Rita Levi Montalcini

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Il 900’ pullula di personaggi importanti che, come dei fiori, sono sbocciati per darci speranza e farci capire come attraverso l’impegno e il duro lavoro si possano ottenere risultati straordinari. Esempio di ciò è la scienziata Rita Levi Montalcini che cercò di capire i meccanismi di uno dei più complessi sistemi del nostro corpo ovvero di quello nervoso. Le sue iniziali ricerche si concentrarono soprattutto sul capire come funzionasse questo groviglio di nervi che ci permette di svolgere qualsiasi nostra azione quotidiana si dedicò soprattutto ai meccanismi di formazione del sistema nervoso poi intorno al 1950-1951 scoprì il fattore di crescita nervoso noto come NGF che gioca con un ruolo essenziale nella crescita e differenziazione delle cellule sensoriali e simpatiche. Bisogna sapere che le cellule nervose sono le uniche del nostro corpo a non potersi riprodurre e una volta morte non possono rigenerarsi ecco perché la sua scoperta fu così importante e portò alla scienziata il premio Nobel per la medicina nel 1986; riporto qui di seguito quello che scrissero nella motivazione al suo premio: “La scoperta del NGF all’inizio degli anni ’50 è un esempio affascinante di come un osservatore acuto possa estrarre ipotesi valide da un apparente caos. In precedenza, i neurobiologi non avevano idea di quali processi intervenissero nella corretta innervazione degli organi e tessuti dell’organismo”. Le sue ricerche scientifiche non si arrestarono dopo il premio Nobel ma dal 1961 al 1969 diresse il centro di ricerche di neurobiologia del consiglio nazionale ricerche di Roma in collaborazione con l’università di Washington; la sua vita fu un susseguirsi di incarichi della ricerca che la portarono a scoprire anche grazie all’avanzare delle tecnologie sempre più cose riguardanti NGF che poi solo la sua morte si rivelò ancora più importante e utile di quanto lei stessa si aspettasse. Insieme alla sorella gemella Paola fu impegnata anche nel sociale fondò la FONDAZIONE LEVI MONTALICINI in memoria del padre, rivolta alla formazione e all’educazione dei giovani, nonché al conferimento di borse di studio a giovani studentesse africane a livello universitario. L’obbiettivo era quello di creare una classe di giovani donne che svolgevano un ruolo di leadership nella vita scientifica e sociale del loro paese. Poco prima della sua morte riceve la laurea honoris causa in biotecnologie industriali e muore nel 2021 alla straordinaria età di 103 anni.

RECCHIA ALICE VA