Quel sottile confine tra noi _Capitoli XXII° e XXIII°_ di Anastasya

30

…Damian chiuse gli occhi.

La mano di lei scivolò sul suo membro in dolci carezze e il suo corpo iniziò a tremare, perso in quella lussuria. I suoi movimenti erano così perfetti da portarlo vicino alla perdizione.

Estasiata nel dargli tale piacere, strinsi maggiormente le dita attorno al suo membro velocizzando le carezze, finché non lo vidi chiudere gli occhi e gettare la testa all’indietro in una tacita supplica.

Damian pensò che le sue dita avessero il potere del tocco perfetto, tanto che i muscoli degli addominali si contrassero spasmodici, desiderosi di quei leggeri e ritmici scatti. Gli stavano facendo perdere la ragione soprattutto ora che lei, senza accorgersene, aveva arcuato la schiena per offrirgli i seni e i duri boccioli protesi verso di lui, esigendo le carezze della sua bocca.

Stavamo vivendo un tale livello di intimità che riconobbi di non aver mai sperimentato nelle mie storie precedenti. Vidi le sue mani circondarmi delicatamente i seni e trattenni il fiato nel percepire l’immediata risposta dei capezzoli a contatto con quelle mani maschili.

All’improvviso ne strinse uno fra l’indice e il pollice delle sue lunghe ed eleganti dita, per poi essere delicatamente avvicinato alla sua lingua che, liscia come seta, lo lambì in una lenta agonia.

“Così deliziosamente duro. Ho una voglia matta di racchiuderlo fra le labbra e succhiarlo fino a quando non sei vicina a venire, Alessandra.”

Dotati di vita propria, i miei fianchi si spinsero in avanti contraendo il fulcro del mio ventre in piccoli e deliziosi spasmi di piacere.

“Il tuo corpo risponde meravigliosamente ai miei capricci. Devo dedurne che anche tu mi desideri?” mi chiese. Ma la mia bocca non riuscì ad emettere alcun suono.

Come non avrei potuto desiderarlo? Le sue mani mi stavano facendo impazzire e quella pressante fiamma di passione nei suoi occhi, non faceva altro che farmi bollire dal desiderio di essere posseduta da lui. Non poteva non accorgersi del piacere che mi incendiava.

Damian curvò le labbra in un mezzo sorriso e con piccoli studiati movimenti fece sparire una delle sue mani poco al di sotto dell’acqua.

Lo seguii in quel percorso, dimenticando quasi di respirare e in trepidante attesa del suo tocco.

Ma non era ciò che lui aveva in mente di fare, non ancora!

Mi afferrò sul fianco tirandomi a sé e con altrettanta velocità mi sollevò fra le braccia muovendosi con sicurezza in quel liquido freddo, fino a depositarmi su una delle grandi pietre che circondavano il lago, facendomi sedere.

Aggrottai la fronte, perplessa. Ma il suo sguardo enigmatico mi fece battere forte il cuore distraendomi dalla mia incertezza. Provavo un desiderio forte e lancinante e iniziavo a spaventarmi del potere che aveva sul mio corpo, eppure, mentre lo guardavo posizionarsi fra le mie gambe e piegarsi sulle proprie, circondato da una sensualità cocente e primitiva, quel sentimento scuro si tramutò in un’immensa brama di lui.

Non vedevo l’ora di essere totalmente e completamente avvinta nella cupidigia che a sprazzi intravedevo nei suoi occhi.

Sovrastandomi all’altezza dei fianchi, persa in quel folle oblio, lo vidi allungare un braccio oltre la mia schiena dove adagiò una mano.

I suoi occhi presero a bruciare e quando la sua testa si chinò sul mio petto e le sue labbra circondarono un capezzolo dolorosamente eccitato, piegai la testa all’indietro lasciandomi andare a quel sostegno che con estrema facilità mi sorreggeva, lasciandomi libera di crollare sotto quel delizioso assalto simile a lingue di fuoco, che iniziava a scorrermi nel corpo fino a concentrarsi nel luogo del piacere estremo, portandomi a chiudere le gambe ora bloccate dal suo corpo.

“Mia deliziosa Alessandra!” riecheggiò la sua voce nella grotta.

Qualcosa di freddo e ritmico colpì il mio seno increspandolo di piccoli brividi. Cercando di riemergere da quella nube di perdizione, sollevai la testa e mi sorpresi a fissare gli occhi di lui, intento a osservare il mio seno con una intensità feroce. Poi compresi.

