. Inizialmente vi scorreva un fiume, ma durante le tante battaglie e i cambiamenti della stessa terra, si è formato il lago che ora osservi.” Sorrise perso nei ricordi “Non mi vergogno a dirti che spesso ci vengo per pensare o, per affrontare i miei demoni del passato. È un luogo che aiuta a rilassare la mente e spesso a prendere decisioni importanti.” Continuò mentre si voltava.

L’intensità della sua espressione arrivò forte. Come se in quegli occhi fosse racchiuso tutto un mondo di vite antiche e preziose da rivivere, perché custodite gelosamente come per paura di perderle anche solo nel ricordarle.

Era un posto magico, dove la regola del lasciarsi andare e liberare le emozioni impregnava ogni alcova e parete di pietra.

Le vibrazioni che sfioravano ogni anfratto sembravano le voci di coloro che l’avevano a suo tempo creata e vissuta.

Ci osservammo per un tempo infinito. L’istinto di correre verso di lui e lasciarsi andare ad una passione sfrenata fra le sue braccia era pressante. E più vedevo i miei istinti rispecchiarsi nei suoi occhi, più quell’impeto mi spronava a corrergli incontro, mettendo da parte ogni dubbio e prudenza per vivermi il momento nella sua totale purezza e freschezza.

“Ho voglia di stringerti in un lungo abbraccio, nel quale le labbra restano mute e i cuori tanto vicini che iniziano a sussurrarsi parole d’amore. Solo io e te, immobili, sospesi negli istanti infiniti di un sogno. Un abbraccio forse breve, ma di eterna dolcezza.”

Le mie gambe stavano per cedere. Non avevo mai sentito un uomo esprimersi con tale passione, ma ciò che più mi sconcertava era la dichiarazione implicita. Una confessione d’amore che speravo il mio cuore reggesse.

“Da quando ho incrociato i tuoi occhi, ho capito la bellezza del tuo animo e me ne sono innamorato, perdutamente.”

Ok, adesso sarei svenuta!

Invece rimasi ferma, con l’istinto che mi urlava di correre da lui, ma la ragione mi intimava di stargli lontano, il più lontano possibile.

Allora perché le mie gambe presero a muoversi per andargli incontro? Non provai neppure a fermarle, anzi le spronai a proseguire con l’unico intento di raggiungerlo e mettere in atto il suo desiderio, ora divenuto mio.

Incapace di arginare la frenesia dei suoi sentimenti, Damian li soffocò con la bocca morbida di lei, alla quale le gambe cedettero non appena gliela sfiorò.

La strinse a sé mentre iniziava a giocare con le sue labbra con calde e vellutate spinte della lingua, invitandola ad aprirsi a lui.

Completamente avvinta in quell’abbraccio gli afferrai i polsi, persa nel suo profumo e nel suo sapore tanto da non accorgermi che ci stavamo muovendo verso il lago, finché il fresco liquido non mi arrivò all’inguine, provocandomi deliziosi brividi fra le gambe.

Gemetti flebilmente, Damian muoveva lentamente il bacino avanti e indietro, simulando l’atto sessuale e facendo scivolare le labbra verso il mio collo delicato dove la vena pulsava frenetica.

Sempre più languida sotto quell’assalto deciso e tremendamente erotico, lo afferrai per i pantaloni attirandolo più vicino a me.

Il suo membro pressò sul mio ventre muovendosi con un’intimità così potente che nel mio corpo sembrava scorresse lava. Infastidita dagli indumenti cercai di svestirmi ma la mano di Damian mi fermò.

“Lascia fare a me.” Mi disse con voce roca e graffiante.

E lo fece.

Ogni sfioro delle sue dita era una deliziosa carezza sulla pelle che sollecitò ogni intima parte del mio corpo. Con eleganza i suoi gesti sensuali e sicuri erano lenti nello spogliarmi. Faceva scivolare sul corpo ogni indumento con una leggerezza paragonabile all’impalpabile sfioro di una piuma. Era un momento così profondo, così altamente ardente, che iniziai a trovare difficoltà a respirare.

