VETRINA LETTERARIA: MALA JIN TULIPANI NEL CEMENTO di ANNA D’AURIA

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Accadde per la prima volta il giorno del suo quindicesimo compleanno: la sensazione di uscire dal proprio
corpo e di guardarsi dal di fuori, quasi l’ anima avesse preso una pausa per volgersi verso un altrove popolato
di altre anime, che hanno ormai perso per sempre la propria dimensione corporea. È qui che Elena trova
conferma a un sentimento che già da tempo albergava nel suo cuore: poco o niente della vita che ha
condotto fino ad ora le appartiene, non il suo nome né il suolo che calpesta ogni giorno, perfino l’ amore
della donna che l’ha cresciuta come una figlia non è sufficiente a sopire quella sensazione di essere venuta
al mondo per fare altro, qualcosa di più importante. Poche parole lasciate su un foglio – “ devo tornare nella
mia terra” – e poi l’inizio del lungo viaggio verso Muş, una delle zone della T urchia a prevalenza curda, alla
riscoperta del proprio passato per dare un significato al proprio futuro… Intenso e coinvolgente fin dalle
prime pagine, Mala Jin narra con grande lucidità il dramma quotidiano delle donne curde, bambine
cresciute troppo in fretta, giovani guerrigliere pronte a imbracciare il Kalashnikov per difendere il proprio
diritto alla vita, anche a costo di sopprimere per sempre ogni naturale istinto femminile.
Qui giunge a compimento la parabola di formazione della protagonista e, tra le asperità delle montagne
dell’ Anatolia e il cemento di città fatiscenti, sboccia alla fine un nuovo tulipano.