MILANO

Milano è comunemente conosciuta come la capitale economica dell’Italia, una definizione che sembra sottolineare che girano molti soldi ma c’è poco di interessante da vedere. E invece di cose da fare e vedere a Milano ce ne sono tante: si può partire dalla Milano – Cartolina, quella di Piazza Duomo, della Galleria Vittorio Emanuele II e del Castello Sforzesco, simboli della ricchezza antica di Milano. Poi c’è la Milano di Leonardo Da Vinci, che mise il suo genio di architetto all’opera per rendere navigabili i navigli, recentemente recuperati e luogo alla moda. Sempre Leonardo ha donato a Milano uno dei suoi più grandi capolavori: il Cenacolo, dipinto nel refettorio di Santa Maria delle Grazie. Poi c’è la Milano internazionale, quella che richiama ricchi da tutto il mondo: quella di San Babila con la bella chiesa in stile neo-romanico, ma soprattutto con le vie della moda, le vetrine dei grandi marchi, le modelle in giro e le fuoriserie parcheggiate. Insomma, le cose da fare e vedere in questa città, non sono certo poche, a cui bisogna aggiungere il fascino di una grande metropoli europea e una cucina ingiustamente sottovalutata rispetto a quella di Roma, Napoli o Firenze.  Ecco quindi 10 cose da vedere a Milano per iniziare a scoprire questa grande e bella città, anche solo in un week end.

Cosa può essere più rappresentativo di Milano se non il Duomo? La chiesa dedicata a Santa Maria Nascente, costruita per volere di Gian Galeazzo Visconti, è il simbolo della città, nonché una delle prime cose da vedere appena si mette piede a Milano.

Il Duomo di Milano
I lavori per il Duomo di Milano cominciarono nel 1386 e favorirono la nascita di un monumento stupendo, dotato di meravigliose vetrate e di bellissime decorazioni scolpite. Questa maestosa struttura è la testimonianza più significativa di architettura gotica, che non lascia spazio ad alcun dubbio: è l’unica in cui si fondono caratteri nordici ed elementi lombardi. La bellezza del Duomo è completata dalla guglia maggiore dove troneggia la celebre Madonnina, statua di rame dorato, alta ben 4 metri. Se visiterete la chiesa in una bella giornata di sole, potrete godere dalla terrazze una meravigliosa vista sulla città e sulle Alpi. All’interno non dovete perdere la zona del presbiterio, messa a nuovo nella seconda metà del 500. All’apice della volta absidale è situata la reliquia del Sacro Chiodo della Croce. Giusto per dare un po’ di numeri sappiate che: nel Duomo ci sono 3.500 statue, compresi i 96 giganti dei doccioni, e che la struttura è lunga 157 metri, larga 92 metri e che la guglia è alta 108,50 metri.

A pochi passi dal Duomo c’è il Palazzo dell’Arengario con il meraviglioso Museo del Novecento. Una collezione di oltre 400 opere di arte italiana disposta in ordine cronologico: si parte quindi subito con “Quarto Stato” di Giuseppe Pellizza da Volpedo, a cui è dedicata un’intera sala. Tra gli autori dei primi del ‘900 incontriamo le opere di Picasso, Braque, Klee, Kandinskij e Modigliani. Si passa poi al Futurismo con Balla, Boccioni, Carrà, Depero, Severini e Soffici. Gli anni ’20 e ’30 sono rappresentati da de Chirico, Morandi e un’intero spazio dedicato a Marino Marini. Nel terzo piano ci sono opere degli artisti informali (Burri, Vedova, Licini e altri) e gli anni ’50 e ’60 con Piero Manzoni e artisti di Azimuth. Il quarto piano è tutto per Lucio Fontana con il grande “soffitto spaziale” del 1956 (proveniente dall’Hotel del Golfo dell’Isola d’Elba), il Neon e i Concetti spaziali degli anni ’50. La grande sala dedicata a Fontana ha grandi vetrate che permettono una spettacolare vista sul Duomo. La passerella sospesa porta a Palazzo Reale con le opere dagli anni ’60 agli ’80: Arte Cinetica e Programmata, Pop, dipinti analitici e arte concettuale con Kounellis, Paladino e altri.