Dal tetto della grotta sporadiche gocce cadevano verso di noi andando a colpire la sommità del mio petto dove, tremolante e perlacea, una di esse riluceva in cima al capezzolo. Ma era la naturale contrazione del capezzolo ad ogni fredda goccia che attirò la bocca di Damian su di esso, la quale con esplicita bramosia esigeva il proprio diritto di possesso.

La sua mano si mosse sulla schiena, facendomi arcuare verso di sé. Delicati morsi e calde carezze della sua lingua mi tolsero la facoltà di ragionare e, persa in quella passione rovente, bramavo di essere toccata più intimamente.

Imprevedibile, come se poco prima avesse letto nella mia mente, una delle sue mani scivolò fra i nostri corpi.

Sentii le sue dita sfiorare i lati delle mie cosce invogliandomi ad aprirle ulteriormente alla sua invadenza, fin quando non lo sentii sfiorare la cima più infuocata del mio essere donna, dove le fiamme di lava più intense scorrevano prorompenti in attesa di un varco in cui rilasciare tutta la loro potenza.

Bastò quel lieve tocco per farmi gridare dal piacere e per poco non venni, tale era l’eccitazione. Il corpo non rispondeva più a nessun comando tanto che i miei fianchi presero a ondeggiare, smarrita in quel nuovo desiderio che pareva mi stesse sciogliendo dall’interno.

Damian soffiò fra i lunghi canini che prepotenti e baldanzosi facevano capolino fra le sue labbra, lunghi e tremendamente provocanti. Era perso in lei, totalmente soggiogato dal suo viso sconvolto dal piacere. Ingordo di ciò che quei lineamenti gli mostravano, circondò il suo sesso con le dita scivolando appena oltre il suo fulcro per poi ritrarsi e ricominciare subito dopo un gioco perverso per lasciarla in bilico ancora una volta.

Con la bocca continuò a giocare col suo seno spostandosi fra l’uno e l’altro mentre con la mano la portava sempre più vicina al limite.

Mi ritrovai a sollevare le braccia per affondare le dita nei suoi capelli scuri. Con un’audacia che non credevo di possedere, gli circondai il fianco con una gamba permettendogli di muovere più liberamente quelle dita esperte.

“Dio, Damian, non smettere.” A malapena riuscii a sussurrargli.

“Il pensiero non mi ha sfiorato la mente.” Gli rispose con voce rauca, unendo un altro dito al primo e godendo del suo tendersi e contrarsi fra i gemiti che con avidità catturò nella sua bocca, baciandola appassionatamente.

All’improvviso la sua attenzione venne catturata da un suono familiare e, come lo scorrere di un fiume, gli arrivò tonante negli orecchi.

Socchiuse gli occhi puntandoli sulla vena che pulsava impazzita sul suo collo. Mettendo da parte ogni prudenza e lasciandosi dominare di poco da ciò che a gran voce urlava la sua natura di vampiro, avvicinò la bocca su quella pulsazione ritmica e affrettata che si rispecchiava in spasmi uguali nel membro, già teso e contratto dal desiderio.

La smania di possedere quella vena prima e la deliziosa donna subito dopo, se non nel medesimo istante, amplificò ulteriormente il fuoco che gli ribolliva nelle vene.

Richiuse gli occhi cercando di calmare quella brama che faceva parte della sua vita e che lei risvegliava col solo profumo della sua pelle.

Gemette, mentre posava la fronte su quella di lei.

“Maledizione, mi stai facendo uscire di testa” sorrise, “E tu neppure te ne rendi conto.” Sussurrò serrando fra i denti la delicata carne del suo orecchio.

Di cosa stava parlando?

La mia mente era completamente vuota. Solo gli echi del piacere risuonavano nella mia testa, scuotendo il mio corpo e annullando tutto il resto. Mossi i fianchi sulle sue dita che instancabili continuavano a giocare con me. Stavo per esplodere, ma sentivo che ciò che cercavo lo avrei trovato solo unendomi a lui.

Mi morsi il labbro ad una improvvisa contrazione fra le gambe.

Le fiamme divamparono negli occhi di Damian.

I piccoli denti di lei, stretti in una morsa sul delizioso labbro, crearono una piccola goccia porpora che, ignara di chi la stesse osservando avido, rimaneva nella sua forma in attesa di un qualcosa.

