Diario di Viaggio: Il sentiero delle Lacrime

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La musica alcune volte con le sue strofe ci ricorda fatti storici passati o anche attuali notizie di cronaca. Il cantautore americano Grant-Lee Phillip con la canzone Cry cry  ci ricorda la dolorosa deportazione dei nativi americani.

Vi  riporto qui la prima strofa di questa canzone molto significativa :

 

“In inverno quando i flussi sono congelati

In inverno, quando gli uccelli non cantano

Questo è quando ho perso la mia casa

Quando ho perso tutto

Ho camminato fino a quando i miei piedi erano insanguinati

Lasciato tutto ciò che sapevamo

Quando ci hanno portato ad attraversare il Mississippi

Niente che potessi fare ma…

Piangi piangi

Piangere”.

 

La canzone si riferisce al sentiero delle lacrime che  fu una deportazione forzata dei nativi americani dalle loro terre d’origine fino al territorio indiano (oggi Oklahoma), negli Stati Uniti occidentali, avvenuto perlopiù a marce forzate. La frase è originata dalla descrizione della deportazione della nazione pellerossa Choctaw nel 1831. Questo esilio costò a  molti nativi americani sofferenze per il  freddo, le malattie e la fame. Molti morirono durante il trasferimento come 4.000 dei 15.000 Cherokee trasferiti.

Anche migliaia di afroamericani sia liberi che schiavi (come schiavi che accompagnavano i loro padroni nativi americani e come ex schiavi fuggiti che erano assistiti, assimilati o sposati a membri delle tribù) accompagnarono le nazioni pellerossa lungo il “sentiero delle lacrime”.

Nel 1830, CherokeeChickasawChoctawCreek e Seminole (a volte ci si riferisce a loro come alle Cinque Tribù Civilizzate) vivevano come nazioni autonome in quello che sarebbe stato chiamato profondo Sud degli Stati uniti. Il processo di trasformazione culturale (proposto da George Washington ed Henry Knox) prese avvio soprattutto tra Cherokee e Choctaw. La deportazione indiana venne proposta per la prima volta da Thomas Jefferson, ma Andrew Jackson fu il primo presidente Usa a implementare la deportazione con l’Indian Removal Act nel 1830. Nel 1831 vennero deportati i Choctaw, che divennero un modello per le altre deportazioni. Dopo i Choctaw toccò ai Seminole nel 1832, poi ai Creek nel 1834, di seguito ai Chickasaw nel 1837, ed infine ai Cherokee nel 1838 durante la presidenza di Martin Van Buren. Deportazioni (da diversi settori del Nord America) continuarono verso il territorio indiano fino all’ultima metà del XIX secolo.

La nazione Choctaw risiedeva in quelli che sono ora gli stati Usa dell’Alabama, del Mississippi, e della Louisiana. Dopo una serie di trattati iniziata nel 1801, il territorio della nazione Choctaw era stato ridotto a 45.000 km². Il Trattato di Dancing Rabbit Creek cedette il resto del territorio agli Stati Uniti e fu ratificato all’inizio del 1831. Le deportazioni furono approvate solo dopo che nel Trattato di Dancing Rabbit Creek, venne concessa la possibilità ad alcuni Choctaw di rimanere. Il capo Choctaw George W. Harkins scrisse al popolo americano prima che la deportazione cominciasse:

“È con considerevole diffidenza che io cerco di rivolgermi al popolo americano, conoscendo e sentendo sensibilmente la mia incompetenza; e credendo che le vostre menti altamente sviluppate non accetterebbero volentieri il discorso di un Choctaw. Ma avendo deciso di emigrare a ovest del fiume Mississippi quest’autunno, ho pensato che fosse giusto nel dirvi addio fare alcune osservazioni che esprimano il mio punto di vista, e i sentimenti che mi muovono rispetto all’argomento della nostra deportazione… Noi Choctaw scegliamo di soffrire e di essere liberi piuttosto che vivere sotto la degradante influenza delle leggi, che non hanno potuto ascoltare la nostra voce durante la loro formazione”.

Attualmente il parco è monumento nazionale ed è un ricordo di sopravvivenza del popolo Cherokee, rimosso con forza dalle terre in Georgia, Alabama e Tennessee per vivere nel Territorio indiano, ora in Oklahoma.