Almanacco e la sua solitudine…

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Solitudine

 

 

Ed eccomi qua, nella solitudine della stanza da letto a contemplare le solite immagini che da settimane si ripetono attraverso il piatto schermo della tv. Quella che un “ieri” pensavo fosse la migliore compagnia nelle ore di noia e che, fino ad ora, aveva avuto la capacità di non farmi sentire sola ma circondata da una moltitudine di persone.

Eppure ora ne colgo l’inutilità,  la ripetizione, il fastidio di sentirla e vederla in funzione! Un malessere che nasce dal profondo perché sempre più conscia che non può darmi un abbraccio, il conforto di una voce amica e cara che sussurra “Stai tranquilla, vedrai che tutto passa” oppure “Vieni qua, stiamo vicine/vicini e parliamo di cose belle, di cosa fare quando torneremo a passeggiare tra gli alberi o in riva al mare, ad ascoltare i caldi e calmi suoni della nostra terra”.

Quanto mi mancano queste cose,  eppure non sono passati poi così tanti giorni dall’ultima volta che ho chiuso gli occhi al bacio del sole primaverile, mentre la risacca del mare  accompagnava i miei passi.

Allora perché ho questo malessere dentro?

Perché,  pur provando immensa gioia nel vedere un Italia unita che si da conforto a vicenda,  chi con piccoli gesti,  chi con canti e suoni, non riesco a lenire questo silenzioso pianto dentro me?

Forse perché quei piccoli e grandi gesti che credevo normali ora stanno acquisendo la loro giusta importanza? Questa assenza forzata che rischiara le convinzioni, che per un ingannevole lungo tempo mi son data senza neanche carpirne la profonda importanza, ora mi concede la giusta illuminazione per dargli il giusto peso?

E dovevo arrivare a vivere questa paura, o incomprensiva situazione, per capire quanto belle e profonde erano le cose che facevano parte del mio quotidiano?

Mi ritrovo a valutare quanto fragile è stata la mente nel credere che tutto sia sempre dovuto; quindi normale che esista.

Ma anche quanto, nell’assurdo, immortale sia questo essenziale ricambiarsi di sentimenti e attenzioni che nient’affatto sono certi o dovuti.

Vive dentro me, come un qualcosa di intrinseco al mio essere, pur conscia che questo è il risultato di ciò che attorno ci costruiamo con i nostri atteggiamenti, desideri o comunicazioni varie.

Ed ecco che l’insieme prende quella certezza del poi, del domani, del futuro da rammendare e apprezzare, quello che mi porta a desiderare e ad essere certa che già domani, sarò pronta ad abbracciare e sorridere con una maturità ben più conscia di ieri. E di quanto poco ci voglia per perdere ciò che credevamo ci appartenesse…

Anastasya