Almanacco _ HOIA BACIU – LA FORESTA DEL DIAVOLO_ di Anastasya

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I MISTERI DELLA TRANSILVANIA

              – HOIA BACIU –

      LA FORESTA DEL DIAVOLO

Qualcuno di voi a mai sentito parlare di questa foresta?

Sinceramente io no! E me ne dispiaccio tanto perché la trovo, scusate la follia della parola, “inquietamente affascinante”. Uso questo termine perché questo luogo ha dell’arcano che attira come una luce per le falene. Il suo interno è un insieme di fumose nebbie e irreali composizioni naturali e…

No, andiamo per ordine: Vecchia di oltre due secoli, la foresta di Hoia Baciu si estende per oltre 250 ettari dalla vicina periferia di Cluj Napoca. Ben poco si sa di essa e di ciò che nasconde, almeno tutto quello che ipoteticamente è successo nei secoli precedenti agli anni Sessanta del Novecento, è una sorta di velo misterioso che nessuno degli abitanti vuole svelare o che, altresì, non sono in grado di scalfire.

Ma superata quella data, la foresta iniziò a godere di una maggiore attenzione grazie a fatti inspiegabili che si sarebbero verificati.

Come in tutte le famiglie, anche nella mia, capitava che mio nonno, pur di non farmi curiosare dentro le stanze di lavoro sue o comunque negli armadi ecc., tutto serio, grande e grosso, e spesso con mani sui fianchi, mi dicesse: “Non entrare in quella stanza, c’è buio e puoi farti male…” ma non sempre tale cosa lo soddisfaceva, perché comunque io restavo sempre più curiosa di sbirciarci dentro. Quindi, negli anni, aveva aggiunto un’alternativa fantasiosa che aveva funzionato meglio… “Sa Pippia, ascurta a nonnu! Sì, detto in Sardo forse è troppo complicato, scusate, traduco subito: Bambina, ascolta a nonno. Dentro quella stanza, c’è un uomo vestito di nero che se non lo disturbi e non apri la porta, lui resta tranquillo e silenzioso. Ma se tu, curiosona, apri la porta, lui esce e va a rubarti l’orsacchiotto Balù!”

Be’ non ridete, quell’adorabile orsacchiotto l’ho ancora con me e guai a chi me lo tocca, è il regalo più bello che ho di lui, oltre al suo cuore immenso e il caldo sorriso.

Dicevamo della foresta…

I nonni del luogo non erano poi tanto diversi sapete? La maggior parte di loro aveva creato una scusa forse più marcata e terrificante per i nipotini ma, certamente adatta alle preoccupazioni che quei misteri stimolava in loro: “Dovete stare lontani da quella terra, ci sono presenze maligne che la abitano.” Oppure “State a casa quando scende il sole, la foresta si muove la notte perché cerca i bambini per portarli via. Avete visto come sono fatti i fusti? Quelli sono i piedi…” insomma descrizioni che a quel tempo scatenavano in quei poveri cuoricini dei terrori notturni non indifferenti. Però erano riusciti, nel macabro raccontare, a salvare molti di loro dalle tante e inspiegabili sparizioni di uomini e donne all’interno della foresta del diavolo.

Di essa se ne son dette tante, d’altronde siamo pur sempre in Transilvania, la patria del folklore sui vampiri, su demoni e diavoli.

Ma fra le tante cose le sparizioni sono le più difficili da comprendere e accettare, anche perché pare che tutt’oggi ne succedano ancora. Figuratevi che anche un pastore con tutto il suo gregge, e parliamo di oltre duecento pecore, scomparve senza lasciare traccia. Per giorni gli abitanti dei villaggi limitrofi setacciarono la zona, ma del pastore e dei suoi animali nessuno ne seppe più nulla.

Anche una bambina sparì per cinque anni, ricomparendo poi fra lo sbigottimento generale. Portava gli stessi indumenti di quando era scomparsa e non c’era segno di invecchiamento su di lei. Con difficoltà tentarono di convincere la piccola che era stata via per tanto tempo, eppure lei continuava a dire che era stata via solo poche ore.

Cosa analoga per una donna che sparì per il tempo che equivalse il cambio di moneta, per poi ricomparire con in tasca una moneta del quindicesimo secolo, ignorando totalmente di essere stata via per così tanto tempo.

Tutte queste e le tante altre sparizioni, che non sempre si rivelavano fortunate nel tempo, hanno spinto la gente a ipotizzare la presenza di un cancello dimensionale nascosto dentro la foresta, un cancello che aveva il potere di congiungere la nostra dimensione con un altro piano. Come pure le testimonianze, facilmente più accettabili dico io, degli esploratori ghost hunters che periodicamente fanno visita alla foresta. Essi dicono che quando sono al suo interno il malessere gli attanaglia dopo pochi metri e non li abbandona mai. Quando sono accanto agli arbusti, la nausea, l’ansia e anche i capogiri e perfino le ustioni alla pelle sono una conseguenza per ogni loro ingresso nella foresta del diavolo. E come è capitato a molte persone, anche loro hanno avuto la sensazione forte e persistente di essere osservati, seguiti da presenze misteriose nascoste dietro i cespugli, o di sentire spettrali voci fra le chiome degli alberi.

In tutto questo, forse l’unica nota dolce di questo luogo, gli animali sembrano amichevoli e indifferenti all’uomo, come un lupo che incrociò un gruppo di turisti che avrebbe totalmente ignorato proseguendo per la sua strada.

A tutto questo aggiungiamoci le strane forme degli alberi, alti e sottili con la base ricurva a formare una grande lunga “J”, con forme strane, a varie altezze, create dai grossi nodi del fusto che creano dei volti sinistri stagliati nel buio.

Nella notte, questa foresta è viva, comunica, sussurra e si muove…

Che ne pensate? Avete ancora voglia di andare a visitarla?

Anastasya