ALMANACCO_La Terra Cava_La leggenda dell’Ammiraglio Richard Byrd_

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Terra CavaALMANACCO_La Terra Cava_La leggenda dell’Ammiraglio Richard Byrd_ di Anastasya

 

Avete mai sentito parlare dell’Ammiraglio della US Navy Richard Evelyn Byrd?

Allora vi racconto la sua storia. Ma badate, questa è una storia vera, di vita vissuta, ma soprattutto di una particolare scoperta fatta nell’Antartico. Ma per arrivare a questo prima bisogna conoscere il personaggio di questa particolare avventura fra ghiacci polari. Quel luogo del pianeta ancora tutto da scoprire…

   Ammiraglio della Marina Americana Richard Byrd, è stato forse il più famoso esploratore antartico. Infatti, nel 1926 sorvolò per la prima volta il Polo Nord dichiarando di averlo raggiunto pur senza prove di tali affermazioni. Nel 1938/39, fu invitato a partecipare alla spedizione antartica “Neuschwabenland” delle autorità naziste, ma rifiutò.

Ma fra tutte, la spedizione più importante fu l’Operazione Highjump. Nel 1946 che il Segretario della Marina Forrestal organizzò la più imponente spedizione Antartica fino ad allora mai compiuta, tanto che si pensò ad un’operazione militare, sia per la grandezza che per la segretezza. Ad accompagnare la nave Mount Olympus c’era la portaerei Philippine Sea più altre 13 navi appoggio, con decine di aerei, idrovolanti ed elicotteri. Insomma, un imponente gruppo di poco più di 4500 anime suddivise in tre gruppi, orientale, centrale e occidentale.

Quello centrale giunse nel Mare di Ross il 30 dicembre 1946 dove iniziò le esplorazioni previste. Ma terminò bruscamente alla fine di febbraio 1947 rientrando sei mesi prima della data prevista per gravi incidenti tra cui la caduta di due elicotteri, fortunatamente senza conseguenze per gli equipaggi.

Ma non fu lo stesso per l’idrovolante della USS Pine Island, partita per l’ennesima esplorazione, il quale dopo diverso tempo, si trovò in una zona di visibilità zero. L’urto con un iceberg fu talmente forte che provocò uno squarcio da cui fuoriuscì il carburante che ne provocò l’esplosione. Le ricerche dei superstiti furono lunghe e furono ritrovati dal George Two, l’11 gennaio 1947. Dei nove membri, solo sei furono i superstiti, tre erano morti.

In quello stesso anno, nel mese di febbraio fu scoperta l’oasi di Bunger. Quel giorno, il comandante di un idrovolante PBM mariner, David Eli Bunger, dichiarò di aver visto uno spettacolo stupefacente: una immensa zona scura di terra in mezzo ai ghiacci polari. Gli uomini della cabina di guida, una volta avvicinatisi, non potevano credere ai loro occhi nel trovarsi dinnanzi ad una vera e propria oasi.

Dopo un controllo approfondito tornarono alla USS Pine Island per fare rapporto su tutto ciò che avevano visto e vi tornarono successivamente riuscendo ad ammarare in uno dei laghi. Raccontarono che l’acqua, pur trovandosi nell’Antartide, era dolce e calda fino ai 30°, e all’interno alghe rosse, blu e verdi ne davano ai laghi attorno colori particolari. Tutto appariva vecchio di migliaia di anni, come l’immersione della terra dai ghiacci dell’ultima glaciazione.

Byrd successivamente descrisse tale scoperta “di gran lunga la più importante”, della spedizione.

I quotidiani non ci misero che poche ore a pubblicare tale notizia. E fu proprio da questo che Byrd prese la decisione di ripercorrere la rotta di Bunger scegliendo anche la data, il 19 febbraio 1947…

La storia sta per iniziare, una storia racchiusa nel diario di bordo dell’Ammiraglio Byrd fin dal 1947, un diario che non avrebbe dovuto esistere perché gli fu imposto di tacere, di occultare dietro il silenzio qualsiasi scoperta visiva e fotografica o d’altro genere raccolta.

