GUSTAV KLIMT

Gustav Klimt è stato un pittore austriaco, nonché uno dei più significativi artisti della secessione viennese. Nacque il 14 luglio 1862 in un sobborgo di Vienna e, come i suoi sette fratelli, dimostrò fin da piccolo una notevole passione per l’arte. Nel 1876, malgrado le pressanti ristrettezze economiche, il quattordicenne Gustav venne ammesso a frequentare la scuola d’arte e mestieri dell’Austria e ben presto gli venne commissionata la decorazione del cortile del Kunsthistorisches Museum. Insieme ad altri due compagni, Klimt iniziò a guadagnare  notorietà negli ambienti artistici e le commissioni dei primi ritratti garantiranno loro discreto successo e tranquillità economica. A testimonianza del suo riconoscimento artistico, nel 1888 Klimt ricevette una benemerenza ufficiale dall’imperatore Francesco Giuseppe e le università di Monaco e Vienna lo nominarono membro onorario. Nel 1892 morì il padre e poco dopo anche un fratello: a causa di questi lutti non operò per circa sei anni. In questo periodò incontrò Emilie Floge, che resterà al suo fianco fino alla morte. Nel quadro intitolato Amore, del 1895, si presentano già alcune caratteristiche di forma e contenuti che accompagneranno Klimt per tutta la sua carriera. Tuttavia, sempre più in contrasto con i rigidi canoni accademici, nel 1897 Klimt fondò insieme ad altri diciannove artisti la secessione viennese, attuando anche il progetto di un periodico-manifesto del gruppo, Ver Sacrum (Primavera sacra), del quale verranno pubblicati 96 numeri, fino al 1903. Gli artisti della Secessione aspiravano, oltre a portare l’arte al di fuori dei confini della tradizione accademica, in un florilegio di arti plastiche, design e architettura, anche a una rinascita delle arti e dei mestieri: non vi era uno stile prediletto, sicché sotto l’egida di questo gruppo si riunirono i simbolisti, i naturalisti e i modernisti. Il simbolo del Secessionismo era la Pallade Atena, dea greca della saggezza e delle buone cause, che Klimt raffigurerà nel 1898 in uno dei suoi capolavori. Nel 1894 l’università di Vienna commissionò all’artista la decorazione del soffitto dell’aula magna sul tema illuminista del trionfo della Luce sulle Tenebre, da sviluppare su tre facoltà: Filosofia, Medicina e Giurisprudenza. Nel 1903 Klimt si recò due volte a Ravenna, dove conobbe lo sfarzo dei mosaici bizantini: l’oro musivo, eco dei lavori del padre e del fratello in oreficeria, gli suggerì un nuovo modo di trasfigurare la realtà e modulare le parti piatte e plastiche con passaggi tonali, dall’opaco al brillante. È il dominio dell’oro che contraddistingue le tele del cosiddetto «periodo aureo» o «dorato» di Klimt, che è ormai prossimo ai quarant’anni. Altre peculiarità delle opere del periodo aureo sono la spiccata bidimensionalità del loro stile, che si arricchisce dando maggiore risalto al linearismo e alle campiture, l’impiego di pregnanti simbolismi e la prevalenza di figure femminili, che il pennello di Klimt ricolma di un armonioso erotismo. Il periodo aureo si chiuse nel 1909 con l’esecuzione di Giuditta II, seconda raffigurazione dell’eroina ebrea che liberò la propria città dalla dominazione assira: l’opera, caratterizzata da cromie più scure e forti, darà infatti avvio al cosiddetto «periodo maturo» dell’artista. Il mito della Belle Époque era ormai giunto al tramonto, così come i fasti dell’Impero austro-ungarico, che collasserà definitivamente con lo scoppio della prima guerra mondiale. Scopo di Klimt in questo periodo, infatti, era quello di ricercare una modalità espressiva meno sofisticata e più spontanea: egli rispose a quest’esigenza adottando una tavolozza più colorata, con cromatismi più accesi, e minimizzando (come già accennato) l’uso dell’oro e delle linee. Poco prima di morire, tra il 1916 e il 1917, dipinse «Ritratto di signora» che fu acquistato nel 1925 dall’industriale piacentino Giuseppe Ricci Oddi per 30 000 lire dal gallerista milanese Luigi Scopinich che, a sua volta, lo aveva acquistato a Vienna dal suo «collega» Gustav Nebehay. Morì  l’11 gennaio 1918 quando, di ritorno da un viaggio in Romania, fu colpito da ictus e polmonite dovuta alla pandemia di quell’anno di influenza spagnola. Tra le opere più importanti di Klimt troviamo: il Bacio (1907-1908), in cui Klimt glorifica con il Bacio il trionfo della potenza vivificatrice dell’eros, in grado di trascendere i contrasti tra sesso maschile e sesso femminile, Giuditta I (1901) che rappresenta una delle prime esperienze di Klimt dove mostra tutta la sua spontaneità e la mancanza di artifici retorici. Essa è considerata come significativa anticipatrice del periodo aureo, contraddistinto da un linguaggio di forte astrazione simbolica e dal forte uso dell’oro e le Tre età della donna (1905), un’opera che appartiene alla maturità di Klimt. Le figure sono asciutte, sintetiche ed il decorativismo geometrico si materializza in forme che ricordano oro, sete raffinate e pietre preziose.

Giulia Galante

Asia Vassallo

Gabriele Pulsinelli