L’Ultima Cena di Leonardo da Vinci è custodita gelosamente all’interno del refettorio del convento domenicano di Santa Maria delle Grazie di Milano. Leonardo realizzò quest’opera di sorprendente bellezza sulla parete nord della grande sala tra il 1494 e il 1498, nel corso della signoria di Ludovico il Moro. Il geniale Leonardo eseguì questo capolavoro a “secco“, invece che con la tecnica ad affresco usata di solito per le pitture a muro. Purtroppo nel corso del tempo, a causa delle condizioni ambientali e degli eventi storici, l’opera ha subito dei pesanti deterioramenti e si riesce a vedere solo in parte. Numerose sono state le opere di restauro sull’Ultima Cena, e in particolar modo quella del 1999 ha restituito al dipinto i suoi colori originali e ha rimosso gli interventi precedenti di pittura. Per evitare che il dipinto possa ancora essere danneggiato, è conservato in particolari condizioni ambientali, determinate dal trattamento dell’aria, ed è visitabile soltanto da gruppi di massimo 25 visitatori per volta, ogni 15 minuti.

La Pinacoteca di Brera nacque nel 1776 e come collezione di opere significative destinate alla formazione degli studenti dell’Accademia di Belle Arti. Quando Milano fu proclamata capitale del Regno Italico da Napoleone, a Brera arrivarono i quadri espropriati alle chiese e agli aristocratici (quelli non portati a Parigi). La Pinacoteca di Brera, quindi,  si differenzia quindi dagli altri prestigiosi musei italiani perché non ha origine dal collezionismo privato dell’aristocrazia e dei principi, ma da quello di Stato e politico. Ricchissima la collezione con alcune delle opere più famose del mondo: dalla Cena in Emmaus di Caravaggio al Cristo Morto di Mantegna, dalla Pala Brera di Piero della Francesca allo Sposalizio della Vergine di Raffaello. Accanto a queste opere famose ce ne sono molte altre, eccezionali anche se meno conosciute. Uno dei simboli di Brera è il quadro del Romanticismo per eccellenza: il Bacio di Hayez. La collezione arriva fino al ‘900 con opere di Braque, Modigliani, Picasso, Morandi, De Chirico e molti altri.

Non si pensa quasi mai a Milano come città d’acqua, invece è così. Il sistema dei Navigli nasce con l’ambizioso progetto di collegare Milano con il Lago di Como, l’Adda, il Lago Maggiore e il Po, arrivando nel nord Europa e poi fino al mare. La storia dei Navigli comincia nella seconda metà del XII secolo, con la costruzione del primo tratto navigabile. Il primo canale, il Ticinello, venne inaugurato nel 1179, e con i suoi ben 50 chilometri di lunghezza, diede il via all’edificazione del Naviglio grande. Nel 1457 Francesco Sforza affidò a Bertola da Novate la costruzione del Naviglio della Martesana ma fu con Ludovico il Moro che si ebbe la vera svolta. E quale genio poteva completare un’opera idraulica così complessa se non Leonardo Da Vinci?  Con un geniale sistema di chiuse, Leonardo da Vinci riuscì a collegare Milano con il Lago di Como. Mancava solo il collegamento con il mare attraverso il Po: a questo pensò Napoleone nel 1805 che completò la costruzione del Naviglio pavese. I Navigli hanno vissuto epoche alterne: hanno portato ricchezza ma poi hanno subito l’abbandono e l’inquinamento, una buona parte sono stati interrati. Nonostante tutto, i milanesi li hanno sempre amati, andando a passeggiare o frequentando le osterie e i locali che vi nascevano intorno. Oggi vivono una rinascita e sono al centro di numerosi progetti di riqualificazione: il primo portato a compimento è quello della nuova Darsena, nel Naviglio Grande, avvenuto con l’Expo 2015. Piste ciclabili, battelli, zone relax si affiancano alle tradizionali osterie, le boutique e i negozi degli artisti.