Repentina la sua lingua vi si abbatté sopra risucchiandola nella propria bocca. Il dolce, afrodisiaco sapore lo travolse con una potenza sconosciuta, o forse paragonabile solo al culmine del loro trapasso a vampiri.

Dolore, Morte e Resurrezione.

Non aveva di che paragonare tale culmine, l’unica cosa che sapeva era ciò che quell’unica goccia gli aveva scatenato dentro.

Il possedere colei che lo aveva risvegliato.

Con estrema delicatezza le circondò i glutei estraendo le dita da quel nucleo bagnato, le sollevò il bacino poco al di fuori dell’acqua e chinò la testa fra le sue gambe.

Il mio corpo fremette nell’attesa della sua bocca. Ero così febbricitante che avevo il terrore di prendere fuoco e quando sfiorò la mia intimità, arcuai la schiena contraendomi all’indietro, mentre un prolungato sospiro mi usciva dalle labbra.

Damian invase con la bocca le sue pieghe scivolose affondando la lingua fin dove poteva dentro di lei. Giocò con la sua carne vellutata e gonfia dal desiderio di lui. Avrebbe voluto affondare i denti sulla polposa e tesa protuberanza e succhiarla fino a farle implorare di essere presa.

Era pronta per lui, ogni millimetro del suo sesso era scosso da continui tremori e quando dalla sua bocca, intenta a lambirla, uscì un grugnito di soddisfazione, le bollenti pareti di lei si contrassero attorno alla sua lingua che bramosa continuava a sfiorarla, portandola quasi oltre il limite.

Spalancai la bocca e tremai aggrappandomi alle sue spalle come se fossero l’unica ancora che mi faceva rimanere cosciente.

“Damian, non resisto più.” Sussurrai sotto il suo insaziabile attacco.

“Allora non farlo.” Le rispose perso nell’erotico gioco.

Con un inaspettato scatto della testa chiuse fra le labbra quel bocciolo duro, succhiandolo con cadenze rapide e intense stando attento a non graffiarla con le zanne.

Quel movimento coinvolgente mi trascinò in un orgasmo esplosivo che mi fece perdere quasi i sensi. Il mio corpo fu scosso da forti spasmi, del tutto devastato da un piacere incandescente contro il quale non avevo difese. Potevo solo cavalcarlo lasciandomi trascinare da quella marea.

Senza darle tempo di smorzare quel piacere, Damian si sollevò in piedi liberandosi delicatamente delle sue gambe che lo avevano stretto, ma che ora, deboli e languide, si plasmavano nelle sue dita.

“Ho bisogno di te, Alessandra. Non credo di potermi fermare a questo. Il mio corpo reclama il tuo. Io desidero entrare dentro di te, perdermi in te.” Le sussurrò.

Un istante dopo, la stava penetrando in profondità gustandosi la vista del suo corpo snello e femminile che si tendeva a quella nuova intrusione e del sensuale movimento del bacino che gli andava incontro, in una muta richiesta.

Con una poderosa spinta affondò completamente in lei, facendola gemere in preda di una dolce agonia.

“Damian…” sospirai.

Mi stava portando a un livello impensabile del piacere.

Mi lasciai andare a quella danza gustando ogni affondo, ogni contrazione del suo corpo duro e muscoloso, e ogni brivido e tremore che mi avvolgevano. Socchiusi gli occhi rimanendo avvinta nell’acuta libido del suo sguardo profondo, mentre le punte bianche delle sue zanne gli uscivano dalle labbra non più in grado di contenerle.

La vista di quelle lame tremendamente grosse invece di spaventarmi mi spingevano nell’atroce desiderio di sentirle affondare nella mia carne e perdermi nell’ignoto erotismo che evocavano. Vidi la mia mano sollevarsi verso di lui con l’intento di sfiorarle.

Damian rallentò gli affondi mentre osservava quella mano tremolante avvicinarsi alla sua bocca.

Percepiva l’insinuarsi del nuovo desiderio che la soggiogava pericolosamente e, malgrado desiderasse accontentarla e affondare le sue fameliche punte in quel delicato collo, la paura di farle male superò di gran lunga quell’oscuro e ardente desiderio.

Cercando di calmare quella brama lasciò che la sua piccola mano sfogasse la curiosità, malgrado il suo corpo gli urlasse a gran voce di liberare il vampiro dentro di lui che ambiva al suo sangue rinvigorente.