Infatti, Byrd, esordì in questo modo nel diario: “Devo scrivere questo diario di nascosto e in assoluta segretezza. Riguarda il mio volo antartico del 19 febbraio dell’anno 1947. Verrà il tempo in cui la razionalità degli uomini dovrà dissolversi nel nulla, e si dovrà allora accettare l’ineluttabilità della Verità. Io non ho la libertà di diffondere la documentazione che segue, forse non vedrà mai la luce, ma devo comunque fare il mio dovere e riportarla qui con la speranza che un giorno tutti possano leggerla, in un mondo in cui l’egoismo e l’avidità di certi uomini non potranno più sopprimere la Verità.

DIARIO DI VOLO

Ore 6.00/6.20- Finalmente i preparativi per il viaggio sono stati completati per tempo, siamo in volo e con il pieno di carburante.

Ore 7.30/7.40- Un controllo via radio col campo base, la ricezione è ottima e tutto è normale. Notiamo una leggera perdita d’olio nel motore di tribordo, tuttavia l’indicatore della pressione dell’olio sembra normale.

Ore 8.00/8.15- A circa 2321 piedi, una leggera turbolenza da est, correggiamo a 1700 piedi. La turbolenza cessa ma il vento in coda aumenta, facciamo un piccolo aggiustamento della manetta, ora l’aereo procede normalmente. Nuovamente controllo con campo base, situazione normale.

Ore 8.30/9.10- Nuovamente turbolenza che costringe a risalire a 2900 piedi, ottime condizioni di volo. Sotto di noi, l’immensa distesa di ghiaccio e neve, ci sono delle colorazioni gialle diffuse linearmente. Modifichiamo rotta per un esame più approfondito di queste configurazioni colorate, notare anche colorazioni viola e porpora. Controllo effettuato con due giri completi, ora tornati sulla rotta stabilita. Nuovamente un controllo con il campo base e comunicate informazioni circa le colorazioni nel ghiaccio e nella neve sottostanti.

Improvvisa rotazione e oscillazione della bussola magnetica e la girobussola, non riusciamo a mantenere la rotta con la strumentazione. Ci basiamo con il sole per la rilevazione di posizione, i controlli sono lenti all’apparenza, sia nel rispondere che nel funzionare, ma non ci sono indicazioni di congelamento!

Ore 9.15/9:49- In lontananza sembrano esserci delle montagne. È passata circa mezz’ora dall’avvistamento delle montagne, non sembrano un miraggio. È una piccola catena di montagne che non avevo mai visto prima.

Ore 9.55/10.00- Costretti a modificare nuovamente altitudine a 2950, causa forte turbolenza. Ora stiamo sorvolando la catena di montagne e procediamo verso nord, o almeno così ci pare. Oltre le montagne ci appare una valle con un piccolo fiume o ruscello che scorre verso il centro. Ma qui sotto non dovrebbe esserci alcuna valle verde! C’è qualcosa di molto strano e anormale qui. Dovremmo sorvolare solo ghiacci e neve, ma sulla sinistra ci sono foreste sui fianchi dei monti. I nostri strumenti girano ancora come impazziti, il giroscopio oscilla avanti e indietro!

Ore 10.05/10.30- Ennesima modifica dell’altitudine a 1400 piedi ed eseguo una stretta virata a sinistra per esaminare meglio la valle sottostante. Il verde ed il muschio sono molto fitti. La luce qui sembra differente. Non riesco più a vedere il sole. Facciamo un’altra svolta a sinistra e ci pare di avvistare un grosso animale di qualche tipo. Forse un elefante! No, sembra un mammuth. È incredibile! Eppure, è così. Riduco la quota a 1000 piedi per poter usare il binocolo ed esaminare meglio l’animale. Confermo, si tratta certamente di un mammuth. Riporta al campo base la notizia. Incontriamo altre colline verdi. L’indicatore esterno della temperatura indica 74 Fahrenheit (circa 24 gradi centigradi). Ora proseguiamo sulla nostra rotta. Ora gli strumenti sono tornati alla normalità. Non riesco a capire le loro reazioni. Tento di contattare il campo base ma la radio non funziona.

