“Veglia” di Ungaretti

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La poesia “Veglia”, insieme a “Fratelli” e “San Martina del Carso”, è una delle poesie a tema guerra di Giuseppe Ungaretti. Il poeta scrive questa parole durante la sua permanenza di soldato al fronte durante la Prima Guerra Mondiale: si parte dunque da un’esperienza personale per poi arrivare all’esperienza universale in cui chiunque abbia vissuto la guerra può ritrovarsi.

Un’intera nottata
buttato vicino
sa un compagno
massacrato
con la sua bocca
digrignata
volta al plenilunio
con la congestione
delle sue mani
penetrata
nel mio silenzio
ho scritto
lettere piene d’amore

Non sono mai stato
tanto
attaccato alla vita

Seppure la poesia sia relativamente breve, Ungaretti riesce a concentrare in questi pochi versi la “felicità” provata per aver vinto la morte. La sensazione è però solo momentanea in quanto è ricorrente nel pensiero del soldato il tema della morte che può colpire in qualunque momento. In questo modo si evidenzia dunque il contrasto tra vita, che è precaria e incerta, e la morte.
Il termine “veglia” ha un doppio significato: indica lo stare attenti per non essere colpiti all’improvviso, ma anche il controllare il corpo del soldato ormai morto. È in questo modo che Ungaretti percepisce da vicino la morte, in questo violenta e brutale; nonostante questo è proprio in quel momento che nel poeta emergono non pensieri negativi, bensì positivi, che lo portano a riflettere sulla meraviglia della vita e a scrivere “lettere piene d’amore”. Attraverso questo paradosso, ancora una volta, si enfatizza l’importante contrasto tra vita e morte.