Le sue dita gli provocarono un brivido giù per la spina dorsale fino al membro, già dolorosamente contratto nella calda e stretta guaina di lei. Lo stava facendo uscire di testa col suo tocco fugace ed era cosciente che se avesse continuato in quel modo, difficilmente avrebbe mantenuto fede ai buoni propositi.

“Alessandra, stai giocando col fuoco.” Le disse sperando che le sue parole lenissero quella tortura.

Lei lo guardò completamente persa nell’emozione dell’unione dei loro corpi, avvinti in un amplesso di vibrazioni che si rincorrevano.

“Ti fa male quando ti tocco?”

Come poteva non sorridergli il cuore a quelle ingenuità?

“No. Non è il dolore ciò che mi fai provare. È qualcosa di più profondo e primordiale. Il desiderio quasi compulsivo di mordere la vena che pulsa sul tuo collo è ciò che mi provochi. È la smania di sfiorarla con la lingua fono a farla ingrossare dal desiderio di essere trafitta dalle mie zanne. È la voglia di assaggiare il tuo sangue e farlo scorrere nel mio corpo mentre affondo dentro te, unendomi a te in tutto e per tutto.” Chiuse gli occhi per nasconderle quanto dolore provava per ciò che non osava farle.

“Allora fallo!” la sentì dire mentre con una mano si scostava i capelli di lato permettendogli la piena visuale della vena pulsante.

Damian trattenne il fiato. Probabilmente lei non aveva compreso ciò che le aveva detto.

“Se ti mordessi, e credimi che lo desidero da starne male, tu mi apparterresti per sempre. Ed io sarei parte di te, della tua vita e di conseguenza di quella dei tuoi figli per sempre. Se affondassi questi denti nel tuo collo, non ti potresti più liberare di me né io di te, perché le nostre anime si apparterrebbero indissolubilmente.”

“Ed è una cosa così brutta per te?”

“Io non… Tu che cosa vuoi?”

“Te. Voglio te, sempre, ovunque nella mia vita.” Gli disse sfiorandogli la guancia. “Credo di essere stata attratta da te fin dal primo sogno. Anche se non riuscivo a vederti, mi stavo innamorando della tua voce ancor prima di vederti, ma non lo ammettevo con me stessa. E quando sei venuto da me, ferito e debole, ho iniziato a provare qualcosa di più forte. Probabilmente è stato allora che ho iniziato ad amarti.”

Damian, fece scivolare le mani sulle sue gambe portandosele attorno ai fianchi.

“Mia dolce, piccola umana.” Le sussurrò avvinto da una felicità inaspettata. “Quando ti ho portata nella mia casa, nel profondo ho sperato che il mio amore potesse creare fra noi un legame. Non osavo sperare a tanto.”

La sentì trattenere il fiato.

“Ti amo, come non ho mai amato nessun’altra nella vita. E posso assicurarti che è stata molto lunga.”

Continuavo a fissarlo negli occhi sentendomi leggera come una piuma.

Tutto appariva come in un sogno: momento perfetto, le parole che ogni donna desidera sentirsi dire e un’intimità sconosciuta ed estremamente carnale che solo quell’essere di un altro mondo era riuscito a creare.

Gli presi il volto con le mani mentre lo avvicinavo alle mie labbra per suggellare le sue parole.

“Mordimi. Voglio appartenerti completamente.” Gli bisbigliai portando la sua bocca sul mio collo.

Lo sentii tremare. Il suo corpo era immobile come se ancora fosse pervaso da qualche dubbio. Gli sfiorai i capelli.

“Non mi farai del male, mi fido di te.”

Ma lui ancora non cedette. Con un gemito iniziai a muovere i fianchi verso di lui, ritraendomi subito dopo in una lenta scivolata sul suo membro ancora duro e grosso dentro me. Lo sentii vibrare fra le mie gambe e sorrisi. Stava per cedere.

“Ti prego, Damian, non farmi aspettare.” Dissi ancora.

Il suo volto era una maschera di granito mentre i suoi occhi di giada sondavano i miei. Fui attratta dalla sua mascella che senza controllo si agitava nervosa testimoniando la guerra che si stava svolgendo dentro lui.

Colsi anche qualcos’altro di più profondo e selvatico al loro interno, ma non ebbi il tempo di capire cosa fosse perché fulminea la sua bocca si avventò su di me.

Sbarrai gli occhi all’improvviso dolore subito soverchiato da un piacere liquido che contorse il mio corpo ormai all’apice di un nuovo orgasmo.