Ore 11.30/11.35- Ora il paesaggio ci appare più livellato. Ma poco più avanti avvistiamo una città! È impossibile, l’aereo sembra leggero e galleggia stranamente. I controlli si rifiutano di rispondere. MIO DIO!

Da entrambi i lati delle ali ci sono apparecchi di uno strano tipo. Si avvicinano rapidamente, sono discoidali e irradiano una specie di energia. Sono talmente vicini che possiamo vedere i loro stemmi, una specie di Svastica. È fantastico, dove diamo, cosa è successo…  ancora una volta tento di tirare con più decisione i comandi, ma non rispondono. Siamo bloccati da una invisibile morsa.

La radio continua a gracchiare, ma no, una voce ci giunge e parla in inglese con un leggero accento nordico o tedesco. Il messaggio è: “Benvenuto nel nostro territorio, Ammiraglio. Vi faremo atterrare esattamente tra sette minuti. Rilassatevi, Ammiraglio, siete in buone mani”. Mi rendo conto che i motori dell’aereo sono spenti. Tutto l’apparecchio è sotto il loro controllo e i comandi sono inutilizzabili.

Ore 11.40/11.45- Un altro messaggio radio ci avvisa che stiamo cominciando la procedura di atterraggio, subito dopo l’aereo vibra leggermente e inizia a scendere come catturato da un enorme, invisibile ascensore. Il movimento verso il basso è inavvertibile e tocchiamo terra con un solo leggero scossone. Cerco di fare un’ultima velocissima annotazione sul diario di bordo. Ma vedo anche alcuni uomini che si stanno avvicinando a noi, a piedi. Sono alti ed hanno i capelli biondi. Oltre loro vedo una città scintillante, pulsante dei colori dell’arcobaleno. Non posso dire cosa succederà ora, ma non vedo armi su di loro. Però posso sentire perfettamente la voce che mi ordina, chiamandomi per nome, di aprire il portellone. Eseguo.

Fine del diario di bordo…  

Annotazioni successive:

11 Marzo 1947. Ho riportato il tutto in un incontro di Stato Maggiore al Pentagono, compreso il messaggio del Maestro, che ancora non vi ho raccontato. Tutto è stato doverosamente registrato, anche il Presidente è stato avvisato.

Ben sei ore mi hanno trattenuto le Forze di Sicurezza e l’équipe medica. Sono stato sotto controllo attraverso la Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti d’America. Ma mi viene anche ordinato di tacere sue quanto appreso, per il bene dell’umanità, hanno detto!

In tutto questo, mi viene pure ricordato che sono un militare, quindi devo obbedire agli ordini.

L’incontro col Maestro:

…” Da questo punto richiamo gli eventi dalla memoria.

Tutto questo può, forse, sembrare una pazzia o una immaginazione fervente, se non fosse accaduto davvero. Sia io che il tecnico fummo prelevati e accolti in modo cordiale. Ci spostarono su un piccolo mezzo di trasporto simile ad una piattaforma senza ruote. Fummo condotti nella città scintillante con estrema celerità, e la città pareva fatta di cristallo mentre ci avvicinavamo. In poco tempo ci ritrovammo in un grande edificio, qualcosa di mai visto. Pareva uscito dai disegni di Frank Lloyd Wright, o forse più precisamente da una scena di Buck Regers!

Ci offrirono una bevanda calda dal gusto sconosciuto ma delizioso e dopo dieci minuti, uno dei due ospiti venne vicino invitandomi a seguirlo. Non avendo altra scelta obbedii. Lasciai il mio tecnico radio e camminai per un po’ fino a giungere in ciò che sembrava un ascensore. Anche ora scendemmo per alcuni istanti, fino a fermarsi e la porta scivolare verso l’alto silenziosamente. Proseguimmo per un corridoio illuminato da una luce rosa che pareva uscire dalle pareti stesse. L’essere fece segno di fermarmi davanti ad una grande porta. La osservai notando delle scritte che non compresi o non ero sicuramente in grado di leggere. La porta scorse e fui invitato ad entrare. L’essere disse: Non abbiate paura, Ammiraglio, state per avere un colloquio con il Maestro.