Il Castello Sforzesco accompagna da 750 anni anni la storia di Milano e ne è stato luogo determinante in molte occasioni. La prima costruzione fu voluta da Galeazzo II ma fu Francesco Sforza (da cui il nome), a dargli la forma attuale. Il Castello ha svolto quasi sempre il ruolo di cittadella militare ed è, ancora oggi, uno dei castelli più grandi d’Europa. Da sempre luogo legato alla guerra, alle dominazioni e ai lutti, quindi amato e odiato dai milanesi, nel Novecento il Castello cambiò volto e assunse l’aspetto confortante di un luogo di cultura, impiegato per tutelare le testimonianze dell’arte lombarda. Attualmente il Castello Sforzesco è ricco di musei: al piano terreno della Corte Ducale c’è il Museo d’Arte Antica, al primo piano la raccolta dei mobili e la Pinacoteca, al primo e secondo piano della Rocchetta ci sono le raccolte d’Arte Applicata e il Museo degli Strumenti Musicali, nel sotterraneo della Corte Ducale ci sono il Museo della Preistoria e Protostoria e il Museo Egizio. Il Castello contiene alcuni capolavori dell’arte italiana: la Pietà Rondanini di Michelangelo, gli affreschi di Leonardo nella VIII sala del Museo d’Arte Antica, la Madonna in gloria e santi Giovanni Battista, Gregorio Magno, Benedetto e Gerolamo del Mantegna nella Pinacoteca e lo straordinario ciclo di arazzi raffiguranti i dodici mesi del Bramantino, nella Sala della Balla.

La Galleria Vittorio Emanuele II, il cosiddetto salotto di Milano, fu costruita perché nella prima metà del XIX secolo la città guardava con invidia le evoluzioni urbanistiche delle grandi capitali europee e desiderava esserne all’altezza. Nel 1859 l’idea di un passaggio coperto che mettesse in comunicazione Piazza Duomo e Piazza della Scala si fece sempre più concreta e così fu indetto un concorso internazionale per valutare le proposte di diversi architetti. Ben 176 architetti proposero le loro idee e fra tutte spiccò quella di Giuseppe Mengoni, che pensò ad una lunga galleria attraversata da un braccio, con un’ampia sala ottagonale al centro dell’incrocio. Nel 1865 cominciarono i lavori con la sistemazione della prima pietra direttamente da parte di re Vittorio Emanuele II di Savoia, e due anni dopo la Galleria venne inaugurata anche se ancora incompleta e senza la presenza del re. Ma la costruzione della Galleria Vittorio Emanuele II ha un epilogo tragico: il suo ideatore, Giuseppe Mengoni, morì proprio durante un’ispezione della sua “creatura”. Molti non pensarono ad un incidente casuale, ma ad un vero e proprio suicidio dovuto alle numerose critiche rivolte alla sua opera e alla delusione causata dall’assenza del re all’inaugurazione: nessuno poteva immaginare che il re era in pessime condizioni di salute e che sarebbe morto solo pochi giorni dopo. La Galleria è il salotto buono di Milano, dove ci si dà appuntamento per farsi vedere, acquistare (a caro prezzo), o semplicemente prendersi un caffè.