Sollevai una mano e con fermezza gliela posai sul capo spingendolo ulteriormente verso la vena.

Lui grugnì e attinse con sorsate profonde e impellenti.

Ad ogni suggere della sua bocca le poderose spinte del suo bacino e gli affondi del suo membro mi stavano introducendo in un universo legato al suo. Ma sentivo che anche lui era in procinto di esplodere.

I suoi denti si ritrassero e con la lingua chiuse i piccoli fori sulla mia pelle. Il suo volto era bellissimo, come se il sangue assunto gli avesse rigenerato non solo il corpo ma anche la pelle.

Damian la sostenne sulla schiena con una mano, affondando dentro di lei in cadenze sempre più urgenti. Sentiva le sue fibre scatenarsi in un flusso di adrenalina e il desiderio fuori controllo, ma non aveva importanza, era certo di non poterle fare male ora che lei gli apparteneva.

Stanco di controllarsi si lasciò andare, annientando quei freni che fino a quel momento lo avevano placato. Contrasse i muscoli degli addominali in una danza sfrenata per portare entrambi al culmine. Le pareti di lei si tesero stringendo il suo membro, ormai pronto a esplodere, in una stretta ferrea che pareva gli stesse strizzando fuori l’anima. Non poté opporsi a tale estasi e con un urlo disumano si unì a lei nell’orgasmo più stupefacente che avesse mai avuto.

Stretti in un abbraccio infinito, restammo in quella passione dei corpi ancora per diverso tempo, entrambi restii ad abbandonare quell’alcova perfetta, per tornare alle nostre vite.

“Non voglio andare via.” Mi lasciai scappare mentre un bruciore cocente mi invadeva il collo.

“Neppure io voglio che tu vada. Ma questo non è un addio.” Le disse giocando con lievi carezze sulla setosa pelle del suo seno “Avevo in mente qualcosa e volevo parlartene prima, ma sono stato distratto da qualcosa di più stimolante.” Sorrise mentre le sfiorava i capezzoli con le zanne ancora lunghe fra le labbra.

“Lungi da me contrariarti. Hai fatto bene ad aspettare!” gli risposi ridendo con una gioia che mi fece salire le lacrime agli occhi “Però ora voglio sentire la tua idea.”

Mi sollevai su un gomito facendogli scorrere le unghie sul ventre piatto e più su, fra i marmorei addominali che morivo dalla voglia di leccare e mordere da quando lo avevo spogliato nel rifugio dei cacciatori.

“Se continui così, corri il rischio di rimandare ancora per molto ciò che avevo in mente di dirti.”

Scostai la mano da quella perfetta scultura poggiando il mento sul suo petto.

“Ti ascolto.”

Damian sollevò un sopracciglio, insicuro se raccontarle l’idea o dar retta al desiderio che stava riaccendendogli le fiamme dentro.

“Sarò breve allora, perché ho nuovamente voglia di te e non ti lascerò andare via da questa casa se prima non mi avrai lasciato un dolce ricordo.”

 

Tornai alla realtà con una parte di me che cercava imperterrita di rimanere ancora qualche minuto attaccata al ricordo di lui, a ciò che era successo e desiderosa di risentire le sue carezze.

Scesi dal letto col cuore che mi martellava incessante nel petto, la pelle rovente e la mente persa nelle immagini di noi due, nudi, quasi totalmente sommersi dal lago.

Mi passai una mano tremante fra i capelli cercando di riprendermi dall’emozione che mi aveva sovrastato da quando avevo incrociato i suoi occhi. La mia vita aveva subito un cambiamento colossale se la paragonavo a come scorreva prima di incontrarlo; quotidiana, neura e prevedibile.

Mi diressi in bagno apprezzando la tenue penombra e lavati i denti e il viso tornai in camera. Un jeans e un maglione mi parvero una coperta comoda e accogliente per quella mattinata gelida e per i brividi che ancora persistevano sulla pelle. Uscii in balcone aspirando l’aria frizzante dell’alba. Guardandomi attorno godetti di quel silenzio e degli odori freschi che davano la sensazione di essere ancora circondata dalla natura di quel mondo notturno.

I ragazzi sarebbero tornati a casa quella mattina, giusto in tempo per la notte di Natale, ma ero felice perché più tardi, quella sera stessa, Damian sarebbe venuto a farci visita. Il suo desiderio di conoscere i miei figli aveva fatto esplodere il mio cuore di gioia.

