GoticAnastasya – GLASTONBURY

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GLASTONBURY

 

Il monastero di Glastonbury in Gran Bretagna. La più antica costruzione cristiana che risale al VIII (ottavo) secolo e che pare sia legata, in modo profondo, alla leggenda di Re Artù.

Esattamente nel 1191 i religiosi del monastero annunciarono il ritrovamento, all’interno dell’Abbazia, dei resti del leggendario sovrano e della consorte Ginevra accompagnati da una iscrizione su legno, che oggi non esiste più pare: “Qui giace il famoso re Artù sull’isola di Avalon”. Per i Celti, Avalon era il Paradiso.

Comunque sia, questa scoperta diede il via alla cristianizzazione del mondo celtico pur tuttavia, in tempi remoti e nello stesso luogo, si ergeva la prima chiesa dedicata alla Madonna, la “Lady Chapel”.

Pur tutto questo, Glastonbury ne trasse una peculiarità botanica che affascina ogni visitatore:

“La leggenda narra che, quando Giuseppe d’Arimatea arrivò dalla Terra Santa, conficcò il proprio bastone nella terra e da esso germogliò il Sacro Biancospino di Glastonbury. Fiorisce due volte di cui una in corrispondenza del Natale.” Tutti i botanici concordano nel dichiarare che provenga dal Medio Oriente.

Ma Glastonbury è maggiormente collegata, come storia intendo, al Graal.

Fu nel 1539 che per volere di Enrico VIII l’abbazia venne chiusa. Sette monaci si rifugiarono nel monastero di Strata Florida, portando con loro una preziosa reliquia: un calice in legno d’olivo, dal tempo scurito, che veniva usato per celebrare le messe domenicali all’Abbazia di Glastonbury.

Nel tempo entrò nelle mani della famiglia Powell di Nanteos, per poi scomparire quando fu dato in prestito in America, nel XIX (diciannovesimo) secolo, per non rientrare più in Inghilterra.

Ovviamente furono tanti coloro che sostenevano che esso fosse il Sacro Graal, anche perché la leggenda dice che fu Giuseppe d’Arimatea a fondare l’Abbazia e che portò dalla Terra Santa, il Graal. L’anno 40 d.C. è quello indicato dall’inglese Laurence Gardner.

Ma facciamo chiarezza.

Chi era Giuseppe d’Arimatea?

Be’, studiosi affermano che non sia mai esistito un luogo chiamato Arimatea. Oltretutto la Bibbia è poco chiara nello spiegare i legami tra Giuseppe e la famiglia di Gesù.

Comunque sia, Giuseppe d’Arimatea era un membro del sinedrio, un notabile giudeo, con la concessione di deporre dalla croce il corpo del Signore per poi trasferirlo in una tomba. Nei quattro vangeli conosciuti, Giuseppe è descritto come un discepolo segreto di Gesù oltre che un uomo ricco.

Ma in quello apocrifo di Nicodemo, scritto nel IV (quarto) secolo d.C., si dice che Giuseppe raccolse il sangue di Gesù da sotto la croce, riempendo una coppa. Quindi fu naturale sospettare che Giuseppe d’Arimatea, la mattina di Pasqua, avesse fatto  sparire il corpo di Cristo dalla tomba. Come ovvia fu la condanna e la prigionia che ne conseguì dalle autorità di Gerusalemme. Solo dopo la notizia della resurrezione fu liberato, ma dovette abbandonare la Giudea.

Con la famiglia salpò su una nave, arrivando fino alla lontana Britannia, portando con sé il calice con il sangue di Cristo.

Anastasya