Anime fan fiction

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Chi come me è cresciuto a pane e Goldrake, sa quale immenso e meraviglioso mondo racchiuda quello dell’animazione giapponese.

Fin da piccola mi sono sempre chiesta cosa sarebbe successo ai vari personaggi una volta terminata la storia perché, diciamocelo, pur vedendo l’ingenuità di certe storylines, considerando anche che molte di queste animazioni erano dirette ai bambini, alcune di queste narrazioni animate nascondono un potenziale creativo enorme.

Una storia che mi ha particolarmente stuzzicato l’immaginazione è INUYASHA di Rumiko Takahashi, stessa autrice di Lamù e Ranma.

Chi fosse interessato a saperne di più visiti la pagina https://it.wikipedia.org/wiki/Inuyasha .

All’interno di questa storia ci sono due personaggi le cui vicende mi hanno ispirato a creare un piccolo sviluppo in un ipotetico futuro.

Lui è Sesshomaru, demone cane purosangue e fratello del protagonista. Freddo e glaciale, interessato unicamente ad accrescere il proprio potere demoniaco, incontra nel suo cammino una bambina umana, unica sopravvissuta allo sterminio della sua gente, e la salva da morte certa, ricordandosi della gentilezza che la bimba aveva dimostrato nei suoi confronti, accudendolo mentre era ferito e indifeso.

https://www.youtube.com/results?search_query=sesshomaru+salva+rin

La bimba apre uno squarcio nella dura corazza del cuore di questo terribile demone e inizia a viaggiare insieme a lui, accompagnandolo nella sua missione, terminata la quale viene lasciata alle cure di una vecchia sacerdotessa, altro personaggio importante nella trama.

Tra i due nasce una tenera amicizia che a poco a poco si tinge di un sottile e velato romanticismo.

Ecco, ho provato a immaginare una scena tra i due.

Sono passati diversi anni…

 

                Sakura no hana ( Fiori di ciliegio )

Gli zoccoli calpestano la ghiaia della strada, mentre corro col secchio pieno d’acqua.

Non posso credere che lui sia tornato dopo tutto questo tempo.

L’acqua trabocca, bagnando il kimono a quadri. Dovrò lavarlo di nuovo, ma non mi

importa.

In questo momento non m’importerebbe neppure se venissero i demoni in persona a rapirmi! Potrebbe andare a fuoco tutto il mio mondo e io me ne starei lì a osservare imbambolata, con l’unico pensiero che ancora oggi mi fa battere così forte il cuore.

Cosa gli dirò?

Pensavo che si fosse dimenticato di me quando ero solo una bambina, che vivere la sua immortalità col fardello di un essere umano piccolo come me fosse un peso!

Ne sono stata convinta così a lungo che quando stamani la nonna è venuta a darmi la notizia della sua visita, per poco non ho perso i sensi dalla forte emozione.

Il mio cuore ha continuato a battere solo per lui, da quel giorno in cui lo incontrai nel bosco, ferito, vulnerabile, lui, uno dei più temuti e potenti fra i demoni.

Il mio signore Sesshomaru!

Lo soccorsi e da allora lui mi prese con sé, quando non avevo nessuno al mondo, quando ero orfana nella vita e nell’anima. Cosa vide in me, che lo convinse a non abbandonarmi al mio destino, ancora non saprei spiegarlo, ma gli anni vissuti con lui e Jaken, il suo buffo servitore, hanno segnato la mia intera esistenza.

Le avventure indimenticabili che ho vissuto hanno l’immagine indelebile del suo bellissimo volto.

– Baachan! – ho il fiatone mentre chiamo la nonna che si precipita fuori indossando gli zoccoli, le gambe fragili che tendono il kimono a ogni passo.

– Lascia questo secchio! – me lo prende dalle mani – Lui è già qui! Ti sta aspettando. Corri, svelta e vai a preparargli il tè. –

Il cuore mi fa una capriola nel petto. Non lo aspettavo così presto, che disastro, non ho neppure il tempo di cambiare il kimono sporco! Mi sistemo i capelli come posso, mentre raggiungo il corridoio esterno che si affaccia sul giardino, curato dalla nonna con tanta pazienza.

Tolgo le scarpe e quasi scivolo sul legno lucido, dandomi lo slancio in avanti.

Perché è tornato? Temo che andrò in frantumi un’altra volta e, se dovesse succedere, so che morirò.

La nonna mi ha detto che lui ha provveduto al mio sostentamento, inviando il denaro necessario per tutto il tempo, da quando sono stata accolta in questa amorevole famiglia.

Non ne avevo idea! Anche il kimono che indosso è un suo regalo. Se l’avessi saputo ne avrei avuto più cura, l’avrei tenuto vicino a me, pensando, sognando di avere lui.

Ma ora è qui, in quella stanza di cui vedo le porte chiuse, quella stanza in cui entrerò fra pochi istanti.

Scendo lentamente sulle ginocchia, asciugando una goccia di sudore dalla fronte accaldata e prendo un bel respiro.

Scosto la porta, tenendo gli occhi bassi, ma i suoi colori e la sua presenza catturano il mio sguardo indisciplinato, costringendomi a dimenticare le buone maniere.

Seduto sul tatami è così regale! Il tempo non ha sfiorato la sua bellezza. Anche il suo sguardo glaciale è rimasto lo stesso, ma quando i suoi occhi si girano verso di me, la loro intensità mi fa girare la testa.

Tremando entro sulle ginocchia, voltandomi a chiudere la porta, come sono stata educata a fare. Mi chiedo che impressione gli faccia vedermi addomesticata.