Lentamente i miei occhi si adeguarono alla meravigliosa colorazione che riempiva la stanza, permettendomi di vedere meglio ciò che mi circondava. Mai i miei occhi ebbero visto tale stupenda bellezza. Sembrava anche troppo magnifica per poter essere descritta. Forse il termine che più le attribuisco e deliziosa! Non credo esistano termini umani per poterla descrivere in ogni dettaglio con giustizia. Ma non potei continuare a godere di tale magnificenza perché fui riportato all’attenzione.

“Le do il benvenuto nel nostro territorio, Ammiraglio”. Vidi un uomo dai delicati lineamenti pur con i segni dell’età sul viso. Sedeva ad un grande tavolo al quale mi invitò ad accomodarmi su una delle sedie. Con un po’ di tensione lo feci e lui unì le punte delle dita sorridendo. Nuovamente parlò con dolcezza: “L’abbiamo lasciata entrare qui perché le è di nobile carattere e ben conosciuto nel mondo di superficie, Ammiraglio. (Mondo di superficie pensai, rimanendo senza fiato!) “Sì”, ribatte il Maestro con un sorriso, “lei si trova nel territorio degli Ariani, il Mondo sommerso della Terra. Non ritarderemo a lungo la sua missione, ed entrambi sarete scortati indietro sulla superficie e un poco oltre senza pericolo. Ma ora, Ammiraglio, le dirò il motivo della sua convocazione. Il nostro interesse ebbe inizio esattamente subito dopo l’esplosione delle prime bombe atomiche da parte della vostra razza, su Hiroshima e Nagasaki, in Giappone. Fu in quel momento inquietante che spedimmo sul mondo di superficie i nostri mezzi volanti.

I Flugerrads, per investigare su ciò che la vostra razza aveva fatto. Ma questa ovviamente p storia passata, Ammiraglio, ma mi permetta di proseguire. Vede, noi non abbiamo mai interferito prima d’ora nelle guerre e nelle barbarie vostre, ma ora non possiamo farne a meno in quanto voi avete imparato a manipolare un tipo di energia, quella atomica, che non è affatto per l’uomo. I nostri emissari hanno già consegnato dei messaggi alle potenze del vostro mondo, pur tuttavia non ricevendone alcuna attenzione o cura. Ora voi siete stato scelto per essere testimone qui che il nostro mondo esiste. Vede, la nostra cultura e la nostra scienza sono avanti di migliaia di anni rispetto alle vostre, Ammiraglio”.

Lo interruppi: “Ma tutto ciò che cosa ha a che fare con me, Signore!”.

Gli occhi del Maestro parevano penetrarmi profondamente nella mente, come se studiasse le mie verità, dopo un po’ rispose.

“Avete raggiunto il punto del non ritorno, perché tra voi alcuni distruggerebbero l’intero mondo piuttosto che rinunciare al potere così come lo conoscono…”, annuii e attesi continuasse, “dal 1945 in poi abbiamo tentato dei contatti con voi, ma i nostri sforzi sono stati accolti con ostilità. Fu fatto fuoco contro i nostri flugelrads, inseguiti persino con cattiveria e animosità dai vostri aerei da combattimento. C’è una grande tempesta all’orizzonte che il vostro mondo, figlio mio, una furia nera che non si esaurirà per diversi anni. Non ci sarà difesa nelle vostre armi, non ci sarà sicurezza nella vostra scienza. Imperverserà fino a quando ogni fiore della vostra cultura sarà stato calpestato e il resto disperso nel caos. La recente guerra è stata un preludio a quanto deve ancora avvenire. Noi qui possiamo vederlo più chiaramente ad ogni ora… crede che mi sbagli?”. “No”, risposi “è già successo una volta nel passato; giunsero gli anni oscuri e durarono per cinquecento anni”.