Dopo 30 anni di restauri la magnifica chiesa rinascimentale di San Maurizio è tornata a splendere. Edificata ai primi del ‘500 sui resti di un antico luogo di culto, la chiesa era annessa al Monastero  Maggiore dell’ordine delle Benedettine (demolito nel 1799), di cui oggi rimane il chiostro d’ingresso, parte integrante del Museo Archeologico. La suddivisione dello spazio interno in due parti (uno aperto ai fedeli, e un altro, quello posteriore, riservato alle monache del monastero che assistevano alla messa da una grata) testimonia l’antica destinazione della struttura. La semplice  e lineare facciata dell’edificio su Corso Magenta non lascia presagire il sorprendente interno ricco di meravigliosi affreschi che ricoprono l’intera struttura architettonica, dalle pareti alla volta, motivo per cui la chiesa è stata definita la Cappella Sistina di Milano. Le decorazioni ad affresco dai colori vivaci si estendono per ben 4mila metri quadri e sono opera di alcuni fra i più grandi Maestri della pittura lombarda del Cinquecento: Bernardino Luini, al quale si devono, tra gli altri,  le “Storie di Santa Caterina” (cappella Besozzi), le “Storie della vita di Cristo” (coro monache, parete del tramezzo); Simone Peterzano, maestro del Caravaggio, autore de “Il ritorno del figliol prodigo” e “Cristo che caccia i mercanti dal tempio” che decorano la facciata interna della chiesa; Antonio Campi al quale si deve l’”Adorazione dei Magi” sull’altare maggiore; Bergognone (coro); Lomazzo; Boltraffio, allievo di Leonardo. Di grande pregio nel coro claustrale, l’organo realizzato da Gian Giacomo Antegnani (1557) destinato in origine a concerti liturgici, ed oggi utilizzato in occasione degli eventi concertistici che si svolgono in città.

La chiesa intitolata al santo protettore della città è considerata la seconda chiesa per importanza, dopo il Duomo. Fondata nel IV sec. per volere di Ambrogio, vescovo di Milano (qui sepolto nel 397), nell’area del cimitero dei cristiani martirizzati (in origine era chiamata Basilica Martyrum), la chiesa fu ricostruita secondo i canoni dell’architettura romanica tra il 1088 e il 1099. Pur considerata il più importante esempio di architettura romanica lombarda, la basilica deve il suo aspetto anche agli interventi edilizi e agli adattamenti condotti nei secoli successivi. La basilica,  preceduta da un atrio a quadriportico, presenta una facciata a capanna caratterizzata da due logge sovrapposte ed è incorniciata da due campanili: quello dei Monaci a destra, risalente al IX sec., e quello dei Canonici, a sinistra, eretto nel XII sec., ad eccezione degli ultimi due pianni aggiunti nel 1889. L’interno è articolato in tre navate, ognuna delle quali termina con un abside ed è divisa in quattro campate quadrate coperte da volte a crociera. Da segnalare nel presbiterio il ciborio del IX sec., baldacchino a stucchi lombardo-bizantini poggiante su quattro colonne di porfido rosso sotto al quale è posto l’Altare d’oro, capolavoro di oreficeria carolingia, opera di Vuolvino. Di notevole pregio anche il sarcofago paleocristiano detto di Stilicone risalente al IV sec. Suscita interesse invece, la colonna romana su cui poggia una singolare scultura in bronzo, il cosiddetto “serpente di Mosè”: seconda la leggenda la fine del mondo sarà preannunciata dalla discesa dell’animale dalla colonna.
Nella cripta ipogea sono conservate le spoglie dei santi Ambrogio, Gervaso e Protaso. All’interno della basilica ambrosiana si può ammirare la piccola cappella (sacello) di San Vittore in Ciel d’Oro costruita nel IV sec. per riporvi le spoglie del martire Vittore, famosa per la presenza di mosaici di epoca paleocristiana  sulle pareti e nella cupola raffiguranti alcuni santi, tra cui anche sant’Ambrogio. Vicina alla basilica di Sant’Ambrogio fa bella mostra di sé una colonna di epoca romana su cui si trovano due buchi fatti, secondo la leggenda, da Satana. Si dice infatti che il diavolo non essendo riuscito a sedurre Ambrogio cercò di trafiggerlo ma colpì la colonna rimanendovi incastrato con le sue lunghe corna. Arrabbiato, sotto forma di fumi di zolfo, il maligno utilizzò quegli stessi fori per far ritorno agli inferi. Niente paura quindi se da quei fori sentite uscire un leggero odore di zolfo o se appoggiandovi l’orecchio sentite strani rumori provenire da essi…

Lucia, Giulia, Matteo, Emma