– Sesshomaru sama, sono molto felice di vedervi. – mi tremano perfino le mani che tengo poggiate morbidamente sulle ginocchia, mentre faccio un timido inchino – Preparo subito il tè…

– Rin. – la sua voce piena di potere e autorità mi arriva fin dentro le ossa, scuotendomi come una canna di bambù al vento.

Lo guardo senza sapere cosa fare, cosa dire. Le parole ci sono, da qualche parte dentro di me, ma non riesco a farle uscire, non posso, non posso! L’emozione di rivederlo mi fa salire le lacrime agli occhi.

Non posso piangere, non può accadere, la vergogna sarebbe troppa.

– Perdonatemi, signore, non mi aspettavo di vedervi. – sto dimenticando la buona educazione, non riesco neppure a respirare.

– È passato tanto tempo e tu sei diventata una giovane donna. –

Sollevo gli occhi verso di lui, cercando di capire.

– Grazie a voi. Io vi devo tutto. –

– Non mi devi niente. – si alza in piedi, facendo qualche passo verso il corridoio.

La sua figura alta e imponente viene baciata dai raggi del sole che riempiono il giardino interno alla casa, come una visione che non sono ben certa sia realtà o frutto delle mie profonde speranze. Mi alzo, raggiungendolo con passetti veloci, standogli dietro, come ho sempre fatto, per rispetto alla sua autorità.

Scende sulla prima pietra della fila a semicerchio, che conduce al lago dei pesci gatto e io lo seguo, rimettendo gli zoccoli. Lo seguirei per sempre, ovunque.

– Sei felice in questa casa? Ti trattano bene? –

– Sì, tanto! Si sono presi cura di me come se fossi la loro vera nipote. Il nonno è morto qualche anno fa e ora io e la nonna siamo sole. –

Lui continua a camminare fino all’albero di ciliegio in fiore, calpestando il tappeto di petali rosa sull’erba ancora umida di rugiada.

– Ti ho osservata da lontano. – sussurra voltandosi lentamente a cercarmi – Non volevo che pensassi ti avessi abbandonata, ma ho dovuto prendere una decisione difficile. –

– Io non… –

– Lasciami parlare. – la sua voce intima gentilmente ma il comando mi fa vibrare esattamente come una volta.

Non è cambiato niente, è cambiato tutto.

Non sono più una bambina e il dolce sentimento che provava il mio giovane cuore si è trasformato in una tempesta, un fiume in piena che travolge, trascinandomi in luoghi inesplorati del desiderio di qualcosa che non conosco, non immagino.

– Rin, so che mi avresti seguito fino alla fine dei tuoi giorni, se te lo avessi permesso, ma non ho potuto privarti dell’infanzia che una bambina umana come te meritava, costringendoti a un viaggio infinito e incerto. Tuttavia gli anni sono passati. –

Si gira e improvvisamente siamo l’uno di fronte all’altra.

Il battito assordante del mio cuore copre il suono del bambù che ritmico scandisce l’arrivo dell’acqua dalla sorgente di montagna.

I suoi occhi cupi si abbassano verso i miei, neanche mi accorgo di aver portato le mani giunte fino al petto.

– Io… non vi ho mai dimenticato. – non riesco a trattenere un brivido.

Il suo viso rimane impassibile, ma le labbra sorridono.

– Sono venuto a reclamarti. –

La brezza gli scompiglia i capelli d’argento, smuovendoli dolcemente, ma i suoi occhi sono duri, esigenti e mi fissano, raggiungendo il fulcro del mio essere. Non capisco cosa voglia

dire.

Sto per chiedergli che cosa intenda dire, quando mi afferra le spalle e mi avvolge nella stretta morsa delle sue braccia.

Stringo le mani sul suo kimono, inalando la sua essenza profumata. L’immensa felicità che sto provando rischia di

frantumarmi in mille pezzi.

Lui… vuole me?

– Dì di sì e ti farò mia, Rin. – Stringe per non lasciarmi andare.

– Sì. – grido, bagnando la stoffa pregiata col fiume di lacrime.

Nel tumulto sconvolgente in cui versa il mio cuore, sento le sue braccia sollevarmi e infine il suo viso è davanti al mio, vicino un respiro.

Sono perduta nella marea, chiedendomi cosa…

Le sue labbra imprigionano le mie, calde, dure, morbide, esigendo la mia resa, fino alla mia completa capitolazione.

La sua bocca mi invade, facendo esplodere scintille colorate di sensazioni nuove, violente.

Mi aggrappo alle sue spalle forti, lasciando che faccia di me ciò che vuole.

Il suo sapore è la cosa più sconvolgente che abbia mai assaggiato, sa di lui e di magia

vorticante.

Lentamente mi lascia scendere fino a poggiare i piedi a terra, catturando le mie mani, portandosele alle labbra ancora umide, depositando un bacio indolente sulle nocche, mentre i suoi occhi continuano ciò che la bocca ha iniziato.

– Tornerò presto a trovarti e ti porterò via con me. –

– Mi troverete pronta. – sussurro in preda a una febbre.

Lui solleva lentamente la mano verso il mio viso, facendola scivolare in una morbida carezza – Lo so. –

S’incammina sotto gli alberi di ciliegio, allontanandosi come un sogno che sfoca davanti ai miei occhi, circondato dai petali rosa fluttuanti alla fine del loro ciclo.

L’arcobaleno della mia vita è appena apparso all’orizzonte e mi accompagnerà fino alla fine dei giorni.

Così doveva essere, così sarà.”

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