“Sì, figliolo mio, gli anni oscuri che giungeranno ora, copriranno la Terra come una coltre, ma credo che qualcuno tra voi sopravviverà alla tempesta, oltre questo non so! In un futuro lontano vediamo riemergere, dalle rovine, un mondo nuovo, in cerca dei suoi leggendari tesori perduti, ed essi saranno qui, al sicuro in nostro possesso. Quando giungerà il momento ci faremo nuovamente avanti per aiutare la vostra cultura e la vostra razza a vivere.

Forse per allora avrete appreso la futilità della guerra e della sua lotta… e dopo quel momento, una parte della vostra cultura e scienza vi saranno restituite così da poter ricominciare. Lei, figlio mio, deve tornare nel Mondo di Superficie con questo messaggio…”.

Con queste parole conclusive l’incontro giunse al termine, ci salutammo.

“Ora dobbiamo affrettarci, Ammiraglio, in quanto il Maestro non desidera ritardare oltre il vostro programma previsto e dovete ritornare dalla vostra razza con il suo messaggio”. Entrai nella stanza e fui di nuovo con il mio tecnico radio. Aveva un’impressione ansiosa sul suo volto. Avvicinandomi dissi: “È tutto a posto, Howie, è tutto a posto”. I due esseri ci fecero segno verso il mezzo in attesa, salimmo e presto giungemmo al nostro aereo. I motori erano al minimo, e ci imbarcammo immediatamente. L’atmosfera era ora carica di una certa aria di urgenza. Dopo che il portellone fu chiuso, l’aereo fu immediatamente trasportato in alto da quella forza invisibile fino a quando raggiungemmo i 2700 piedi. Due dei mezzi aerei erano ai nostri fianchi ad una certa distanza facendoci planare lungo la via del ritorno. Devo sottolineare che l’indicatore di velocità non riportava nulla, nonostante ci stessimo muovendo molto rapidamente. Ricevemmo un messaggio radio: “Ora vi lasciamo, Ammiraglio, i vostri controlli sono liberi. Wiedersehen!!!”. Guardammo per un istante i flugelrads fino a quando non scomparvero nel cielo blu pallido. L’aereo sembrò improvvisamente catturato da una corrente ascensionale. Ne riprendemmo immediatamente il controllo. Non parlammo per un po’, ognuno di noi era immerso nei propri pensieri.

…Sorvoliamo nuovamente distese di ghiaccio e neve, a circa 27 minuti dal campo base. Inviamo un messaggio radio, ci rispondono. Riportiamo condizioni normali… normali. Dal campo base esprimono sollievo per aver nuovamente stabilito il contatto.

…Atterriamo dolcemente al campo base. Ho una missione da compiere.

Link al video originale: https://www.youtube.com/watch?v=t-wFWnYGbew

 

ULTIMA ANNOTAZIONE

30 Dicembre 1956

Non sono stati buoni gli anni dal 1947 ad oggi…

Ma dunque, ecco, la mia ultima annotazione in questo singolare diario.

Devo affermare, concludendo, che ho doverosamente mantenuto segreto questo argomento, come ordinatomi, durante tutti questi anni.

Tutto contro il mio principio di integrità morale.

Ma sento avvicinarsi prossima la grande notte e questo segreto non deve morire con me, deve trionfare come ogni verità.

Questa è l’unica speranza per il genere umano. Ho visto la verità, ed essa ha nutrito e rinvigorito il mio spirito donandomi la libertà!

Contro il mostruoso complesso industriale ho cercato di fare il mio dovere.

Ora, la lunga notte comincia ad avvicinarsi, ma ci sarà un epilogo.

Come una lunga notte dell’Antartico termina, così il sole brillante della verità sorgerà di nuovo, e coloro che sono destinati alle tenebre periranno alla sua luce…

Perché io ho visto “Quella Terra oltre il Polo, quel Centro del Grande Ignoto”.

 

Anastasya