La musica come forma d’arte

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La musica è nata con l’uomo. Egli ha sentito il bisogno di esprimere i propri stati d’animo e le proprie emozioni con un linguaggio diverso. Ad un certo punto l’uomo sdoppiò il suo linguaggio, usandone uno per esprimere le sue prime necessità, legate a soddisfare i bisogni di sopravvivenza, ed un altro per dar sfogo ai propri momenti lirici e intimistici.

Non si hanno testimonianze dirette della musica antica perché essa non era scritta così come la conosciamo noi oggi. Essa era tramandata oralmente e dobbiamo aspettare il Medioevo per avere una prima scrittura musicale. Gli studiosi basano le loro teorie su testimonianze indirette, cioè sui reperti che sono giunti fino a noi. Essi sono dipinti, graffiti, bassorilievi, strumenti musicali. Attraverso queste testimonianze gli studiosi hanno immaginato che per i popoli antichi la musica avesse un carattere sacro perché era considerata di origine magica, divina e rappresentava la voce della natura (mare, vento, alberi).

Si può presumere che le primissime forme di musica siano nate soprattutto dal ritmo: per esempio, per imitare, battendo le mani o i piedi, il cuore che batte, il ritmo cadenzato dei piedi in corsa, o del galoppo; o magari alterando, per gioco e per noia, le fonazioni spontanee durante un lavoro faticoso e monotono, come per esempio il pestare il grano raccolto per farne farina, o il chinarsi per raccogliere piante e semi. Per questi motivi, e per la relativa facilità di costruzione, è molto probabile che i primi strumenti musicali siano stati strumenti a percussione, e presumibilmente qualche variante del tamburo.

La musica in Cina

In Cina, tradizionalmente, si fa risalire l’origine della musica, divina e strettamente connessa alla cosmologia e all’astrologia, coi racconti mitici.

Periodo pre-imperiale

Durante la dinastia Zhou la musica aveva un ruolo importante all’interno delle complesse situazioni rituali e divine cinesi: associata alla danza, essa accompagnava i cerimoniali religiosi collegati alla natura e alle tappe fondamentali della vita umana ed anche la vita sociale nelle corti degli imperatori.

Periodo imperiale

Con le riforme di Qin Shi Huang, la musica fu tralasciata. In epoca Han la musica fu ripresa in considerazione: gli studi teorici avanzarono, si diffusero sempre più gli strumenti musicali. Si stabilì l’altezza di un “suono fondamentale”

Sotto i Song la musica declinò notevolmente: il numero dei musici e dei cantatori diminuì, terminò l’organizzazione della musica di corte, che venne sostituita dalla musica popolare, anche negli ambienti aristocratici. S’aprirono case da vino e da tè con intrattenimenti musicali e si sviluppò il teatro musicale. Durante la dinastia Yuan, un periodo non molto creativo ma interessante sotto il profilo organizzativo, s’introdusse una scala musicale differente da quella cinese. S’evolse ulteriormente il teatro musicale, in cui si distinsero due scuole: quella del Nord e quella del Sud.

La musica nell’antico Egitto

La musica dell’antico Egitto ha origini molto remote, tanto da rendere gli Egizi tra le prime civiltà di cui si hanno testimonianze musicali. Il ruolo della musica, chiamata hy (gioia), era di grande importanza essendo ritenuta di origine divina, infatti essa era legata a Hathor considerata dea della gioia, della danza e della musica. La dea Meret era reputata la personificazione della musica e con la sua gestualità, quasi da direttore d’orchestra, governava l’ordine cosmico e il flusso della musica.

Le numerose raffigurazioni a noi giunte che rappresentano musicisti, cantanti e danzatori, testimoniano come la musica assumesse un ruolo di grande rilevanza nella società egizia; inoltre una notevole tradizione letteraria e ritrovamenti di svariati strumenti ne sono una conferma. Già nell’Egitto preistorico musica e canto erano presenti in rituali legati alla magia e alla religione; successivamente, nel periodo predinastico, la musica e la danza avevano soprattutto funzione propiziatoria in riti di fecondazione e di iniziazione. Vennero introdotti i primi strumenti musicali, quali bacchette, sonagli, batacchi, utilizzati in rituali totemici.

La musica era utilizzata in numerose situazioni e praticata a tutti i livelli della società egizia. Durante le cerimonie religiose essa aveva un ruolo di rilievo; danzatrici, cantanti e musiciste di professione, ruoli spesso soltanto femminili, ebbero funzioni speciali in ogni periodo della storia egiziana. Tra il clero legato a Amon erano presenti suonatrici di rango sacerdotale.

Nell’antico Egitto non si celebravano feste o banchetti senza la partecipazione attiva di musicisti e cantanti, ruoli sovente riuniti nella stessa persona. Anche nelle case di piacere veniva eseguita musica con interpreti spesso straniere, nubiane o siriane, e venivano anche eseguite danze accompagnate da tamburi e tamburelli. Durante le feste in onore dei morti, occasione in cui la famiglia del defunto si riuniva presso la tomba, si celebravano banchetti con accompagnamento di musiche, canti e danze.

Chironomo

Sappiamo dalle raffigurazioni che esisteva un chironomo, ovvero un antenato del direttore d’orchestra, le cui posizioni delle mani o delle dita indicavano ai musicisti se emettere una nota singola oppure sovrapporle come in un accordo. Nelle decorazioni delle tombe sono stati trovati anche svariati segni che corrispondono alla gestualità del chironomo e delle diverse posizioni in cui teneva le braccia e le mani.

Nelle scene rappresentanti esecuzioni musicali si può notare l’importanza data al ritmo; per tenere il tempo si batteva il piede a terra oppure il chironomo, o un musicista preposto, indicava il ritmo col battito delle mani o con le nacchere. In seguito si fece ricorso ai piccoli tamburi a mano o alla tabla.

Nella tomba di Amenemhat (circa 1500 a.C.) nella Necropoli di Tebe, è raffigurata una direttrice che segna il tempo con il battito del tallone destro e con lo schiocco del pollice e dell’indice delle due mani. Non abbiamo notizia se le immagini di diversi musicisti riuniti fossero da considerare una sorta di piccola orchestra che suonava insieme creando una polifonia o se invece i singoli si esibissero succedendosi uno dopo l’altro.  Nelle scene rappresentanti esecuzioni musicali si può notare l’importanza data al ritmo; per tenere il tempo si batteva il piede a terra oppure il chironomo, o un musicista preposto, indicava il ritmo col battito delle mani o con le nacchere. In seguito si fece ricorso ai piccoli tamburi a mano o alla tabla.

 

Giulia D’Andrea