Dovevo prepararli? Avrei dovuto temere per loro?

Strinsi le braccia attorno al busto mentre le sue parole mi tornarono in mente. “Voglio che tu faccia parte della mia vita, Alessandr4a, ed io della tua e di quella dei tuoi figli. Se tu mi vorrai, naturalmente!”

Sì, avevo detto di sì.

Perdutamente innamorata, immensamente felice, tornai dentro iniziando ad allestire l’appartamento per l’arrivo dei ragazzi.

Damian non si sentiva così in perfetta forma e così sereno da molto tempo. Mancava poco all’incontro con Alessandra e non vedeva l’ora di conoscere i suoi figli per i quali lei avrebbe affrontato e distrutto anche l’essere più orrendo, compreso un antico vampiro e i suoi modi arroganti.

Seguì con gli occhi Corio, accompagnato dalla giovane e bellissima Patrizia, mentre cercavano fra battute e risate di incartare in maniera decente e, non con il suo stesso risultato, il regalo che quella sera avrebbe consegnato nelle piccole mani di quei ragazzi. Sapeva che erano intelligenti, che lei li teneva con la mente allenata e proprio per quello sperava il suo regalo sarebbe stato apprezzato.

“Casso, abbiamo finito, finalmente.” Esultò Corio.

“Hei, non parlare in quel modo.” Lo rimproverò amorevolmente Patrizia, dandogli qualche colpetto sulle labbra con la mano.

“Hai ragione, cara, scusami. Ma ora dammi le tue labbra che devo farmi perdonare.” E tra i risolini di lei che scappava e Damian che sospirava sollevando gli occhi al soffitto, Corio iniziava il gioco dell’insegui la preda.

“Ok ragazzi, grazie per l’aiuto. Sarà meglio che vada, Alessandra mi starà aspettando.” Disse mentre un ghigno gli piegava un angolo delle labbra.

“Salutaci Alessandra e dille che non vediamo l’ora di rivederla.” Riuscì a dirgli Patrizia, mentre Corio la circondava in una prigione di muscoli, non prima di aver rivolto uno sguardo complice all’amico.

Ero talmente intenta a guardarli e a rendere loro quella giornata meravigliosa, che non mi resi conto che fossero giù le undici. Fra un’ora si sarebbero scatenati correndo in soggiorno alla ricerca del proprio nome scritto sul fiocco di ognuno dei pacchi colorati che abbellivano, il già super decorato, abete di Natale.

Da quando erano tornati a casa, non avevano fatto altro che parlare. Erano stati così meticolosi nel descrivere quella vacanza coi nonni, che mi era sembrato di esserci stata pure io.

Erano felici e questo mi bastava. Eppure, non avevano fatto altro che girarmi attorno tutto il giorno, come se volessero avere la certezza che io fossi accanto a loro. I miei tre piccoli tesori.

E fra non molto, anche il mio vampiro dagli occhi del colore di un mare in tempesta avrebbe varcato la porta di casa, col suo sorriso enigmatico e tremendamente seducente, per iniziare una nuova avventura con me, con noi. Mi portai le mani al viso sentendo le prime avvisaglie di un rossore sulle guance.

“Mamma, quando arriva il tuo amico?” la vocina di Giulia mi colse impreparata. Non mi ero accorta che era seduta sulla sedia di cucina intenta a disegnare uno dei pupazzi che i nonni le avevano regalato. Con la matita colorata sospesa nella piccola mano, mi fissava in attesa di una risposta.

“Oh, ecco, dovrebbe arrivare a momenti. Sei curiosa?” giulia annuì. “Come mai?” azzardai, tanto per tastare il terreno.

I suoi occhietti parvero pensare seriamente alla risposta e poco dopo, con un sorriso soddisfatto sulle labbra, ne uscì con un, “Perché ti fa sorridere di più!”

 

Damian fissava la porta chiusa davanti a lui da circa dieci minuti.

Aveva preso in considerazione di apparire direttamente dentro l’appartamento di Alessandra, ma quel malefico gesto di coglierla impreparata, fu subito spazzato via dalla probabile reazione dei ragazzi al suo apparire all’improvviso nel bel mezzo della stanza. Ed ora eccolo lì, a fissare quell’uscio in attesa che le mani smettessero di tremare.

Accidenti! Cosa diavolo gli provocava quella sensazione?

