Almanacco – Tiziano Terzani _ di Anastasya

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“E ricordami, io ci sarò.

Ci sarò su nell’aria.

Allora ogni tanto, se mi vuoi parlare,

mettiti da una parte,

chiudi gli occhi e cercami.

Ci si parla.

Ma non nel linguaggio delle parole.

Nel silenzio.”

 

Giornalista, filosofo italiano e scrittore.

Tiziano Terzani nasce nel 1938 a Firenze, esattamente nel quartiere popolare di Monticelli in via Pisana.

Figlio di: Gerardo Terzani, che fu partigiano comunista prima di dedicarsi alla piccola officina meccanica nella zona di Porta Romana e di Lina Venturi che lavorava come cappellaia in una sartoria. La nonna materna Elisa, vedova dopo i numerosi lutti familiari per tubercolosi viveva con loro, come pure due zie e il nonno Giovanni.

Preoccupati per la sua salute i genitori decisero di portarlo fin da piccolo sull’Appennino pistoiese per godere di un clima salubre.

Trovarono nella frazione di Orsigna un luogo di boscaioli soprattutto nelle montagne oltre il fiume. La guerra era appena cessata e ognuno si adoperava in cose incredibili! Una di queste era il legare un cavo di ferro nella montagna di fronte, poi a spalla, attraversare il fiume per portarlo nella parte opposto, per poi legarlo in un gancio nella piazza fino a tenderlo per bene. Quel cavo permetteva di far partire dei carichi di legna attaccati ad un uncino ad una tale velocità che la tensione del cavo stesso doveva essere sempre controllata onde evitare sbattesse da qualche parte.

Alle volte, quegli stessi pazzi ci si legavano loro stessi”, ricorda Terzani con nostalgia.

Purtroppo, era spesso malato, aveva “le ghiandoline” e la carne di cavallo non gli bastava più. I medici stesso dicevano che aveva bisogno di aria buona, pulita!

Comunque, Orsigna e i suoi splendidi luoghi lo avrebbero accompagnato per il resto della sua vita che fu, un’incredibile avventura…

Molti sono i luoghi in cui ha vissuto, l’Asia la principale meta, Singapore, Hong Kong, Pechino, Tokyo, Bangkok, New Delhi e per finire, sull’Himalaya.

In modi e tempi diversi, sempre con la famiglia perché anche loro rientravano nel suo sogno di far vivere queste esperienze così come lui intendeva vivere la sua vita.

Cercava di non apparire come un occidentale conquistatore, che a quell’epoca era facile da pensare, infatti attraverso il sorriso e i modi cordiali cercava di trasmettere la sua passione per la Storia e le culture che intendeva descrivere. In questi viaggi la scoperta della sua passione per il giornalismo, il raccontare i morti delle guerre, le decisioni politiche e accordi tra Stati e potenze, o anche le più piccole storie comuni, divenne il fulcro del suo impegno nella ricerca delle risposte alle domande della vita, sull’uomo, sull’Occidente e su noi stessi.

Un lungo cammino che l’ha maturato con l’esperienza e le conoscenze, per poi terminare a causa di una malattia incurabile, anch’essa fonte di ispirazione per due libri che rappresentano il suo testamento: Un ultimo giro di giostra – La fine è il mio inizio.

 

“Quella mente, finora impegnata

prevalentemente a conoscere e ad impossessarsi

del mondo esterno.

Come se quello fosse la sola fonte

della nostra sfuggente felicità.

Dovrebbe rivolgersi anche

all’esplorazione del mondo interno,

alla conoscenza di sé.”

Anastasya