All’improvviso mi ritrovai completamente nuda e fui grada che l’acqua del lago arrivasse ai miei fianchi.

D’istinto mi coprii i seni con le mani. Sapevo che era un gesto infantile, sciocco e inutile vista la situazione, ma non potevo farci nulla e vedere che anche lui si stava spogliando, mettendo in mostra tutta la sua prestanza fisica, non mi aiutò certo a mitigare la sensazione di imbarazzo.

Non potei fare a meno di ammirare il suo corpo. Ogni parte non coperta dall’acqua era esposta al mio sguardo avido.

Era totalmente glabro e l’improvviso desiderio di passare la lingua su quella muscolosa perfezione si faceva di minuto in minuto più impellente.

Estasiata da quell’uomo così enigmatico e immensamente seducente, mi ritrovai a riflettere sull’intimità che si stava creando fra di noi. Entrambi ci stavamo aprendo l’uno con l’altra come non mi era mai successo prima con nessuno. Anche il fatto che lo lasciassi fare, come invece avevo sempre impedito con estrema diffidenza agli altri con cui avevo avuto a che fare, mi sembrava inverosimile.

Dentro quella caverna, nelle profondità di quella antica dimora, uno stordimento beato stimolato dal suo profumo, mi stava facendo impazzire dal desiderio. In quel breve lasso di tempo, Damian mi aveva donato un senso di appartenenza.

Damian si passò la lingua sul labbro inferiore ed io iniziai a sudare come se quel morbido velluto fosse scivolato su di me.

“Tra noi c’è qualcosa di prezioso e potente, Alessandra. Ed io lo voglio! Voglio te.” La desiderava così tanto da starne male.

“Perché mi guardi così?”

“Perché ho bisogno di te!”

Senza alcun preavviso la circondò tra le braccia stringendola a sé fin quando il sussulto del suo corpo non gli fece capire che aveva sentito la potenza della sua eccitazione.

“Toccami, ho bisogno di sentirti sulla pelle.”

Completamente avvinta dalla setosa tonalità della sua voce, feci scorrere le mani sulla sua pelle liscia scendendo poco oltre gli addominali e sfiorando il tessuto dell’unica barriera che ancora impediva il congiungersi dei nostri corpi e che male nascondeva la grossa erezione al suo interno. Sganciai il bottone dei suoi pantaloni facendo scorrere con l’altra mano la zip. Non sapevo esattamente cosa stessi facendo, ma ero certa di volerlo fare.

Continuammo a guardarci negli occhi mentre le mie dita temporeggiavano con quei perfetti addominali seguendone ogni linea.

Decisa, la mia mano riprese la sua discesa verso quel fastidioso indumento che ancora lo copriva. Un improvviso senso del pudore bloccò, però, la sua avanzata.

Damian mi accarezzò la guancia delicatamente malgrado nei suoi occhi fosse visibile la bufera che gli si stava scatenando dentro. Si stava trattenendo per me ed io invece giocavo con insicurezze adolescenziali.

Damian ripensò a tutti quegli anni di astinenza che lo avevano quasi distrutto, fin quando non aveva iniziato il suo percorso alla ricerca di un equilibrio. Ma ora, adesso che l’aveva davanti a lui, così bella e sensuale con quell’espressione persa, il suo sudato autocontrollo stava andando a farsi benedire.

La voleva, voleva perdersi in lei e vivere quell’emozione di vita che gli stava facendo provare. La voleva tutta.

Con lentezza e con un sorriso peccaminoso posò la sua mano sopra quella di lei, ferma ad un passo dal suo membro eccitato, ma troppo lontana per lenirne l’impetuoso desiderio.

La sentì sussultare e senza indugi sospinse le loro mani al di sotto del ruvido tessuto.

Alessandra trattenne il fiato mentre le sue dita stringevano quella enorme virilità.

Damian chiuse gli occhi…

Anastasya