Era inutile che continuasse a girarci attorno, sapeva la risposta. Temeva il giudizio dei ragazzi, temeva di non piacergli e che non lo volessero vicino alla loro madre. Aveva il terrore di vedersi distruggere i sogni che erano riaffiorati nel momento in cui lei lo aveva affrontato con determinazione arrivando a dargli perfino un calcio.

Sorrise nel ripensarci.

Doveva smetterla con queste stupidaggini, era un vampiro, un Antico e ne aveva affrontato tante di sfide nella vita. Avrebbe tentato, lui ci avrebbe provato con sincero sentimento.

 

Un quarto a mezzanotte…

Leggeri colpi alla porta zittirono le concitate voci di Andrea, Davide e Giulia, strategicamente seduti attorno all’albero, in attesa del gong del piccolo orologio a muro.

Tesa come non mai, cercai di tranquillizzarli pur notando che quella nervosa ero io.

“Vado ad aprire, voi rimanete seduti qui.” Dissi nella speranza che mi ascoltassero. Avevo un urgente bisogno di sentirmi stringere dalle sue braccia.

Mi passai le mani fra i capelli e tirai un gran sospiro.

Spalancai la porta e mi venne un colpo quando me lo trovai davanti. Alto, elegante nel suo completo nero e camicia bianca, una mano in tasca e nell’altra un enorme pacco.

Dio, era troppo per il mio cuore innamorato.

“Ciao.” Sussurrai.

“Ciao.”

Fu lui a fare il primo passo, avvicinandosi a me e chinandosi sulle mie labbra con una lentezza che mi rapì il respiro.

Gli circondai il collo lasciandomi trascinare nella danza sensuale della sua morbida lingua.

“Mamma?”

Una scossa elettrica mi attraversò al suono di quella voce. Mi sciolsi da quel dolce torpore tornando in me mentre mi giravo a sorridere alle tre paia d’occhi che, sei e ingenui, fissavano l’uomo poco oltre le mie spalle.

“Oh, ragazzi, non restate lì fermi, avvicinatevi.” Mi girai verso di lui con una muta preghiera nello sguardo.

Con un sorriso lo vidi avanzare verso di loro con una sicurezza che io non sentivo di avere.

“Ciao, io sono Damian. È un piacere fare la vostra conoscenza. La mamma mi ha parlato tanto di voi.”

“Ciao”, rispose il piccolo e impavido Davide, mentre continuava a stare col naso all’insù, estasiato dall’altezza del nuovo arrivato.

“Io sono Giulia.” Quella vocina delicata si unì a quella del fratello. Coraggiosa, lei gli afferrò la mano ammirando l’enorme differenza con la sua.

Rimaneva Andrea, che serio e musone restava in disparte a fissare l’estraneo che invadeva il suo spazio di ometto di casa.

Capendo l’antifona, Damian non si lasciò distogliere dal suo proposito e, come se dovesse confrontarsi con un adulto, si avvicinò ad Andrea guardandolo negli occhi mentre allungava una mano.

“Piacere di conoscerti. So che tu sei il più grande fra i tuoi fratelli, quindi fra adulti è giusto darsi una poderosa stretta di mano, non credi?” disse in attesa che la piccola mano del ragazzo stringesse la sua.

Andrea parve soppesare le sue parole. Guardò quell’enorme mano ancora tesa verso di lui, poi i suoi occhi si spostarono a guardare Alessandra per poi tornare in quelli di Damian, che paziente attesa quell’importante decisione.

All’improvviso il bambino ricambiò la stretta.

“Il piacere è mio.” Rispose finalmente, gonfiando il petto orgoglioso dell’importanza che lo sconosciuto gli aveva attribuito.

“Ho portato un pensiero per voi. Ma forse è ancora presto per aprire i regali, cosa dite?” Damian li fissò tutti e tre facendo una smorfia che li fece scoppiare tutti a ridere.

“Mamma, possiamo aprire il regalo di Damian? Per favore?”

Guardai mia figlia che con quella vocina sapeva incantare chiunque, perfino l’uomo che aveva resuscitato la sua passione e che le faceva tremare le gambe con il solo suono della voce, mentre veniva letteralmente spinto da quelle manine in soggiorno.

“Ancora due minuti e potete aprire i regali.” Urlai per sovrastare le loro voci mentre richiudevo la porta alle mie spalle.

Seduti sul tappeto, aspettavano il suono dell’orologio mentre il regalo di Damian veniva stretto dalle loro mani con l’intento di aprirlo per primo.

In quel momento, l’orgoglio che provavo nei loro confronti fu incalcolabile. I miei tre diavoletti, coloro che davano un senso alla mia vita, avevano accolto colui che in modo decisamente bizzarro e inverosimile, aveva rubato il mio cuore.

I primi scoppi di petardi oltre le finestre e il tanto atteso gong dell’orologio diedero il via ad un’euforia generale.

I bambini iniziarono a saltare sul posto estremamente felici, in attesa del mio permesso. Li guardai facendo finta di pensarci ancora un po’ su.

“I ragazzi hanno ragione, è Natale, suvvia, Alessandra!” disse facendomi l’occhiolino.

“Ma sì, forse hai ragione. Ok, siete pronti? Uno, due… Tre.”

Come reduci del film Jurassic Park, Andrea, Giulia e Davide iniziarono a strappare pezzi di carta dal pacco di Damian. I loro respiri e versi concitati si avvicinavano molto ai versi dei cuccioli di cane.

Quando solo la scatola li divideva dal contenuto, le loro mani rallentarono i movimenti nell’attesa della sorpresa nascosta al suo interno.

Una sorpresa che io stessa apprezzai enormemente riconoscendo in quei pezzi di puzzle il meraviglioso mondo che circondava la sua dimora.

Mi portai le mani alla bocca per contenere il verso di meraviglia che spingeva per uscirmi dalle labbra. E solo quando guardai i volti estasiati dei mie i figli, compresi quanta cura e attenzione doveva averci messo per ottenere quel risultato.

I ragazzi presero il pacco e corsero subito in cucina capovolgendo il contenuto sul tavolo che si sparse ovunque. Dimenticando gli altri pacchi, tutti e tre iniziarono a comporre il disegno, completamente rapiti da quell’immagine e dai suoi inusuali colori.

“Bello.” Disse Davide, senza sollevare gli occhi dal pezzo che si rigirava fra le dita.

Lieto di questo successo, Damian la raggiunse circondandole le spalle con un braccio. Non si era mai sentito così realizzato come in quel momento. Tutto ciò che i suoi occhi vedevano erano la cosa più audace, grandiosa e insperata nella quale avesse osato sperare. E quei tre piccoli umani lo avevano reso possibile.

Si sedette con le al loro fianco osservando con quanta concentrazione controllavano che ogni pezzo andasse nel posto giusto. Corio aveva visto giusto, il regalo era piaciuto.

Era quasi l’una e i ragazzi non davano segni di cedimento. Avevano lasciato i puzzle per il giorno dopo, spostandosi in soggiorno per rendere omaggio agli altri pacchi in attesa di essere scartati.

Scossi la testa mentre finivo di rassettare il loro disordine prima di raggiungerli.

Il sentimento che stavo provando era così complesso e nuovo che non mi soffermai a comprenderlo, lo accettai così com’era tenendolo il più possibile dentro di me e beandomi delle emozioni che mi regalava.

Quando li raggiunsi, l’immagine che mi si presentò davanti aveva dell’incredibile e dell’inenarrabile al contempo.

Vedere Damian seduto sul divano mentre veniva circondato dai miei tre diavoletti in pigiama, chi seduto al suo fianco e chi come Giulia e Davide sulle sue gambe, mentre lo tempestavano di domande, alle quali rispondeva con tranquillità e naturalezza, diede al mio cuore la conoscenza del vero significato della parola -famiglia-.”

Non avevo mai provato una cosa del genere e avevo paura di fraintendere tale percezione.

Ma poi i suoi occhi sprofondarono nei miei e la sua voce arrivò alla mia mente, cristallina e tremendamente sexy.

“La mia famiglia, la nostra famiglia. Grazie per il tuo dono.”

Le lacrime iniziarono a scorrermi sul volto, irrefrenabili.

Allora corsi, corsi verso i tre piccoli amori della mia vita, verso le loro braccia che si tesero verso di me, pronte ad accogliermi.

E corsi ancora, per tuffarmi definitivamente, anima e corpo, fra le braccia di colui che in un battito di ciglia aveva stravolto la mia vita riempendola dei sentimenti, delle emozioni e dei sorrisi più reali e coinvolgenti della mia esistenza.

“Ti amo, mio Vampiro…”

“Ti amo, mia Nime…”

 

 

THE END _ ANASTASYA